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Il nodo irrisolto della migrazione sanitaria: quali i rimedi possibili

“L’assistenza sanitaria ha una duplice veste: è posta a presidio del fragile diritto alla salute dell’individuo, nonché è una pietra angolare di coesione sociale e di sviluppo economico territoriale. Pertanto, le risorse destinate alla salute hanno una funzione delicatissima, sulla quale impatta – e in misura significativa – il fenomeno della migrazione sanitaria, un nodo irrisolto e vecchio quanto quello delle liste d’attesa”.
Così Antonio Salvatore, coordinatore del Dipartimento Salute, Sanità e Assistenza di prossimità di Anci Campania. Proviamo a fare chiarezza sul tema.Giova ricordare che in Italia vige il diritto alla libera scelta: il cittadino sceglie liberamente la struttura e il medico a cui rivolgersi, essendo titolare di una somma di denaro che deriva dal riparto del Fondo sanitario nazionale (la quota capitaria o procapite) che ogni anno lo Stato gli mette a disposizione. In Italia sono presenti ben 20 sistemi sanitari regionali in concorrenza tra loro. Si tratta di sistemi assai disomogenei sotto il profilo organizzativo, gestionale, finanziario e di autonomia. Inoltre alcune Regioni sono sottoposte a commissariamento o Piani di rientro, con autonomia limitata. Infine, l’organizzazione sanitaria regionale è influenzata da una maggiore o minore presenza del sistema privato accreditato. Pertanto, il sistema salute italiano annovera sistemi robusti e meno robusti. “Con la migrazione sanitaria – aggiunge Salvatore – si verifica dunque una transumanza di pazienti a cui corrisponde una quota di ricchezza che rende i sistemi sanitari più robusti e sempre più solidi, e quelli meno robusti sempre più deboli. Qui la quota capitaria rappresenta il baricentro del fenomeno. Agendo infatti sulla migrazione sanitaria dei pazienti e dei professionisti, si determina un progressivo e pericoloso impoverimento e spopolamento dei territori del Sud”. In Campania la situazione è a dir poco paradossale – argomento Salvatore – in quanto il cittadino campano riceve in media circa 52 euro in meno rispetto alla media nazionale (2.166 € vs 2.217 €), e i saldi migratori sono influenzati non tanto dalla fuga dei cittadini campani verso altre regioni, quanto invece dalla provenienza dei cittadini di altre regioni limitata in ingresso da dannosi vincoli normativi. Un invito, pertanto, quando si affronta il tema migrazione, a prestare attenzione alle sue implicazioni.
Gli attuali criteri di riparto del fondo sanitario – parzialmente variati negli ultimi tre anni – sottraggono risorse finanziarie alla nostra regione per circa 280 mln di euro l’anno. Inoltre, a causa delle barriere all’ingresso dei pazienti provenienti da altre regioni, la Campania perde ogni anno oltre 300 mln di euro”.
La tabella illustra il dettaglio dei flussi migratori (attivi e passivi) delle singole regioni.
La migrazione sanitaria genera ogni anno una redistribuzione di risorse del fondo sanitario per oltre 5 mld di euro, di cui beneficiano sostanzialmente tre regioni: Lombardia, Emilia Romagna e Toscana. Una redistribuzione ben più ampia se si considerano le ricadute economiche e sociali.
L’indice di fuga medio nazionale è del 4% e la Campania è perfettamente in linea con il dato nazionale. Invece, presenta un indice di attrazione dell’1% – rispetto alla media nazionale del 4% – poiché, come già detto, le strutture sanitarie campane non possono attrarre oltre il limite dell’1% del loro budget.
Oltre il 50% dei flussi migratori è diretto verso strutture accreditate del Nord poiché, nonostante in Campania vi siano analoghe strutture private accreditate di eccellenza, queste non possono erogare liberamente prestazioni a pazienti provenienti da altre regioni, a causa dei suddetti vincoli del Piano di rientro. Pertanto, suggerisce Salvatore, bisognerebbe urgentemente variare i criteri di riparto del fondo sanitario nazionale e rimuovere le barriere all’ingresso dei pazienti provenienti da altre regioni o, in alternativa, variare le attuali norme che regolano i flussi migratori, poiché, per come concepiti, potrebbero causare una concorrenza sleale.

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