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Prevenzione e territorio: la rotta tracciata dai medici di famiglia

Presentata in Senato la visione della SIMG, Società Italiana di Medicina Generale, per un sistema sanitario sostenibile: centralità della profilassi, prossimità delle cure e collaborazione strutturata con le istituzioni



In tutta Europa i sistemi sanitari stanno affrontando una fase di trasformazione profonda, spinti dall’esigenza di far fronte alle scommesse legate all’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle cronicità e da un quadro epidemiologico sempre più complesso. In questo scenario, la prevenzione e la sanità territoriale tornano al centro del dibattito pubblico come leve decisive per garantire sostenibilità, equità e continuità assistenziale. È un tema che riguarda non solo l’Italia, ma l’intero continente, e che chiama in causa la capacità dei Paesi di ripensare i propri modelli organizzativi, rafforzare la medicina di prossimità e costruire un dialogo stabile tra istituzioni politiche e comunità scientifica.

La visione dei medici di famiglia

È in questo contesto che la Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) ha presentato al Senato della Repubblica la propria proposta di rinnovamento del Servizio Sanitario Nazionale, durante il convegno “La salute al primo posto: un futuro che costruiamo insieme. Il ruolo dei parlamenti nazionali nella promozione della salute e del benessere dei cittadini in Italia e in Europa”, promosso dal Senatore Francesco Zaffini. Un appuntamento che ha visto la partecipazione di figure istituzionali di primo piano, tra cui il Presidente del Senato Ignazio La Russa, il Ministro della Salute Orazio Schillaci e rappresentanti delle istituzioni europee, delle Regioni e delle principali società scientifiche.

La comunità dei medici di famiglia ha rilanciato, nel confronto con Hans Henri Kluge, Direttore regionale OMS Europa, la propria visione di sanità territoriale, sottolineando la necessità di una collaborazione strutturata tra Scienza e Istituzioni per affrontare le sfide dei prossimi anni.

Fragilità crescenti e disuguaglianze

Durante il convegno, il rappresentante dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha delineato lo stato di salute dei cittadini europei. Dalla relazione presentata da Hans Henri Kluge si evidenzia un aumento delle fragilità, una maggiore incidenza dei disturbi di salute mentale, bisogni assistenziali sempre più complessi e un ampliamento delle disuguaglianze di accesso ai servizi sanitari.

In questo scenario, la SIMG ha richiamato l’attenzione sul ruolo del Medico di Medicina Generale, destinato a farsi carico di bisogni che superano la dimensione clinica della malattia: supporto all’autogestione, accompagnamento nelle attività quotidiane, prevenzione delle complicanze e intercettazione precoce dei fattori di rischio.

Il cambio di paradigma proposto dalla SIMG

Alessandro Rossi, Presidente SIMG, ha sintetizzato così la direzione da intraprendere: “Il Servizio Sanitario Nazionale potrà rimanere universalistico ed equo solo attraverso un deciso cambio di paradigma, che porti a considerare la prevenzione come un investimento strategico ad alto rendimento sanitario, sociale ed economico”.

Rossi ha spiegato come sia necessario superare un modello reattivo, centrato sulla gestione della malattia, per evolvere verso un approccio proattivo, basato sulla prevenzione personalizzata e sull’incremento di salute in ogni fascia di età. “La standardizzazione degli interventi non è più sufficiente a rispondere alla complessità dei bisogni di salute della popolazione: occorre invece evolvere verso modelli di prevenzione basati sulla conoscenza dell’individuo e sulla stratificazione del rischio”, ha aggiunto.

Secondo la SIMG, questo percorso deve partire proprio dalla medicina di famiglia, luogo in cui la relazione continuativa con il paziente e la conoscenza del contesto di vita consentono di applicare concretamente i principi della prevenzione avanzata.

Sanità territoriale: affrontare cronicità e invecchiamento

L’allungamento dell’aspettativa di vita, spesso accompagnato da anni vissuti in condizioni di salute non ottimali, rende imprescindibile un rafforzamento della sanità territoriale. Le cronicità richiedono continuità assistenziale, integrazione tra servizi sanitari e sociali e percorsi personalizzati.

“Un presidio territoriale forte e continuativo, con percorsi integrati e una relazione fiduciaria tra medico e paziente, permette di prevenire e gestire al meglio le cronicità”, ha evidenziato Rossi. La prevenzione, ha ricordato, è un processo continuo che va oltre la prescrizione farmacologica e richiede politiche mirate, dagli screening alle campagne vaccinali.

La medicina generale, grazie alla sua capillarità, è anche l’unico presidio in grado di intercettare i determinanti sociali della salute, intervenendo nei contesti familiari e comunitari più fragili, dove solitudine e isolamento possono incidere profondamente sul benessere delle persone.

Per rendere tutto questo possibile, la SIMG richiama la necessità di modelli organizzativi di prossimità come le Case di Comunità e le Aggregazioni Funzionali Territoriali, strumenti capaci di adattarsi alle diverse realtà geografiche e di garantire integrazione multiprofessionale e continuità delle cure.

Collaborazione strutturale tra Scienza e Istituzioni

Il confronto al Senato ha ribadito il ruolo centrale dei Parlamenti nazionali nella promozione della salute e del benessere dei cittadini, in una prospettiva europea e di lungo periodo. La presenza congiunta di OMS, Governo, Parlamento e società scientifiche ha rappresentato un segnale forte: la salute pubblica richiede una governance condivisa, capace di valorizzare le competenze dei professionisti e di orientare le politiche verso la prevenzione e la prossimità.

La SIMG, con le sue proposte, ha indicato una strada chiara: investire sulla medicina territoriale, rafforzare la prevenzione e costruire un SSN capace di rimanere universalistico, equo e sostenibile. Una sfida che riguarda l’intero Paese e che, come emerso dal convegno, può essere affrontata solo attraverso una collaborazione stabile e lungimirante tra Scienza e Istituzioni.

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