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La sanità non può diventare un abbonamento: l’Italia deve ‘retailizzare’ il SSN senza privatizzarlo

Editoriale di Claudio Zanon (*)

C’è una parola che descrive bene ciò che sta accadendo anche in Italia, pur con differenze profonde rispetto agli Stati Uniti: retailizzazione. Non significa trasformare gli ospedali in supermercati. Significa che i cittadini – esasperati da liste d’attesa, carenza di medici di famiglia e accessi impropri al pronto soccorso – chiedono una sanità più simile ai servizi moderni: semplice, vicina, accessibile, rapida.

Il punto politico è che questa domanda non si cancella. Si governa. E qui c’è una scelta netta: o la comodità diventa un diritto organizzativo del SSN, oppure diventa un prodotto. E quando diventa prodotto, entra in scena la logica dell’abbonamento. È esattamente ciò che nei sistemi più orientati al mercato ha già mostrato i suoi effetti: non si compra solo la qualità clinica, si compra la priorità. E questo, in un sistema universalistico come il nostro, è un rischio strutturale: il doppio binario.


La buona notizia: l’Italia ha già la cornice normativa


Non siamo nel vuoto. L’architettura della riforma territoriale esiste: DM 77/2022 e Missione 6 del PNRR, con Case della Comunità e Ospedali di Comunità. Esistono anche le regole per fare telemedicina in modo serio: il DM 21 settembre 2022 ha fissato requisiti funzionali e livelli di servizio, mentre AGENAS ha costruito la Piattaforma Nazionale di Telemedicina, pensata proprio per creare interoperabilità tra servizi regionali e standard comuni.

Il problema non è l’assenza di norme. È il salto politico: trasformare norme in organizzazione.


L’elemento decisivo: l’Ospedale Virtuale


La parola “telemedicina” è ormai ovunque, ma spesso è usata come sinonimo di prestazione. Invece la telemedicina è utile se diventa parte di un percorso. Qui entra l’idea dell’Ospedale Virtuale: non un’app, non un servizio di videochiamate, ma una centrale clinica che prende in carico pazienti a domicilio, monitora fragili, gestisce follow-up post dimissione e decide escalation quando necessario.

Non è teoria. In Italia esistono già esperienze: ad esempio l’“Ospedale Virtuale” dell’ASL Roma 2 è operativo dal 2021 per pazienti acuti e post-acuti gestiti a domicilio con telemonitoraggio e televisite. E c’è un progetto che ha fatto notizia, quello di Viareggio, con l’idea di una centrale operativa capace di seguire pazienti non gravi direttamente a casa.

Il valore politico dell’Ospedale Virtuale è semplice: evita che la sanità di prossimità diventi una somma di episodi. La rende presa in carico.


Il vero bivio: comodità pubblica o comodità premium


Se il SSN riesce a offrire un livello minimo garantito di accesso rapido e continuità – attraverso Case della Comunità operative, farmacie dei servizi integrate, telemedicina interoperabile e ospedali virtuali – allora la domanda di “comodità” non diventa esclusione. Diventa equità.

Ma se la riforma territoriale resta incompleta, se le Case della Comunità diventano contenitori senza personale e la telemedicina resta frammentata in piattaforme isolate, allora il mercato farà quello che sa fare bene: colmare il vuoto. Con pacchetti, abbonamenti, membership aziendali, percorsi concierge. E quando il cittadino smette di chiedere “quando mi visitate?” e inizia a chiedere “quanto costa avere priorità?”, il doppio binario è già iniziato.


Le cinque decisioni che un decisore deve prendere oggi


Per evitare lo scenario peggiore, la politica deve fare cinque cose, tutte concrete:

1. definire uno standard operativo per l’Ospedale Virtuale (staffing e funzioni);
2. pagare la presa in carico e gli outcome, non il volume di prestazioni;
3. rendere obbligatoria l’interoperabilità su PNT/FSE, per evitare “silos” tecnologici;
4. chiarire i ruoli con i MMG (supporto e cooperazione, non sostituzione);
5. rendere pubblici KPI di accesso ed equità, perché la trasparenza è l’unico antidoto alla sanità “a CAP”.



Conclusione


La sanità italiana non può diventare un abbonamento. Ma può diventare un servizio migliore.
La retailizzazione buona non è privatizzare: è rendere il SSN più comodo, più vicino, più efficiente, senza perdere l’anima universalistica.
L’Ospedale Virtuale è uno dei pochi strumenti che possono trasformare la comodità in presa in carico e impedire che l’efficienza diventi esclusività.

(*) Editoriale di CLAUDIO ZANON
direttore scientifico Motore Sanità

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