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Cernobbio School, seconda giornata. Sanità digitale, screening e medicina di precisione

Dalle cronicità al diabete, dalla longevità alle maculopatie, fino ai nuovi modelli di governance: la seconda giornata della Cernobbio School di Motore Sanità mette a fuoco le sfide più urgenti del sistema sanitario

REPORTAGE IN AGGIORNAMENTO

La trasformazione dei sistemi sanitari è oggi un processo inevitabile, accelerato da dinamiche demografiche, pressioni economiche, nuove tecnologie e aspettative crescenti da parte dei cittadini. In un contesto globale sempre più interconnesso, la capacità di garantire equità di accesso, sostenibilità economica e qualità dell’assistenza rappresenta una sfida cruciale per ogni Paese. L’Italia, forte di un Servizio Sanitario Nazionale che per decenni è stato considerato un modello di riferimento internazionale, si trova ora a dover ripensare i propri assetti organizzativi e decisionali per rispondere a bisogni di salute profondamente mutati. È in questo scenario che si inserisce la Cernobbio School di Motore Sanità, un laboratorio di confronto che, negli spazi di Villa Erba, riunisce istituzioni, clinici, economisti, manager e rappresentanti del mondo della ricerca per delineare nuove traiettorie di sviluppo.

La seconda giornata, il 19 febbraio, si è aperta con una sessione plenaria dedicata a uno dei temi più sensibili per la sanità pubblica: l’equità di accesso all’innovazione, con un focus sulla cronicità diabetica. A moderare i lavori è Carlo Tomassini dell’Osservatorio Innovazione di Motore Sanità, mentre i saluti istituzionali sono affidati a Daniela Faraoni, Assessore alla Salute della Regione Siciliana. La Direzione Scientifica di Motore Sanità presenta il percorso multiregionale, un lavoro di raccolta di idee, criticità e buone pratiche che fotografa la grande variabilità dei modelli regionali e la necessità di una maggiore omogeneità nei percorsi di cura.

Il tema delle nuove linee guida nazionali per il monitoraggio glicemico nel diabete di tipo 2 viene affrontato da un panel di esperti: Riccardo Candido, Past President AMD, Federico Boscari, Delegato SID, Andrea Giaccari, responsabile di Medicina Interna, Endocrinologia e Diabetologia del Policlinico Gemelli e docente dell’Università Cattolica, e l’economista sanitario Andrea Marcellusi dell’Università di Milano. Le loro riflessioni evidenziano come l’innovazione tecnologica, dai sistemi di monitoraggio continuo ai nuovi algoritmi di gestione, possa migliorare significativamente gli outcome clinici, ma richieda al contempo una governance capace di garantire accesso equo e sostenibile. «Le nuove tecnologie non sono solo strumenti clinici, ma leve organizzative che impongono un ripensamento dei modelli assistenziali», osserva Giaccari, sottolineando la necessità di integrare i dati in modo efficace.

Proprio il valore dell’integrazione e della condivisione dei dati è al centro degli interventi di Andrea Belardinelli, Direttore del Settore Sanità Digitale della Regione Toscana, e di Roberto Soj del Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio. L’interoperabilità con il Fascicolo Sanitario Elettronico, i modelli digitali regionali e la capacità di utilizzare i dati per programmare e valutare i servizi rappresentano, secondo entrambi, un passaggio imprescindibile per una sanità moderna.

La parola passa poi alle direzioni strategiche regionali, con gli interventi di Graziano Di Cianni (Regione Toscana), Ernesto Esposito (Regione Calabria), Massimiliano Maisano (Regione Siciliana) e Francesco Marchitelli (ASL Alessandria), che portano esempi concreti di azioni realizzate e risultati ottenuti nei rispettivi territori. La sessione si conclude con la call to action di Manuela Bertaggia, Presidente FAND, che richiama l’urgenza di rendere equo e omogeneo l’accesso alle cure diabetologiche in tutte le regioni.

Parallelamente, un’altra sessione affronta il tema dell’innovazione sostenibile nelle patologie maculari, moderata da Luciano Flor e Angela Ianaro dell’Osservatorio Innovazione. Alberto Piatti, responsabile dell’Oculistica Territoriale dell’ASL To5, delinea l’epidemiologia e le nuove terapie, mentre Davide Lucano, medico igienista e amministratore delegato di OPT SpA, approfondisce l’importanza di misurare e migliorare il percorso assistenziale. Paolo Cortesi dell’Università di Milano Bicocca evidenzia come l’innovazione possa essere una garanzia di sostenibilità, se accompagnata da modelli organizzativi adeguati. Il punto di vista della direzione sanitaria è affidato a Maurizio Pocaforza dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, prima delle conclusioni di Luciano Flor.

