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Innovazione organizzativa in sanità: centrale anche nella gestione dell’orbitopatia basedowiana


Vincenzo Rochira (Unimore): “Fondamentale un approccio multidisciplinare per affrontare una patologia rara e complessa”.

L’innovazione organizzativa in sanità non è fatta solo di tecnologie avanzate e modelli gestionali efficienti: riguarda anche la capacità del sistema sanitario di riconoscere, gestire e comunicare in modo efficace patologie complesse e a basso impatto epidemiologico, come l’orbitopatia basedowiana. Intervistato da Mondosanità, il Professor Vincenzo Rochira, Associato del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ha spiegato le caratteristiche peculiari di questa malattia rara ma altamente impattante sulla qualità di vita del paziente. “L’orbitopatia basedowiana è una patologia infrequente che colpisce una piccola percentuale dei pazienti con tiroidite autoimmune, condizione invece molto diffusa nella popolazione generale”, ha esordito Rochira.

Una malattia rara, ma dagli effetti visibili e invalidanti

Il professore ha descritto i meccanismi con cui l’orbitopatia agisce: si tratta di una reazione autoimmune che colpisce il tessuto adiposo periorbitale e i muscoli extraoculari, portando a infiammazione, gonfiore e estroflessione del globo oculare. “Il rigonfiamento dei tessuti dietro l’occhio può portare a una protrusione dell’occhio verso l’esterno, anche con asimmetrie tra i due occhi. Questo comporta problemi oculari come irritazione, difficoltà a chiudere le palpebre e, nei casi più gravi, diplopia, ovvero la visione doppia”, ha spiegato Rochira.

L’innovazione organizzativa in sanità è anche presa in carico integrata

Il caso dell’orbitopatia basedowiana è emblematico di come l’innovazione organizzativa in sanità debba estendersi anche alla presa in carico multidisciplinare, con un coordinamento tra endocrinologi, oculisti, radiologi e professionisti della riabilitazione. Il paziente con questa patologia necessita di un percorso clinico integrato, che tenga conto della variabilità dei sintomi, dell’impatto psicosociale e della necessità di diagnosi tempestive per evitare complicanze visive gravi.

Serve maggiore consapevolezza tra medici e cittadini

Nonostante la sua evidente manifestazione clinica, l’orbitopatia viene ancora sottovalutata o confusa con condizioni oculari comuni come congiuntiviti o allergie. Da qui l’importanza della formazione specialistica, ma anche di una comunicazione efficace medico-paziente, che consenta di riconoscere precocemente i sintomi e attivare i corretti percorsi di cura.

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