L’infettivologo genovese Giovanni Cenderello, primario di malattie infettive all’ospedale di Sanremo, è stato eletto vicepresidente nazionale della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e nel 2027 sarà il nuovo presidente Simit. L’investitura è giunta alla conclusione del XXIV congresso nazionale della società scientifica, tenutosi a Riccione dal 16 al 19 dicembre.
Classe ’72, carattere riservato, modi gentili e passione smisurata per la “liaison dangereuse” tra uomo e microbi, passione che ha alimentato viaggiando, studiando, diventando medico, curando prima a Genova e poi nel Ponente ligure le persone che con una malattia contagiosa hanno fatto i conti. Pesanti, anche. Giovanni Cenderello è primario della struttura complessa di malattie infettive dell’ospedale di Sanremo, gestita dall’Asl 1 imperiese, è stato presidente della Società Italiana di Malattie infettive e Tropicali (Simit) Liguria, e da poco è stato eletto vicepresidente nazionale. Nel 2027 vestirà gli abiti di nuovo presidente Simit.

Attraverso le sue parole, conosciamo presente e futuro della Simit che sta affrontando sfide grandi come macigni, che portano il nome di antibiotico resistenza e di malattie infettive dimenticate o emergenti come Chikungunya, Dengue, Zika, West Nile, Encefalite da zecca (Tbe), infezioni neuro-invasive. Dei nemici da arginare, facendo rete tra professionisti infettivologi e l’intera comunità scientifica. Nemici da combattere, accrescendo la cultura della prevenzione e quella infettivologica e guardando alla Simit come “la casa comune degli infettivologi” dove fare nascere l’alleanza tra centri maggiori e di periferia di diagnosi e di cura.
Giovanni Cenderello lo incontri in ospedale, dove ha il tempo di un saluto anche se “Oggi è una giornata infernale”, oppure nelle piazze o sulle spiagge, a compilare cartelle cliniche e a distribuire condom in occasione della giornata mondiale dell’Aids e di eventi di promozione della salute e dei corretti stili di vita. Giovanni Cenderello ha sposato la causa più bella del mondo, come ama definirla: ovvero la conoscenza delle malattie infettive di ieri e di oggi, per trovare modi e approcci per arginarle o addirittura annientarle. Oggi il dottor Cenderello è la figura di riferimento per la sua Liguria, un territorio di confine e a forte mobilità, e per la società scientifica e la società civile.
La sua elezione a vicepresidente della Simit arriva in una fase complessa per la sanità italiana. Quali saranno le sue priorità e che contributo personale intende portare all’interno della Società scientifica?
Le priorità per la Simit è quella di diventare una Società finalmente ampiamente condivisa da tutti i soci e di accogliere al suo interno tutte le voci, anche quelle degli infettivologi che arrivano dai centri più piccoli e di provincia, in modo tale che le strategie della Società siano sostenibili e applicabili in tutta la nazione. Il mio contributo personale è quello di portare la mia esperienza di piccolo infettivologo di provincia che ha lottato costantemente in questi anni per avere un organico adeguato e per innovare l’offerta sanitaria.
Dopo la pandemia Covid-19 l’attenzione sulle malattie infettive è cambiata. Secondo lei, quali rischi emergenti – dai nuovi patogeni all’antibiotico resistenza – vengono ancora sottovalutati dal sistema sanitario e dall’opinione pubblica?
L’antibiotico resistenza,la cosiddetta “pandemia silente”, è in questo momento la principale urgenza nella nostra nazione, perché 10mila persone all’anno che muoiono nel nostro paese per le conseguenze dell’antibiotico resistenza sono ancora troppe, quindi dobbiamo lavorare moltissimo su questo fronte e sull’infection control. Questa sarà la principale priorità. I patogeni emergenti, come le arbovirosi – malattie causate da virus trasmessi da zanzare, zecche e flebotomi – necessitano di un maggior nonitoraggio perché molto probabilmente in Italia c’è una sottostima delle diagnosi reali, quindi come Simit dobbiamo cominciare a lavorare per aumentare la cultura non solo tra gli infettivologi ma anche tra i medici di medicina generale e i medici di pronto soccorso.
Lei dirige una struttura complessa di malattie infettive a Sanremo, in un territorio di confine e a forte mobilità. In che modo l’esperienza clinica quotidiana può aiutare la Simit a incidere maggiormente sulle politiche sanitarie nazionali?
La mia esperienza quotidiana servità alla Simit per aumentare l’attenzione ai piccoli centri e per consigliare ai colleghi dei piccoli centri su come muoversi e come lavorare in rete e assieme, perché lo slogan che abbiamo utilizzato per questa elezione è stato: “La Simit come casa comune degli infettivologi”. E proprio in questa casa comune deve nascere un’alleanza tra i centri maggiori, che possono offrire maggiori tecniche diagnostiche e maggiore esperienza sui pazienti difficili, e i piccoli centri che sono operativi sul territorio e devono diffondere capillarmente la cultura infettivologica.
Guardando al futuro, come immagina l’evoluzione della figura dell’infettivologo nei prossimi dieci anni e quali messaggi sente di rivolgere ai giovani medici che scelgono questa specialità?
La figura dell’infettivologo in questi trent’anni è cambiata, da “guardiano dell’isolamento” che stava in un reparto staccato dal resto dell’ospedale perché curava patologie contagiose, a membro attivo della vita ospedaliera di tutti i giorni, diventando uno tra i consulenti più richiesti in ospedale per le capacità di gestione della terapia antibiotica. Il prossimo passo è andare a fianco dei medici di medicina generale, andare al fianco dei direttori sanitari delle Rsa e delle residenze protette e inserire razionalità e cultura infettivologica vicino al paziente estremamente fragile e al paziente anziano. Quindi l’infettivologo dovrà diventare il consulente della comunità, il consulente nelle case della comunità e negli ospedali di comunità. È in questi luoghi, infatti, che si gioca la partita futura nei prossimi 10 anni perché è qui che si fa cultura infettivologica, si fa prevenzione e si evita la selezione di quei ceppi batterici multiresistenti che poi ci troviamo a dove fronteggiare in ospedale.
Qual è, infine, il suo messaggio ai giovani che vogliono diventare medici?
Ai giovani voglio dire che le malattie infettive sono una delle discipline più interessanti e più belle che esistono in medicina e soprattutto sono in continua evoluzione perché la lotta tra uomo e microbi è costante. Ragazzi, questo mondo è bellissimo, iscrivetevi alla Scuola di specialità”.




