I ricercatori del CEINGE, centro di biotecnologie avanzate di Napoli, attraverso uno studio di biochimica sul sangue dei pazienti, hanno individuato possibili marcatori molecolari che permettono di distinguere le forme non responsive da quelle trattabili con antipsicotici.
La schizofrenia rappresenta uno dei disturbi psichiatrici con maggiori ricadute in termini di qualità della vita per chi ne è affetto e di costi per la salute pubblica. Tuttavia, le cause genetiche e ambientali all’origine di questo disturbo restano ancora oggi in gran parte sconosciute, di fatto rendendo difficoltosa anche l’individuazione di marcatori biologici di diagnosi e prognosi di tale condizione. La complessità del quadro clinico di questa patologia psichiatrica è determinata anche dal fatto che circa il 30% dei pazienti risulta resistente al trattamento con antipsicotici.
Un gruppo di ricercatori del CEINGE Biotecnologie Avanzate Franco Salvatore di Napoli, insieme a psichiatri e farmacologi e biochimici, attraverso uno studio su sangue, ha individuato potenziali biomarcatori metabolici utili per tracciare il rischio alla farmaco resistenza nei pazienti.
Lo spiega Alessandro Usiello, coordinatore della ricerca, direttore del Laboratorio di Neuroscienze Traslazionali del CEINGE e ordinario di Biochimica clinica dell’Università della Campania L. Vanvitelli: «Finora si sono studiate le cause genetiche che favoriscono la comparsa della farmaco resistenza alle terapie antipsicotiche, ma sono ancora molto pochi gli studi di biochimica clinica che esaminano le variazioni dei metaboliti circolanti in questi pazienti. Abbiamo eseguito esperimenti combinati di risonanza magnetica nucleare e di chimica analitica e abbiamo identificato nel sangue dei pazienti con diagnosi di schizofrenia farmaco resistente delle differenze nella composizione del siero rispetto a quella dei pazienti responsivi alle terapie antipsicotiche. Sebbene ancora da validare su altre corti di pazienti farmaco resistenti, il nostro studio suggerisce che le variazioni sistemiche del metabolismo possono riflettere le diverse traiettorie biochimiche sottese alla schizofrenia nelle sue forme farmaco resistenti».
La farmacoresistenza è diventata un punto nevralgico della ricerca in psichiatria, paragonabile a quella che insorge in patologie oncologiche. «La mancata risposta ai trattamenti rappresenta una condizione severa di malattia psichiatrica che impatta sulla capacità cognitiva e la funzionalità globale della persona, esponendo i pazienti al rischio di poli-farmacoterapie incongrue – chiarisce Andrea de Bartolomeis, ordinario di Psichiatria dell’Università di Napoli Federico II, coordinatore della ricerca ed esperto internazionale di farmaco resistenza nella schizofrenia –. Stiamo parlando di un terzo dei pazienti e soprattutto di giovani. L’individuazione di pattern metabolomici differenziali, che consentano di stratificare pazienti responsivi dai soggetti non responsivi alle terapie, rappresenta una promettente strategia per esplorare ulteriormente la neurobiologia e i potenziali target terapeutici di questa patologia».
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista internazionale Translational Psychiatry* (Nature Publishing Group) e sono frutto della collaborazione, tra le altre, con il gruppo diretto da Anna Maria D’Ursi, professoressa ordinaria di Chimica farmaceutica dell’Università degli Studi di Salerno, e con il Laboratorio di Psichiatria Traslazionale del Dipartimento di Neuroscienze, Università Federico II.
Sulle implicazioni future della scoperta interviene uno dei ricercatori del gruppo, Francesco Errico, professore associato di Biochimica della Federico II: «I nostri risultati dovranno essere confermati con studi su altre coorti di pazienti, in quanto potrebbero rappresentare un primo passo nella ricerca di strategie per la comprensione e l’intervento precoce nella schizofrenia farmaco resistente. Proprio nell’ottica della collaborazione tra i gruppi di ricerca di Napoli, Caserta e Salerno, si colloca la prospettiva di studiare la variabilità genetica sottostante i risultati fino a qui ottenuti. Ciò permetterà, in una cornice di psichiatria personalizzata, di individuare se e come il profilo genetico e biochimico specifico dell’individuo costituisca la base biologica per lo sviluppo di quelle alterazioni metaboliche che il nostro attuale studio individua come tessere di un puzzle molecolare che conduce alla farmacoresistenza».
Istituzioni coinvolte nella ricdrca:
CEINGE Biotecnologie Avanzate Franco Salvatore, Napoli; Dipartimento di Farmacia dell’Università di Salerno; Psichiatria, Laboratorio di Psichiatria Traslazionale e Molecolare e Unità di Psicosi farmacoresistente, Dipartimento di Neuroscienze e Scienze Riproduttive e Odontostolomatologiche dell’Università Federico II, Napoli; Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Caserta; Dipartimento Scienze Agricole dell’Università Federico II, Napoli.




