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La pandemia da HIV continua a correre

La pandemia da HIV, rallentata e contenuta dalle scoperte della scienza, non ferma la sua corsa anche a causa della pandemia da Covid-19.

Il Covid-19 ha posto in un cono d’ombra molte patologie, ecco perché adesso è fondamentale riaccendere i riflettori sulla pandemia da HIV/AIDS, che da molti esperti viene definita una “pandemia silenziosa”. A riportare al centro della discussione l’HIV però, non devono essere soltanto gli operatori dell’informazione, ma anche e soprattutto le istituzioni sanitarie a cui spetta il compito di scrivere i nuovi percorsi sanitari per questi pazienti che, grazie ai nuovi farmaci, sono sempre più cronicizzati.

Negli anni indietro, come sappiamo, di Aids si moriva, mentre oggi con questa malattia si può convivere. Le terapie antiretrovirali permettono di tenere sotto controllo la carica virale dei sieropositivi al punto tale da renderla bassissima, in alcuni casi azzerandola.

Occorre però fare di più, evitare che la gente si infetti. Dati alla mano, nel 2020 le persone risultate sieropositive in tutto il mondo ammontavano a 38 milioni, di cui 1,7 milioni di nuove diagnosi e 690mila decessi per cause collegate al virus (in Italia nel 2019 sono stati registrati 4,2 casi di sieropositivi ogni 100mila abitanti, poco sotto la media europea di 4,79). Aumentano inoltre i contagi tra i giovani e, secondo l’Oms e l’Unicef, bambini e adolescenti sono la categoria più esposta: nel 2019 sono stati 320mila i contagiati, uno ogni cento secondi.

La colpa della pandemia da HIV, ancora oggi, è la mala-informazione. Il fatto che i primi casi fossero riferiti a persone omosessuali, emofiliaci ed eroinomani – parliamo degli Anni ’80 – alimentò la falsa credenza che fosse la malattia degli omosessuali. Solo in un secondo momento la scienza dimostrò che l’AIDS si può prendere se si praticano rapporti sessuali non protetti dal preservativo, qualora uno dei due partner sia infetto, o con l’ingresso di sangue infetto all’interno dell’organismo o, ancora, attraverso una gravidanza o allattamento di una madre sieropositiva. Tutto il resto: saliva, morsi di insetti o, più in generale, la trasmissione da un animale sono bufale, credenze senza alcun fondamento.

Purtroppo, se tra il 2012 e il 2015 i nuovi casi sono diminuiti, dalla comparsa del Covid-19 la pandemia da HIV ha ricominciato a correre. L’Oms aveva fissato per il 2030 la debellazione totale dell’Aids, ma a causa dei rallentamenti nei servizi di assistenza e di prevenzione causati dalle diverse ondate del Covid-19, il termine difficilmente sarà rispettato. A rischio le persone più vulnerabili.

Tornando alla cronicizzazione di questa malattia, in questo scenario di lungo sopravvivenza si sviluppano però nuove problematiche, come il trattamento delle numerose malattie croniche che possono colpire il malato HIV. In questo contesto le nuove tecnologie di telemedicina, telediganosi, eccetera possono giocare un ruolo fondamentale per la diagnosi, la cura e il follow up dei pazienti. L’auspicio, per il domani più prossimo, è quello di vincere definitivamente questa partita, anche grazie all’intelligenza artificiale. Affinché la pandemia da HIV rimanga solo più un lontano ricordo.

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