Presentato alla Camera il documento “Verso una gestione virtuosa delle maculopatie in Italia”: cinque direttrici operative per affrontare un’emergenza clinica, sociale ed economica
Le malattie della retina, e in particolare le maculopatie, rappresentano una delle principali cause di perdita della vista nei Paesi industrializzati, con un impatto che va ben oltre la dimensione clinica. L’aumento dell’aspettativa di vita, la crescita delle patologie croniche e la pressione sui servizi sanitari stanno rendendo sempre più urgente una strategia capace di garantire diagnosi tempestive, continuità assistenziale e accesso equo alle terapie più efficaci. In questo contesto, la capacità di ascoltare i bisogni delle persone, ridurre le disuguaglianze territoriali e valorizzare la medicina di prossimità diventa un elemento decisivo per la sostenibilità del sistema. È in questo scenario che si inserisce il documento “Verso una gestione virtuosa delle maculopatie in Italia: priorità e proposte”, presentato oggi alla Camera dei Deputati su iniziativa di Gian Antonio Girelli, Membro della Commissione Affari sociali e Presidente dell’Intergruppo Parlamentare sulla Prevenzione e Riduzione del Rischio. L’obiettivo è affrontare in modo strutturale una delle sfide sanitarie più rilevanti dei prossimi anni: l’impatto epidemiologico ed economico delle maculopatie, patologie destinate a crescere in modo significativo.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le persone con degenerazione maculare legata all’età passeranno da 195,6 milioni nel 2020 a 243,3 milioni nel 2030, un incremento che avrà ricadute dirette sui sistemi sanitari. Le iniezioni intravitreali, basate su farmaci anti‑VEGF, rappresentano oggi il gold standard terapeutico per le forme degenerative, grazie alla loro capacità di bloccare la neovascolarizzazione e rallentare la perdita visiva. Anche in Italia il peso è considerevole: la Società Italiana di Scienze Oftalmologiche stima tra 300 e 400 mila iniezioni intravitreali l’anno, un volume che incide sull’organizzazione dei servizi, sulle liste d’attesa e sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. A questo si aggiunge un dato preoccupante: considerando solo la degenerazione maculare neovascolare (nAMD), nei principali Paesi industrializzati circa 4 milioni di persone convivono con la malattia, ma solo la metà riceve effettivamente una terapia. Una mancata presa in carico che aumenta il rischio di perdita visiva severa e riduce la qualità di vita.
Il documento sulle maculopatie presentato oggi nasce dal lavoro di un board multidisciplinare composto da clinici e rappresentanti delle associazioni pazienti, riuniti in un workshop promosso da Sandoz (farmaci equivalenti e biosimilari). L’obiettivo: individuare soluzioni concrete per migliorare l’accesso all’innovazione terapeutica e contribuire alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.
Le proposte si articolano in cinque direttrici operative che delineano una strategia integrata: Programmazione: istituzionalizzare il coinvolgimento delle associazioni pazienti nei processi decisionali nazionali e regionali, rafforzando prevenzione e screening, soprattutto nella popolazione over 65. Inserire le maculopatie nel Piano Nazionale Cronicità e aggiornare i LEA per garantire equità di accesso alle terapie su tutto il territorio. Sviluppare PDTA regionali armonizzati e valutabili, promuovendo modelli organizzativi efficienti e replicabili. Valutare la delocalizzazione dei centri per le terapie intravitreali, valorizzando la medicina territoriale e superando rigidità organizzative che rallentano i percorsi di cura. Promuovere un uso appropriato dei biosimilari, liberando risorse da reinvestire in personale, tecnologia, prevenzione e screening, con strumenti di monitoraggio dedicati.
“Le maculopatie rappresentano una sfida clinica, organizzativa e sociale che non può più essere affrontata dal Sistema Sanitario Nazionale in modo frammentato”, dichiarano i firmatari del Manifesto. “Con queste cinque proposte intendiamo condividere con le Istituzioni le priorità di intervento, valorizzando gli strumenti già disponibili per garantire rapidità ed equità nell’accesso alle cure ed appropriatezza terapeutica, conciliando i bisogni reali dei pazienti e dei loro caregiver con la sostenibilità degli interventi”. Il documento è stato redatto con il contributo di Michele Allamprese, Direttore Esecutivo dell’Associazione Pazienti Malattie Oculari (APMO) e Direttore Generale della Società Italiana Scienze Oftalmologiche (SISO); Teresio Avitabile, Professore Ordinario di Malattie dell’Apparato Visivo all’Università di Catania, Direttore della Clinica Oculistica e della Scuola di Specializzazione in Oftalmologia e Presidente della SISO; Federico Ricci, Professore Associato di Oftalmologia all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Direttore UNIT Dipartimentale Patologie Retiniche; Pasquale Viggiano, Ricercatore in Oftalmologia presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
Il percorso non si esaurisce con la presentazione del documento: nel corso del 2026 è previsto un confronto diretto con le Istituzioni nazionali e regionali per favorirne l’implementazione. Un passo necessario per costruire un modello di gestione delle maculopatie capace di rispondere alle esigenze di una popolazione che cambia e di un sistema sanitario che deve evolvere per garantire equità, qualità e sostenibilità.
La limitazione della funzione visiva non è solo un problema clinico in oftalmologia. È associata a un maggiore rischio di depressione, ansia, cadute e fratture, con un impatto significativo sui caregiver e costi diretti e indiretti per la collettività. Da qui la necessità di un approccio sistemico, capace di integrare prevenzione, diagnosi precoce, percorsi organizzativi efficienti e un uso appropriato delle risorse. “La perdita della vista ha un impatto profondo sulla vita delle persone e dei loro familiari e richiede risposte concrete e condivise”, ha affermato Francesca Romana Ramundo, Amministratore Delegato di Sandoz SpA. “Con questo documento confermiamo il nostro impegno nel lavorare con le Istituzioni, sempre al fianco di clinici e pazienti, mettendo a disposizione la nostra esperienza nel rendere disponibili terapie di elevata qualità per un sempre più ampio numero di persone. Solo attraverso una trasparente collaborazione possiamo costruire un modello di gestione delle maculopatie più equo, efficiente e orientato al futuro, garantendo continuità assistenziale su tutto il territorio nazionale”.




