Alla Giornata del Made in Italy l’analisi di Lucia Aleotti (Confindustria Centro Studi). Tempesta economica sull’Europa, filiera sotto pressione. Pharma asset strategico da tutelare
L’economia in Europa sta attraversando una fase di forte vulnerabilità, segnata da tensioni geopolitiche, instabilità energetica e un rallentamento strutturale che precede la crisi del Golfo ma che oggi ne subisce l’impatto in modo amplificato. La dipendenza dalle rotte commerciali internazionali, l’aumento dei costi di trasporto e delle materie prime, la fragilità delle catene di approvvigionamento e l’incertezza dei mercati stanno ridisegnando le prospettive di crescita del continente. In questo scenario, a un passo dalla recessione, l’industria farmaceutica — tradizionalmente uno dei settori più solidi e innovativi del Made in Italy — si trova a far fronte alle pressioni che rischiano di compromettere la capacità produttiva e la continuità delle forniture. La Giornata nazionale del Made in Italy, celebrata a Roma con un evento promosso da Farmindustria, è diventata così un osservatorio privilegiato per comprendere la portata della crisi e le strategie necessarie per affrontarla.
Durante l’incontro, incentrato sul tema Innovazione, Investimenti, Competenze. L’industria farmaceutica come asset prioritario del Made in Italy, Lucia Aleotti — vicepresidente di Confindustria per il Centro Studi, nonché azionista e componente del board di Menarini — ha delineato un quadro economico che definire preoccupante appare quasi un eufemismo. «Una crescita, che non era già brillante, nel 2025 da 1,5% passerà, se la crisi finirà rapidamente, all’1,1% in Europa, e solo allo 0,4% se la crisi continuerà», ha spiegato Lucia Aleotti (foto sopra) sottolineando come l’impatto sia particolarmente severo per l’Italia. «Il nostro Paese, che è più esposto, rischia di passare da una crescita che sarebbe stata dello 0,7% senza la crisi del Golfo, a uno scenario ribaltato di recessione a meno 0,7% se la crisi continuerà fino alla fine dell’anno».
Il nodo centrale è l’esplosione dei costi: energia, trasporti, materie prime, materiali essenziali per la produzione industriale. «Una vera bomba per il sistema industriale italiano», ha osservato ancora Lucia Aleotti, evidenziando un rischio che tocca direttamente la salute pubblica: «È a rischio anche l’approvvigionamento farmaceutico a partire dall’estate». Un’affermazione che fotografa la fragilità di una filiera che, pur essendo tra le più avanzate d’Europa, dipende da equilibri globali sempre più instabili. le forniture a livello globale sono tutte interconnesse, i fornitori di principi attivi sono energivori, i costi dei materiali di confezionamento in alluminio sono saliti alle stelle. Perché è di vitale importanza tenere a galla il sistema industriale in Italia? La risposta è intuitiva: per salvaguardare il welfare. “La competitività delle imprese è fondamentale, perché sono le imprese con più di dieci addetti, che sono solo il 5,5% di quelle presenti in Italia, insieme ai loro dipendenti che finanziano l’83% del welfare. Mi verrebbe da dire: no imprese no ospedali, no imprese no pensioni, no imprese no scuole no asili, no imprese no farmaci”, ha sottolineato la dottoressa Aleotti.
L’evento di Roma, aperto con l’intervento del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha visto riunite figure chiave del settore: Marcello Cattani, presidente Farmindustria; Francesco Saverio Mennini, capo Dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche per il Servizio sanitario nazionale; Guido Rasi, consigliere del Ministro della Salute ed ex direttore esecutivo dell’EMA; Francesco Zaffini, presidente della Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato. Una platea che testimonia quanto il tema non sia più solo industriale, ma strategico per la tenuta del Paese.
La discussione ha offerto l’occasione per riflettere sul ruolo dell’Italia nella ricerca farmaceutica internazionale, un settore sempre più competitivo e dinamico. L’industria del farmaco rappresenta infatti uno dei pilastri dell’innovazione nazionale, con investimenti crescenti in ricerca clinica, tecnologie avanzate e sviluppo di nuove terapie. Tuttavia, la crisi del Golfo rischia di rallentare questo slancio, imponendo una revisione delle politiche industriali e un rafforzamento delle misure di protezione della filiera.
Il messaggio emerso dalla giornata è eloquente: l’Italia deve difendere e potenziare il proprio ruolo nell’innovazione farmaceutica, non solo per ragioni economiche, ma per garantire sicurezza, approvvigionamento dei principi attivi, continuità e autonomia strategica in un settore essenziale per la salute dei cittadini. Le conseguenze del blocco dei transiti nello stretto di Hormuz, con i suoi effetti a catena, rappresenta un banco di prova che richiede visione lungimirante, investimenti, e una collaborazione stretta tra istituzioni, industria e comunità scientifica.




