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Libera professione degli iscritti agli Ordini Tsrm Pstrp: via a un’indagine nazionale di Federazione e Comitato centrale

Federazione nazionale degli Ordini delle 18 professioni sanitarie Tsrm Pstrp: il Comitato centrale con il coinvolgimento del gruppo di lavoro sulla libera professione promuove un’indagine conoscitiva sugli oltre 160 mila iscritti agli Ordini distribuiti lungo lo Stivale. Obiettivo accendere i fari sulle condizioni di lavoro, le difficoltà e le prospettive oltre che il grado di conoscenza delle regole che disciplinano questo istituto contrattuale nell’ambito del sistema sanitario e sociosanitario italiano. “L’indagine si inserisce nel più ampio percorso di analisi e progettazione finalizzato a promuovere una tutela previdenziale e assistenziale più equa e sostenibile anche in vista dell’istituzione di una cassa previdenziale autonoma di categoria” spiegano in una nota Diego Catania, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie Tsrm Pstrp e Franco Ascolese delegato cassa previdenziale, libera professione ed equo compenso
L’indagine è rivolta a tutti gli iscritti che, a vario titolo, esplicano l’attività libero professionale ossia i professionisti delle 18 professioni titolari di partita Iva, coloro che svolgono attività in regime di intramoenia, gli iscritti che partecipano ad una società tra professionisti (Stp) e i dipendenti pubblici che esercitano attività libero professionale in forma compatibile la cui esperienza costituisce un elemento importante per comprendere la reale articolazione e le potenzialità di questa attività. “Per consentire un’adeguata rappresentazione statistica e territoriale del fenomeno è fondamentale che la partecipazione all’indagine sia la più ampia possibile” si legge in una nota.
Il questionario è scaricabile al link: htpps://forms.gle/gjBZZrsy5eDb8yDm8
La partecipazione è completamente anonima e volontaria.
“Compilando il questionario i nostri iscritti contribuiranno a raccogliere dati utili alla costruzione di un quadro aggiornato e documentato delle esigenze e delle potenzialità della libera professione sanitaria” concludono Catania e Ascolese. I risultati saranno utilizzati per elaborare proposte concrete da sottoporre agli organi istituzionali e politici, con l’obiettivo di orientare le politiche pubbliche a sostegno del lavoro autonomo e della previdenza di categoria.

La libera professione delle 18 professioni sanitarie è un tema importante e complesso. Recentemente, è stata approvata la proroga fino al 31 dicembre 2027 della possibilità per gli esercenti le professioni sanitarie dipendenti dalle aziende ed Enti del Servizio sanitario nazionale di esercitare la libera professione mal’applicazione è incerta a livello aziendale e non tutte le aziende sanitarie hanno applicato la norma, creando disuguaglianze tra i professionisti. Il vincolo di esclusività è ancora in vigore limitando la possibilità di esercitare la libera professione. Manca infine una regolamentazione chiara e uniforme per la gestione fiscale e contributiva della libera professione. Una proposta di legge per regolamentare la libera professione degli infermieri e delle professioni sanitarie non dirigenti sarà discussa a dicembre in Lombardia e poi portata in Parlamento. Una analoga iniziativa è in corso in Valle d’Aosta.
Allo strato attuale nel testo della Manovra 2026 non compare la norma annunciata per la sperimentazione della libera professione intramuraria delle professioni sanitarie non mediche. L’articolo 70-bis, annunciato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, avrebbe dovuto consentire una fase sperimentale per superare i vincoli oggi in vigore, che impongono limiti aziendali rigidi e spesso insormontabili. In Italia pochissimi professionisti non medici hanno potuto usufruirne perché le richieste vengono respinte con motivazioni burocratiche o organizzative.

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