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Pcr e infiammazione cronica: un fattore prognostico per eventi cardiovascolari acuti nella malattia cardiovascolare aterosclerotica accertata

La Proteina C Reattiva (PCR) è un parametro alterato di frequente riscontro nel corso di infezioni e di altre condizioni patologiche, acute e croniche, accompagnate da infiammazione. La proteina C-reattiva (PCR), una glicoproteina pentamerica sintetizzata dal fegato, è un biomarcatore comunemente utilizzato nella pratica clinica per valutare l’infiammazione sistemica.
Parliamo di un marker aspecifico che infatti può aumentare in presenza di diverse condizioni patologiche. La si misura infatti per valutare la presenza e la gravità di un’infiammazione o un’infezione, per monitorare l’efficacia di un trattamento ma è di più recente acquisizione la sua misura per valutare il rischio di malattie cardiovascolari. Queste ultime dunque, in corso di infezione o di condizioni che ne alternano i valori possono diventare più frequenti. Ma partiamo dai valori di riferimento: sappiamo che un valore inferiore a 1 mg/L è da considerarsi normale, in un intervallo tra 1 e 3 mg/L si parla di leggero aumento, tra 3 e 10 mg/L di un aumento moderato e oltre il limite di 10 mg/L di un aumento grave.
La PCR è insomma un utile strumento diagnostico, ma deve essere interpretata nel contesto clinico e insieme ad altri esami di laboratorio non essendo specifica per una particolare condizione e potendo essere influenzata da fattori come l’età, il sesso e la presenza di altre malattie.
Come detto le condizioni che possono aumentare la PCR sono le infezioni batteriche o virali, le malattie autoimmuni ed infiammatorie croniche (artrite reumatoide, sclerosi multipla in fase acuta ecc.), malattie oncologiche, traumi, interventi chirurgici e come accennato le malattie cardiovascolari croniche.

Su quest’ultimo fronte, ossia l’associazione tra proteina C-reattiva ed eventi avversi nella prevenzione cardiovascolare secondaria è stata condotta una revisione sistematica e meta-analisi degli studi sui fattori prognostici da un gruppo di ricercatori dell’Università Federico Ii di Napoli e pubblicato di recente su atherosclerosis. La proteina C-reattiva (PCR) è stata associata a un aumentato rischio di eventi cardiovascolari in prevenzione primaria tuttavia, la sua associazione con il rischio in prevenzione cardiovascolare secondaria rimane poco chiara. Lo studio ha valutato il ruolo prognostico della PCR nell’intero spettro dei pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica accertata (ASCVD).
Lo studio ha condotto una revisione sistematica e una meta-analisi analizzando i database Embase e MEDLINE dall’inizio fino a novembre 2024. Sono stati inclusi studi che riportavano associazioni di rischio aggiustate tra PCR ed eventi cardiovascolari tra pazienti con ASCVD (malattia cardiovascolare aterosclerotica accertata). Due revisori hanno estratto i dati e valutato il rischio di bias. L’outcome principale era rappresentato dagli eventi cardiovascolari avversi maggiori. Ulteriori outcome includevano: morte per tutte le cause, infarto del miocardio, morte cardiovascolare ed eventi cerebrovascolari. Sono stati inclusi 27 studi, pubblicati dal 2002 al 2024, che hanno coinvolto 193.761 partecipanti (65.204, di cui il 34% donne). I livelli più elevati di PCR sono stati definiti in base agli studi e variavano da 0,5 a 5,0 mg/L. e 26 studi sono stati aggiustati per i fattori di rischio cardiovascolare convenzionali (età, sesso, fumo, diabete, dislipidemia, ipertensione).
Ebbene livelli più elevati di PCR sono stati associati a un rischio aumentato di eventi cardiovascolari avversi maggiori, ossia morte per tutte le cause, infarto del miocardio e morte cardiovascolare dopo aggiustamento per i fattori di rischio tradizionali. L’associazione tra PCR e rischio di eventi cerebrovascolari è stata inconcludente. La meta-analisi bayesiana dose-risposta ha mostrato un’associazione non lineare tra PCR ed eventi cardiovascolari maggiori, con livelli compresi tra 2 e 4 mg/L associati a un rischio clinicamente rilevante più elevato. Una relazione dose-risposta simile è stata osservata anche per la mortalità per tutte le cause.
Pertanto nei pazienti con ASCVD, livelli elevati di PCR sono associati a un aumentato rischio di eventi cardiovascolari. Lo screening sistematico della PCR nella prevenzione cardiovascolare secondaria potrebbe migliorare l’identificazione dei pazienti a rischio di eventi cardiovascolari ricorrenti. I pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica accertata (ASCVD) presentano un rischio maggiore di eventi ischemici ricorrenti e l’infiammazione sistemica ha un ruolo chiave nella patobiologia di tali eventi
“Sebbene esistano ampie prove a supporto della resa prognostica della PCR per la prevenzione primaria – si legge nelle conclusioni dello studio – il ruolo della PCR nella prevenzione cardiovascolare secondaria rimane meno consolidato. Gli studi disponibili su individui con ASCVD accertata hanno incluso popolazioni da piccole a moderate, analizzato fenotipi specifici di ASCVD e applicato criteri di inclusione ed esclusione rigorosi, influenzando la possibilità di generalizzare i risultati. Inoltre, la soglia ottimale di PCR per identificare i pazienti a rischio residuo rimane sconosciuta limitando l’implementazione di terapie antinfiammatorie nella pratica clinica. Questa lacuna è evidente nelle attuali linee guida americane ed europee per la prevenzione secondaria dell’ASCVD, che non forniscono raccomandazioni specifiche per la valutazione della PCR nella prevenzione cardiovascolare secondaria.

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