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Hiv, ridotto il rischio di sviluppare malattia avanzata nei soggetti in cura

Importanti novità sono arrivate dal congresso nazionale Icar (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research). La dottoressa Annalisa Mondi ha presentato uno studio, condotto all’interno della corte italiana Icona in cui è stato valutato l’impatto della malattia avanzata da Hiv (Ahd) nei pazienti con diagnosi di Hiv già nota ed “experienced” alla terapia antiretrovirale nel corso dell’ultimo ventennio

I risultati mostrano che in Italia il rischio di sviluppare malattia avanzata tra soggetti gia in cura si è significativamente ridotto, anche se non azzerato, nell’ultimo decennio.

Il monitoraggio costante di tutte le fasi dell’Hiv cascade e l’intervento precoce in caso di perdita di soppressione virologica e/o di perdita al follow-up sono passaggi fondamentali per prevenire la progressione verso Ahd nel soggetto experienced, soprattutto negli individui con situazioni di vulnerabilità sociale (bassa scolarità, disoccupazione, uso di droghe per via endovenosa) che sono risultati essere a maggiore rischio di sviluppare la malattia da Hiv avanzata” 

La dottoressa Valentina Mazzotta ha presentato i risultati dello studio ItaPrEP, studio multicentrico italiano che ha valutato la profilassi pre-esposizione (PrEP) per l’Hiv dal punto di vista dell’efficacia, l’aderenza e la persistenza. 

Lo studio ha “confermato l’elevata efficacia della PrEP nel prevenire l’infezione da Hiv e la sua utilità anche come strumento di monitoraggio delle altre infezioni sessualmente trasmesse. Tuttavia sono necessarie strategie mirate al miglioramento dell’implementazione della PrEP in Italia e al superamento delle barriere di accesso”.

Ma entriamo nel cuore della ricerca. La coorte dello studio era costituita da 1.758 partecipanti dei centri di Roma, Bologna e Milano tra il 2017 e il 2023, cioè prima che la PrEP divenisse rimborsabile.

Sono state registrate 6 sieroconversioni per l’Hiv su 2.673 anni-persona di follow-up con un’incidenza di 0,22 per 100 anni-persona. L’incidenza delle infezioni sessualmente trasmesse è stata di 13,1 per la sifilide, 23,8 per la clamidia e 24,2 per la gonorrea. Il rischio di infezioni sessualmente trasmesse successive alla prima è risultato maggiore di più di due volte rispetto al primo episodio. 

Lo studio ha rivelato che la probabilità di scarsa aderenza alla PrEP nei primi due anni dall’inizio è di circa il 58% e risulta più alta in persone che fanno uso di chemsex, che cambiano autonomamente la modalità di assunzione della PrEP e che hanno un basso livello culturale.

Rispetto invece alla persistenza nei programmi di PrEP, la probabilità di interrompere il follow-up è di circa il 37% a due anni. L’uso di chemsex è associato a un maggior rischio di “discontinuation”, ma il dato più suggestivo dello studio è che il mancato accesso gratuito alla PrEP (sia al farmaco che agli esami per il monitoraggio) scoraggia gli utenti dal rispettare il programma di prevenzione.

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