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Servizio sanitario nazionale 2.0: approvata in Cdm la legge delega


Ospedali nazionali di riferimento e più integrazione con il territorio.
Approvato oggi, in Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Salute, Orazio Schillaci, il disegno di legge delega per la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e la revisione del modello organizzativo del servizio sanitario nazionale. Al debutto, in aggiunta all’attuale rete definita nel 2015 con il Dm 70, gli Ospedali di terzo livello e gli ospedali elettivi privi di pronto soccorso.
In sintesi si tratta dunque di un intervento che mira a smussare tutte le tortuosità emerse negli ultimi anni, nelle cure ospedaliere e sui territori, con l’erosione determinata soprattutto dalla pandemia e che rendono non più adeguati ai tempi, i percorsi di accesso alle cure in pronto soccorso e in elezione sul versante ospedaliero e alla prevenzione, diagnosi e terapie di malattie in maggioranza croniche sul fronte delle cure di prossimità in una popolazione sempre più anziana senza trascurare gli asset di integrazione ospedale-territorio, che richiedono di disciplinare e utilizzare in automatico le nuove leve rappresentate dall’intelligenza artificiale, dalla digitalizzazione, (telemedicina, telediagnosi, televisita e teleassistenza). Tutti tasselli finora aggiunti all’impianto precedente ma come tali non più capaci di funzionare con fluidità lungo i percorsi tracciati dalle norme ministeriali di riordino di Asl e ospedali. Fari puntati dunque sul Dm 70 del 2015 che regola gli standard qualitativi, tecnologici, strutturali e quantitativi dell’assistenza ospedaliera in Italia, definendo come deve essere riorganizzata la rete ospedaliera e che fissa precisi parametri (come i 3,7 posti letto ogni 1000 abitanti ora da aggiornare) e stabilendo i requisiti di accreditamento per le strutture pubbliche e private. Così per il DM 77 del 2022 che disciplina invece le cure ambulatoriali e territoriali mirando a razionalizzare le risorse, integrare l’ospedale con la sanità territoriale e che occorre armonizzare con i decollo in fieri delle Case e Ospedali di Comunità concepiti in questa chiave con gli investimenti del Pnrr.
Un processo di revisione, quello disegnato dal Governo che a qualche osservatore più avveduto fa venire in mente le leggi di fine anni Sessanta che posero le basi del sistema di cure pubbliche, territoriali e ospedaliere e dell’impianto della Salute mentale in Italia. Un riferimento, insomma alle “Leggi Mariotti”: due importanti provvedimenti del 1968, entrambi promossi dall’allora Ministro della Sanità Luigi Mariotti. La Legge n. 132 del 1968 (riforma ospedaliera, istituzione enti ospedalieri e programmazione regionale) e la Legge n. 431 approvata nello stesso anno per la psichiatria con la rivoluzione dell’apertura dei centri di Igiene mentale e della riorganizzazione dei manicomi che posero, appunto, le basi per il futuro Servizio sanitario nazionale. 
“Con questo provvedimento vogliamo rendere il servizio sanitario nazionale più capace di rispondere ai fabbisogni assistenziali dei cittadini – dichiara il ministro Schillaci –. Per questo interveniamo sui modelli organizzativi con i nuovi ospedali di riferimento nazionale, anche per garantire una maggiore uniformità nell’erogazione delle prestazioni sanitarie e limitare la mobilità sanitaria. Rafforziamo inoltre l’integrazione tra ospedale e territorio e i modelli di presa in carico, in particolare per la non autosufficienza. L’obiettivo è avere un sistema più efficiente e moderno potenziando la tutela della salute nel rispetto dei principi di equità, continuità assistenziale e umanizzazione delle cure, valorizzando la centralità della persona”.
Il provvedimento prevede l’adozione di decreti attuativi entro il 31 dicembre 2026.
In particolare, si aggiorna la classificazione delle strutture ospedaliere, con l’introduzione degli ospedali di terzo livello, quali strutture di eccellenza con bacino di utenza nazionale o sovranazionale utili a ridurre la mobilità sanitaria. Inoltre, saranno individuati gli ospedali elettivi ovvero le strutture ospedaliere per acuti prive di pronto soccorso dove trasferire pazienti acuti non urgenti da altre strutture ospedaliere di livello superiore.
Obiettivo della riforma è, anche, il miglioramento dell’appropriatezza dell’offerta ospedaliera con la definizione di standard minimi per le attività di ricovero, in coerenza con la disciplina dell’ospedale di comunità. In quest’ottica, si vuole potenziare il ruolo delle buone pratiche clinico-assistenziali e organizzative, anche sotto il profilo del riconoscimento del valore giuridico.
Il provvedimento dedica particolare attenzione all’assistenza territoriale per le persone non autosufficienti, attraverso l’indicazione di standard di personale, la garanzia della continuità assistenziale e la promozione della domiciliarità. Si mira, poi, a garantire l’aggiornamento dell’assistenza rivolta alle persone con patologie croniche complesse e avanzate e l’organizzazione delle cure palliative.
La riforma punta infine a valorizzare la bioetica clinica, come strumento di umanizzazione delle cure, a rafforzare l’integrazione tra interventi sanitari e socioassistenziali e a riordinare i servizi di salute mentale. In tale contesto, si colloca la previsione di un riordino della disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, per rafforzare il loro contributo nell’assistenza territoriale.
Tra le proposte di riforma il potenziamento delle cure delle persone non autosufficienti, la promozione della domiciliarità nell’accesso al farmaco di malati cronici che sviluppano traiettorie di malattia a evoluzione sfavorevole, la valorizzazione del ruolo della bioetica clinica, l’integrazione degli interventi socio-sanitari, l’aggiornamento della disciplina dei servizi relativi alle aree della Salute mentale per adulti e della neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, delle dipendenze patologiche e della salute in carcere. E poi l’interoperabilità dei sistemi informativi con i sistemi digitali nazionali e regionali di sanità elettronica e l’adesione a programmi di sanità predittiva, personalizzata e di prossimità. Infine il riordino e la valorizzazione del ruolo dei medici di medicina generale (MMG) e dei Pediatri di libera scelta.
I decreti attuativi dovranno essere a neutralità finanziaria, salvo che il Parlamento stanzi risorse aggiuntive.
La sfida ora è portare alla definitiva approvazione la riforma, considerando che giacciono in Parlamento anche i disegni di legge delega su Testo unico della farmaceutica e Riordino delle professioni sanitarie.

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