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Fondo sanitario nazionale, via al riparto del 2025

Nel piatto 136,5 miliardi, al sud 229 milioni di riequilibrio.


Più risorse economiche per la Sanità del Mezzogiorno – con un fondo ad hoc di 229 milioni ottenuti dai criteri correttivi introdotti nel dicembre del 2022 grazie ad una solitaria battaglia condotta negli anni precedenti dalla Campania per attribuire lo 0,75% del fondo sanitario nazionale alla mortalità negli under 75 enni e lo 0,75% alla deprivazione sociale laddove fino ad allora l’unico parametro di correzione della quota procapite secca era l’anzianità della popolazione residente – e poi aumenti e indennità specifiche per medici ed infermieri ma anche fondi per stabilizzare la cosiddetta “Farmacia dei servizi”, ovvero la nuova farmacia non più solo dispensatrice di farmaci ma anche di servizi aggiuntivi come screening e vaccinazioni. La torta del Fondo sanitario nazionale (Fsn) 2025 è stato ripartito tra le Regioni e Province autonome e servirà a garantire ai cittadini queste, ed altre, misure concrete necessarie al governo della Salute lungo lo Stivale. 
Il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) ha infatti approvato le quota di assegnazione delle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale per l’anno 2025 per un totale pari a 136,5 miliardi di euro, mentre si guarda al prossimo avvio delle Case di comunità per le quali si inizia a pensare a come popolarle con un primo passo che si dirige verso 7mila assunzioni di camici bianchi tra medici e infermieri. Ad illustrare le misure, al termine della riunione del Cipess a Palazzo Chigi, è il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ed il sottosegretario con delega al Cipess Alessandro Morelli. Il 2025 dunque «conferma il significativo aumento delle risorse per il Ssn, con un finanziamento di oltre 136,5 miliardi di euro. E con la manovra 2026 arriveremo a 143 miliardi di euro», ha affermato Gemmato, sottolineando come si apra «una stagione d’investimenti per la sanità pubblica». Faro puntato sul Mezzogiorno: alle regioni del Sud a cui vanno 680 milioni di euro del Fsn calcolati nel triennio 2023-2025, con un aumento pari a 229 milioni. “Per il terzo anno consecutivo – è stato detto – vengono applicati i nuovi criteri di riparto del Fondo che prevedono una redistribuzione delle risorse sulla base del tasso di mortalità sotto i 75 anni e del cosiddetto coefficiente di deprivazione, che considera l’incidenza della povertà relativa individuale, i livelli di bassa scolarizzazione e il tasso di disoccupazione. Nel 2025 questi parametri determinano appunto un aumento complessivo di risorse verso il Sud di circa 229 milioni. Nel Fsn, ha ricordato Morelli, ci sono «2,5 miliardi di euro in più rispetto all’anno precedente». E va sottolineata, ha spiegato, «un’importante novità con la quale le Regioni hanno introdotto un nuovo criterio di riparto per la quota premiale che tiene conto dell’indice di densità abitativa e di estensione territoriale, e attribuisce maggiori risorse ai territori che per motivi geomorfologici e abitativi meritano attenzione come Abruzzo, Basilicata, Molise e Calabria». Si cerca, cioè, di convogliare maggiori risorse verso le aree con più criticità. Previsto, inoltre, l’aumento del limite di spesa per le prestazioni accreditate private e la possibilità di inserire alcune patologie, come Parkinson e Demenza, nel percorso nazionale di assistenza. Una quota di 25,3 milioni di euro è destinata alla proroga della sperimentazione della farmacia dei servizi, che la Legge di Bilancio del 2026 ha reso strutturale con un finanziamento annuo di 50 milioni di euro. Una parte rilevante delle risorse è destinata poi alla valorizzazione del personale sanitario: 500 milioni di euro per l’incremento dell’indennità di esclusività della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria; 370 per l’aumento dell’indennità di specificità infermieristica; 340 per l’indennità di pronto soccorso; 50 per finanziare l’indennità di specificità medico-veterinaria e oltre 423 milioni per l’aumento delle tariffe orarie delle prestazioni aggiuntive per il recupero delle liste d’attesa. Intanto si guarda anche alle future Case di comunità, perno della riforma dell’assistenza territoriale per rendere i servizi più prossimi ai cittadini. Il termine ultimo per il loro avvio è fissato a giugno 2026 e il Sud è ancora indietro ma le regioni hanno ancora margine e quest’anno, ha ricordato Gemmato, è prevista l’assunzione di 6mila infermieri e mille medici per renderle operative. Sulla questione è intervenuto anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci: «Ci sono alcune Regioni, come la Puglia, che devono accelerare. Globalmente alcune Regioni stanno realizzando più case di comunità rispetto ad altre, e questo va detto. Ma il nostro obiettivo – ha concluso – è soprattutto incoraggiare le regioni con maggiori difficoltà a superare gli ostacoli e raggiungere i target». 
Su questo fronte proprio oggi in giunta regionale della Campania ha deliberato la presa prende d’atto della documentazione relativa all’entrata in funzione di 16 nuove di Casa della Comunità dotate delle attrezzature tecnologiche necessarie al loro pieno funzionamento. Si tratta di 7 strutture di tipologia Hub, centri di riferimento h24 per una popolazione di 40/50mila abitanti, e 9 Spoke, articolazioni territoriali per garantire la continuità assistenziale. 

