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Fondazione Scambia, medicina e umanità. Un’eredità per la salute della donna

Costituita in memoria del ginecologo Giovanni Scambia, clinico e docente di fama internazionale, l’organizzazione non lucrativa punta su ricerca, prevenzione e formazione, con il sostegno delle istituzioni



La medicina si trova di fronte a una sfida cruciale: coniugare l’eccellenza clinica e la ricerca scientifica con l’attenzione alla persona. Non basta curare la malattia, occorre prendersi cura dell’individuo nella sua interezza, con empatia e senso di responsabilità. È questo il modello che ha guidato la vita professionale di Giovanni Scambia (nella foto sopra, di Angelo Genovese), luminare della ginecologia oncologica, e che oggi rivive nella Fondazione a lui dedicata, istituita per sostenere la ricerca e formare nuove generazioni di medici e ricercatori.

La Fondazione Scambia è stata ufficialmente presentata oggi, in occasione della Giornata mondiale contro i tumori della cervice uterina, con un evento nell’auditorium del Campus dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma. L’iniziativa nasce per mantenere vivo il modello di medicina che Giovanni Scambia ha incarnato: una medicina che cura la persona, non solo la malattia. Luisa ed Emma Scambia, rispettivamente figlia e moglie del clinico illustre, hanno introdotto gli interventi dei relatori assieme alla giornalista Annalisa Manduca.

“La morte prematura di mio padre – ha precisato Luisa Scambia – ha reso per noi ancor più evidente quanto la salute sia la cosa che più conta. Come ginecologo si occupava in particolare di tumori femminili, alcuni più aggressivi ma che, grazie ai progressi scientifici, hanno oggi cure più efficaci e una maggiore sopravvivenza. Esistono però altre neoplasie importanti, come quello al pancreas che lo ha colpito, che necessitano di maggiori progressi. Ecco perché, nel nostro piccolo, vogliamo contribuire alla ricerca”.

Anna Fagotti, direttore di ginecologia oncologica presso la Fondazione Policlinico Gemelli e docente all’Università Cattolica, ha ricordato come Scambia abbia sempre posto la prevenzione al centro del suo lavoro: “Specie per un tumore come quello della cervice uterina che si può prevenire. In questo senso, lo screening e il vaccino sono strumenti essenziali”.

Il valore del professore scomparso, lo spessore dei suoi studi, è stato sottolineato anche dai rappresentanti delle istituzioni. La ministra dell’Università e della Ricerca, Annamaria Bernini, ha dichiarato: “Scambia ha tramandato il sapere scientifico, la tecnica chirurgica, ma ha insegnato nondimeno l’approccio empatico alla persona prima ancora che alla malattia”. In una lettera letta durante l’evento, il ministro Guido Crosetto ha parlato di un impegno “che parla al cuore del Paese”. Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha annunciato uno stanziamento di 100mila euro già per quest’anno a sostegno della Fondazione.

Secondo Elena Beccalli, Rettrice dell’Università Cattolica, “Giovanni Scambia è stato un visionario dal tratto concreto. Ha insegnato competenze ed esperienze alle nuove generazioni, si è esteso con generosità nei confronti dei suoi giovani e ha saputo con responsabilità assumere il compito di maestro”. Daniele Franco, presidente della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, ha aggiunto: “Questa Fondazione trasforma quella che è una perdita in un disegno per il futuro, in un progetto per il futuro. Scambia ha costruito un modello di medicina per la persona che unisce tre aspetti: eccellenza clinica, ricerca all’avanguardia e umanità”.

La serata inaugurale si è aperta con una poesia letta dall’attrice Alba Rohrwacher. Da segnalare i componenti del Comitato scientifico della Fondazione, composto da figure di spicco quali Francesco Cognetti, Raffaele Landolfi, Evis Sala, Diego Gigliotti, Francesco La Cava, Alberto Mattei, Domenica Lorusso e Stefania Boccia. L’evento si è concluso con la proiezione del docufilm Le radici del domani, simbolo di un’eredità che guarda avanti. La Fondazione Scambia nasce per sostenere la ricerca scientifica, e si propone come un ponte tra passato e futuro, trasformando la memoria di un grande clinico in un progetto concreto per promuovere la salute delle donne e per una medicina che non dimentica mai l’umanità.

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