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Donne manager nelle aziende sanitarie. Fiaso: incarichi importanti ma poche arrivano ai vertici delle Asl

L’8 marzo, Festa della Donna, è un’occasione per riflettere sulle conquiste, ma anche sul cammino che ancora devono affrontare le giovani manager nei diversi ambiti della società. Nel settore della sanità, in particolare, la componente femminile ha raggiunto numeri importanti tra le nuove generazioni di professionisti: nelle nuove leve, le donne medico superano ormai i colleghi maschi. Questo dato positivo, però, contrasta con una realtà ancora deludente: quando si parla di ruoli dirigenziali, la parità sembra ancora lontana.

La difficoltà che le donne devono affrontare per progredire verso posizioni apicali non è un problema confinato alla medicina. È un fenomeno trasversale che interessa molti altri settori, radicato e legato a diversi fattori. Tra questi, probabilmente, le pause per maternità, che spesso costituiscono un momento di vulnerabilità nella carriera di una donna, e i persistenti pregiudizi che vedono le donne meno adatte per i ruoli di leadership.

Nella sanità italiana, in particolare, i dati più recenti forniti dalla Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso) evidenziano una battuta d’arresto preoccupante nel trend in crescita della presenza femminile cui per anni abbiamo assistito, la scalata alle direzioni delle aziende sanitarie sembra attraversare una fase di stallo. Questo fenomeno rappresenta una chiara inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni, durante i quali si era registrato un costante incremento delle donne nei ruoli di vertice.

Secondo dati citati dalla Fiaso, per la prima volta dal 2018 si è verificata una riduzione della rappresentanza femminile ai vertici delle aziende sanitarie italiane. In termini percentuali, le donne ricoprono oggi un terzo del totale degli incarichi di vertice, passando dal 34,3% al 33% (-1,3%) tra il 2024 e il 2025.

In numeri assoluti, il totale degli incarichi di direzione è aumentato da 717 a 737 (+20 posizioni). Tuttavia, mentre il numero di uomini ai vertici è cresciuto da 471 a 494 (+23), quello delle donne è sceso da 246 a 243 (-3). Si tratta di una flessione che non può essere ignorata, considerando il contributo fondamentale che le donne apportano al Servizio Sanitario Nazionale.

Entrando nel dettaglio, la presenza femminile si è ridotta in diverse tipologie di incarichi di vertice:

1. Direzioni Generali: diminuzione dello 0,32%, attestandosi al 23,79%, con 54 donne manager su 227 incarichi.

2. Direzioni Amministrative: passate dal 42,52% al 39,55% (-2,97%), con 87 donne manager su 220 posizioni.

3. Direzioni Sociosanitarie: scese dal 47,62% al 44,93% (-2,69%), pari a 53 donne manager su 118 incarichi.

4. Direzioni Sanitarie: flessione più contenuta, passando dal 32,87% al 32,13% (-0,74%), con 71 donne manager su 221 ruoli.

Questi dati mostrano una chiara tendenza che penalizza la componente femminile ai piani alti, nonostante la loro comprovata competenza e leadership in ambito sanitario.

Il presidente Fiaso, Giovanni Migliore, ha sottolineato che le donne rappresentano una componente essenziale del Servizio Sanitario Nazionale e afferma di confidare che questa flessione sia solo un fenomeno “contabile” temporaneo. “Le donne manager dimostrano ogni giorno capacità di leadership, gestione e innovazione. È fondamentale che nelle prossime nomine si torni a valorizzare maggiormente le loro competenze,” ha dichiarato.

Le parole del presidente Fiaso hanno un peso: le capacità delle donne manager di talento non possono essere sottovalutate o penalizzate, tanto meno in un settore cruciale come quello della sanità. La speranza è che la società e le istituzioni trovino modi concreti per abbattere le barriere che ostacolano la piena realizzazione professionale.

L’8 marzo ci offre l’occasione di celebrare i progressi delle donne, ma anche di ricordare che la strada verso una vera parità è ancora lunga. Nel Servizio sanitario nazionale, dove il ruolo delle figure femminili è in progressivo aumento, il traguardo non può e non deve essere solo quantitativo o risentire di logiche dettate dalla politica o dalle cordate: è tempo, sostiene Fiaso, che le dirigenti trovino il riconoscimento che meritano anche ai vertici.

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