Modello Vò, patente di immunità e test sierologici

Lo sviluppo di un test sierologico affidabile che consenta di poter ottenere una patente di immunità è una sfida fondamentale da vincere nel breve termine. Oltre all’importanza in termini di salute e scienza, questo potrebbe consentire la ripartenza delle attività produttive, con una certa sicurezza (anche se non assoluta).

L’esperimento di Vò è unico al mondo e con i dati raccolti sul 100% della popolazione (sani ed ammalati)”, come sottolinea il Prof. Andrea Crisanti direttore del laboratorio di microbiologia e del dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova, “ci consentirà di raggiungere tre obiettivi”:

  • Il sequenziamento genetico con la genotipizzazione delle persone
  • Il tracciamento virale
  • Comprendere meglio le dinamiche di immunizzazione

I dati di questa popolazione raccolti dal ricercatore fin dal diffondersi iniziale della pandemia, consentono di avere i dati di un territorio che essendo subito stato chiuso (zona rossa), ha testato lo stato di malattia di tutti i cittadini. Attraverso la lungimiranza dei politici ai quali è stato spiegato l’obiettivo scientifico sovranazionale e di salute pubblica planetaria di queste attività, delle persone che hanno accettato con responsabilità di essere studiate attraverso i test sierologici, ma soprattutto alla genialità del ricercatore che ha avuto l’intuizione scientifica e la forza di farsi ascoltare, il modello Vò è al centro dell’attenzione nel mondo della ricerca.

Saremo cioè in grado di ricostruire tutta la storia del virus, delle catene di trasmissione nella popolazione, delle differenze di contagio tra soggetti, fornendo probabilmente risposte alle tante domande aperte oggi e senza soluzione da parte della scienza.

Perché alcuni pazienti anche all’interno di una stessa famiglia restano sintomatici e altri si aggravano rapidamente? La risposta può essere nello studio della sequenza genomica dei diversi individui? L’infezione viene trasmessa nella stessa maniera pur dando effetti clinici così differenti? Durante la trasmissione quale cambiamenti il coronavirus mette in atto? Possiamo ricostruire la storia delle mutazioni del virus da paziente a paziente e comprendere come controllarne meglio la virulenza? Potremmo individuare con precisione su quali genotipi di pazienti sarà necessaria la vaccinazione poiché non saranno comunque in grado di difendersi e su quali invece potrebbe bastare una blanda terapia a risolvere l’infezione? Perché alcune persone restano positive per 8 settimane ed altre no? Ed in questa condizione cosa succede dopo? Quali sono le possibilità di infettare altri da parte di un asintomatico e questo è in grado trasmettere la stessa gravità di malattia come un sintomatico?

Le domande sono molte ma c’è una grande speranza che la lungimiranza del gruppo di ricerca padovano, consenta di trovare a molte di queste, se non a tutte molte risposte.

Lo studio che è già stato interamente finanziato da finanziamenti istituzionali internazionali e nazionali oltre che da donazioni di privati, avrà un costo complessivo di 2 milioni di €. Ma potrebbe avere un impatto straordinario in termini di ritorno in salute, fornendo conoscenze scientifiche fondamentali in previsione del riaccendersi di altri focolai futuri o dello sviluppo di nuove pandemie simili. Ovviamente questo produrrebbe una nuova capacità di reazione a livello globale, indicando soluzioni rapide da poter applicare in ogni paese e preservando anche l’economia ed il benessere.

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