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Trauma irrisolto: quando il corpo racconta ciò che la mente non riesce a dire

Il trauma irrisolto può manifestarsi attraverso sintomi fisici complessi, che richiedono un approccio multidisciplinare tra medicina narrativa, neuropsichiatria e psicoterapia analitica. Un nuovo modello clinico offre una chiave di lettura innovativa per comprendere questo legame profondo tra corpo e psiche.

Il trauma irrisolto può trasformarsi in una narrazione corporea, un linguaggio silenzioso che si esprime attraverso sintomi persistenti e apparentemente inspiegabili. Questa visione, sempre più sostenuta in ambito clinico, indica che non tutti i disturbi somatici sono esclusivamente organici: talvolta rappresentano una memoria emotiva che il corpo continua a esprimere quando la mente non può farlo.

Secondo la Dottoressa Annamaria Ascione, socio AISD e membro del Comitato Tecnico-Scientifico ASSIMEFAC, il compito dei clinici non è soltanto ridurre i sintomi, ma aiutare la persona a tradurre questa narrazione implicita in parole, significati, consapevolezza. “Solo così — spiega — il sintomo perde la sua forza distruttiva e si trasforma in un varco verso il cambiamento”.

Il trauma irrisolto come narrazione somatica

Nel corso della sua relazione scientifica sul “dolore come narrazione”, la Dottoressa Ascione presenta due casi clinici emblematici pubblicati su Salute 33 e già discussi in sede congressuale.

Primo caso: una donna affetta da cistite interstiziale cronica.
I sintomi, refrattari ai trattamenti tradizionali, vengono interpretati come una difesa corporea contro il contatto intimo, radicata nella memoria infantile di violenza domestica. Il corpo costruisce una barriera, una distanza protettiva.

Secondo caso: un giovane con fibromialgia e dolore neuropatico.
Il sintomo diventa un freno inconscio: il ragazzo, cresciuto in un clima familiare violento, “blocca” il proprio corpo per non ripetere inconsciamente i comportamenti del padre.

In entrambi i casi, il trauma irrisolto si manifesta come un linguaggio corporeo che chiede di essere interpretato.

Un trattamento multidisciplinare — medicina narrativa, psicoterapia analitica, psichiatria — ha permesso ai pazienti di rielaborare la radice emotiva del sintomo, riducendo nel tempo la dipendenza dai farmaci e ottenendo un miglioramento clinico significativo.

Il Modello Narrativo-Neuropsicosomatico del trauma

L’approccio proposto dalla Dottoressa Ascione prende il nome di Modello Narrativo-Neuropsicosomatico del Dolore Cronico (MNNDC), strutturato su tre livelli integrati:

  1. Neurobiologico – il funzionamento cerebrale alla base della percezione del sintomo
  2. Psicoanalitico – il ruolo dell’inconscio, delle difese e delle memorie traumatiche
  3. Narrativo – il dolore come racconto incarnato, da trasformare in parola

Il modello interpreta il sintomo come “narrazione corporea”, non come errore biologico. Questo cambia radicalmente il modo di curare: il paziente non deve “convivere” con il sintomo, ma comprenderlo, integrarlo e trasformarlo.

Trauma irrisolto e oncologia: il corpo come memoria profonda

In un altro studio pubblicato sulla rivista internazionale Advancements in Health Research, la Dottoressa Ascione analizza il ruolo del trauma irrisolto nei pazienti oncologici in remissione.

Il sintomo doloroso persiste come impronta psicosomatica, non solo come memoria fisica della malattia. In molte pazienti operate per tumore al seno o all’utero compaiono:

  • prurito cronico
  • disturbi dermatologici
  • sensazioni dolorose non spiegabili organicamente

Il tumore, anche dopo la remissione, può trasformarsi in un “terzo interno”, una presenza mentale che interferisce con l’identità e le relazioni del paziente.

L’obiettivo della psicoterapia è trasformare questa presenza da persecutoria a narrabile. Non un nemico muto, ma un capitolo di una storia che può essere finalmente raccontata. È questo passaggio narrativo a segnare l’inizio della liberazione psicologica.

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