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Real world evidence, specialisti e istituzioni sollecitano un ecosistema dei dati clinici

I vertici della Foce (federazione oncologi, cardiologi ed ematologi) segnalano la necessità di unificare registri ospedalieri e database amministrativi per migliorare la rete delle cure e supportare le scelte di politica sanitaria



La medicina moderna vive una fase di trasformazione profonda, guidata dalla crescente disponibilità di informazioni generate nella pratica clinica quotidiana. La capacità di raccogliere, organizzare e interpretare questi dati rappresenta oggi un passaggio cruciale per rendere più efficaci i percorsi terapeutici, ottimizzare l’uso delle risorse e avvicinare la cura al paziente. In questo scenario, la cosiddetta Real world evidence sta assumendo un ruolo strategico, perché consente di osservare ciò che accade fuori dai trial controllati, nel mondo reale, dove convivono età diverse, fragilità, comorbidità e bisogni complessi.

È proprio su questo fronte che si concentra la presa di posizione elaborata da Foce, la Confederazione degli oncologi, cardiologi ed ematologi. I vertici del sodalizio hanno messo in luce un dato chiave: in Italia sono attivi presso l’Agenzia regolatoria ben 359 registri di monitoraggio dei farmaci. Di questi, 143 riguardano terapie anti-tumorali, 88 trattamenti onco-ematologici e 9 farmaci destinati alle malattie del sistema cardio-circolatorio. Una rete imponente, che rappresenta una risorsa preziosa per comprendere come i medicinali vengano realmente utilizzati e quale impatto abbiano sui pazienti al di fuori dei protocolli sperimentali. Ne consegue la necessità di integrare queste informazioni con altre fonti, come i database amministrativi, per costruire un ecosistema informativo più completo e capace di esprimere una medicina personalizzata. «Gli studi di Real World sono importanti anche per supportare le decisioni di politica sanitaria» ha sottolineato Francesco Cognetti, presidente di Foce, evidenziando come «una gestione più consapevole di questi dati consente una comprensione più profonda delle terapie e una sanità più efficiente». Per il professor Cognetti, la scommessa è anche tecnologica: «Tutto ciò presuppone una vera e propria rivoluzione in termini di raccolta digitale dei dati anche a livello di intelligenza artificiale. Questo cambiamento deve avvenire su base nazionale invece che regionale».

Il tema della frammentazione è condiviso da Robert Nisticò, presidente Aifa, che mette in guardia da un effetto paradosso: un surplus di informazioni. «Oggi corriamo il rischio di avere persino troppi dati che provengono dalla ricerca» ha osservato, sottolineando la necessità di «efficaci strategie per riuscire a coordinarsi a livello istituzionale e burocratico». Un coordinamento che appare indispensabile per trasformare la mole di dati disponibili in conoscenza utile e in decisioni tempestive. Un altro punto critico riguarda la rappresentatività dei pazienti. Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom, ricorda come «gli over 70, che sono più fragili, sono poco presenti nei trial mentre sappiamo che i tumori sono una malattia tipica degli anziani». La Real world evidence, ha spiegato, permette di colmare questo gap, offrendo «una migliore descrizione della tollerabilità del trattamento» in popolazioni spesso escluse dagli studi clinici tradizionali.

La complessità crescente del panorama informativo è al centro dell’analisi di Gianluca Trifirò, professore ordinario di farmacologia all’Università di Verona. «Abbiamo accesso a una quantità sempre più crescente ed eterogenea di dati» ha affermato, ricordando che «la grande sfida è imparare a gestire l’enorme mole di dati sanitari raccolta quotidianamente». Una sfida che richiede competenze, infrastrutture e una visione condivisa tra istituzioni, clinici e mondo della ricerca. La posizione espressa dai vertici Foce ha dunque evidenziato un’urgenza: trasformare la ricchezza dei dati disponibili in un sistema integrato, capace di sostenere decisioni cliniche e politiche più informate. La Real world evidence, se adeguatamente strutturata, può diventare uno strumento decisivo per migliorare la qualità delle cure, rendere più efficiente il sistema sanitario e avvicinare la medicina alla realtà quotidiana dei pazienti che la vivono ogni giorno.

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