Un ulteriore focus è dedicato al tabagismo e alla riduzione del rischio, con l’introduzione di scenario di Claudio Zanon, Direttore Scientifico di Motore Sanità. Tra i discussant, Francesco Fedele, Professore Emerito di Cardiologia e Presidente INRC, richiama l’importanza di un approccio scientifico rigoroso, mentre Giorgio Albè, avvocato e founding partner di A&A, affronta il tema della legislazione sul fumo e della prevenzione. Raffaele Lodi, Direttore Scientifico dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, approfondisce il legame tra invecchiamento e malattie neurodegenerative, e Nicola Volpi della FNOPI evidenzia il ruolo cruciale delle professioni infermieristiche per un equo accesso ai servizi a tutela della longevità. La giornata prevede la chiusura con l’intervento istituzionale della senatrice Beatrice Lorenzin.

Nel pomeriggio, un simposio parallelo affronta i nuovi modelli di governance dell’innovazione, con particolare riferimento all’oncologia. Dopo i saluti del Presidente FIASO e di Giulia Gioda, Presidente di Motore Sanità, Luciano Flor introduce gli obiettivi della sessione. Carlo Tomassini presenta i risultati dell’analisi As Is, mentre Angela Ianaro discute l’impatto delle attuali regole di governance sulle direzioni strategiche delle aziende oncologiche, con particolare attenzione ai flussi amministrativi.

I tavoli di discussione, moderati da Walter Locatelli, Anna Maria Minicucci e Carlo Nicora, affrontano temi centrali: dal rapporto tra budget assegnato e speso alla capacità di monitorare e programmare la spesa per l’innovazione, fino alla possibilità di sgravare i centri ad alta complessità. Un secondo tavolo esplora le proposte per superare la logica dei silos in oncologia, raccogliendo dati di impatto economico, misurando esiti e costi evitati e valutando le procedure superate grazie all’innovazione. Un terzo tavolo, dedicato alla partnership pubblico-privato, analizza come mantenere la competitività internazionale dei centri di ricerca e come semplificare le procedure amministrative e legali. La sessione parallela dedicata agli strumenti per implementare l’efficacia organizzativa attraverso l’innovazione terapeutica vede la partecipazione di numerosi direttori generali, tra cui Valter Alpe, Carlo Bramezza, Simona Carbone, Massimo De Fino, Salvatore Gioia, Francesco Locati, Francesco Marchitelli, Maria Teresa Montella, Simona Pulvirenti, Roberto Orecchia e Luca Filippo Maria Stucchi, che discutono il ruolo delle reti nazionali e delle cabine di regia multidisciplinari supportate dall’intelligenza artificiale.

La giornata si avvia verso la conclusione con la sintesi delle proposte per la costruzione del documento da presentare alle istituzioni, un passaggio fondamentale per trasformare il confronto in azione concreta.

Il razionale che guida l’intera giornata è chiaro: il Servizio Sanitario Nazionale, pur avendo rappresentato a lungo un modello di eccellenza, oggi si confronta con una complessità crescente. La variabilità dei servizi, i nuovi bisogni di salute, la gestione di interessi professionali eterogenei e la spinta dell’innovazione richiedono una governance capace di equilibrio e visione. Come ricorda Mario Draghi, “La ricerca deve essere al centro della crescita dei Paesi UE”. Eppure, in Italia, la ricerca fatica a decollare, frenata da burocrazia, carenza di risorse, vincoli normativi sulla privacy e difficoltà nell’implementazione del Regolamento europeo del 2014 sugli studi clinici. A ciò si aggiunge la mancanza di nuove competenze e figure professionali indispensabili per la ricerca e sviluppo, che rischia di far perdere al Paese competitività, investimenti e talenti.

La Cernobbio School di Motore Sanità, con il suo approccio multidisciplinare e la capacità di mettere attorno allo stesso tavolo tutti gli attori del sistema, rappresenta un passo importante verso una sanità più moderna, equa e sostenibile. Una sanità capace di valorizzare l’innovazione senza perdere di vista la sua missione fondamentale: garantire a ogni cittadino il diritto alla salute.

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