Gemmato è stato chiaro. “Diciamo stop ad anni di austerità e per 2026 arriveremo a 143 mld. “Oggi abbiamo approvato a Palazzo Chigi la delibera che riguarda gli oltre 136 mld dedicati al Fondo sanitario nazionale – ha aggiunto Morelli – e sono state approvate numerose altre delibere che riguardano tutta la vita del Paese sia sul fronte territoriale con l’aiuto e sostegno ai comuni nucleari sia su quello della ricerca nonché il sostegno e l’aiuto alle farmacie di prossimità e gli investimenti che vanno direttamente alle regioni sui fronti dei trasporti, della cultura e dei servizi”. 
“Si interrompono gli anni di definanziamento del Ssn e l’epoca di austerità dei governi che ci hanno preceduto – ha spiegato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato commentando il via libera al riparto delle risorse 2025 per il Servizio sanitario nazionale – il 2025 – ha spiegato – conferma il significativo aumento delle risorse per il Ssn avviato dal Governo Meloni, con un finanziamento complessivo di oltre 136,5 miliardi di euro. Lo scorso anno avevamo parlato dell’incremento più alto di sempre, ma in effetti – ha aggiunto – con la legge di Bilancio 2026 ci siamo ulteriormente superati perché arriveremo a 143 miliardi di euro”. Per Gemmato è la conferma della volontà politica di consolidare e rilanciare la sanità pubblica come pilastro di coesione sociale e di tutela del diritto alla salute ed è anche la dimostrazione che un Governo stabile e di mandato può programmare risorse e interventi con una visione di lungo periodo”. Per il terzo anno consecutivo vengono applicati i nuovi criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, approvati a dicembre 2022 in seguito all’intesa con le Regioni, che ne chiedevano la revisione dal 2015. I criteri aggiornati – ha spiegato Gemmato – prevedono una redistribuzione delle risorse sulla base del tasso di mortalitò sotto i 75 anni e del cosiddetto coefficiente di deprivazione, che considera l’incidenza della povertà relativa individuale, i livelli di bassa scolarizzazione e il tasso di disoccupazione. Nel 2025 questi parametri determinano un aumento complessivo di risorse verso il Mezzogiorno di circa 229 milioni per un totale di 680 milioni nel triennio 2023-2025.
La Campania che resta la regione che ha la quota procapite più bassa tra le regioni, a parità di altre condizioni, recupera circa 80 mln rispetto ai quasi 300 che dovrebbe avere in più per pareggiare il procapite medio nazionale.

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