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Epatite C, insufficienti i test per individuare l’infezione asintomatica

Le terapie sono efficaci e definitive e prevengono l’insorgenza di cirrosi e del cancro al fegato

Non tutti sanno che l’epatite C oggi si cura con una terapia da effettuare per via orale, una cura sicura, efficace, senza effetti collaterali. Il test per individuare l’infezione asintomatica (un semplice esame del sangue anti-HCV o un “pungidito” capillare, talvolta offerto in occasione di altri esami o accessi ospedalieri) serve per avviare le terapie antivirali ad alta efficacia e senza effetti collaterali. L’esame è gratuito nella fascia di età tra i 37 e i 57 anni, è semplice da fare ed è possibile effettuarlo dal proprio medico di Medicina Generale ma anche nelle farmacie che aderiscono allo screening ma pochi lo sanno.
Il programma nazionale gratuito per lo screening dell’epatite C (HCV), rivolto prevalentemente ai nati tra il 1969 e il 1989, oltre a soggetti a rischio (tossicodipendenti, detenuti, chi ha ricevuto procedure mediche a rischio prima degli anni ’90) non ha infatti finora dato i risultati sperati e migliaia di persone convivono con un’infezione silente che potrebbe approdare a una cirrosi del fegato o a un cancro.
Ad accendere i fari sulla prevenzione e sulle cure disponibili ed efficaci per l’epatite C – misure che sarebbero in grado di eradicare l’infezione – è stato un incontro scientifico promosso nell’aula magna del complesso di biotecnologie della Federico II di Napoli da Filomena Morisco docente di Gastroenterologia dell’Ateneo partenopeo ed esperta epatologa e da Giuseppe Portella responsabile della Diagnostica Virologica di Laboratorio del Policlinico Federico II. Sotto la lente di esperti, accademici ed addetti ai lavori, le infezioni da virus epatitici C (HCV), B (HBV) ma anche il virus D (HDV), sia dal punto di vista della diagnostica di laboratorio che della gestione terapeutica,
“Nonostante gli indiscussi avanzamenti nell’ambito della ricerca ottenuti negli ultimi venti anni – spiega quest’ultimo – i virus epatitici costituiscono ancora una sfida per la comunità scientifica. Eppure basterebbe un prelievo di sangue e un’indagine del costo di pochi euro per verificare la presenza di un’infezione da virus C che con i farmaci disponibili può essere efficacemente curata se individuata prima delle lesioni procurate al fegato”. “Sebbene l’obiettivo di totale eliminazione ed eradicazione dell’infezione, indicato dall’OMS almeno per l’HCV – aggiunge la professoressa Morisco – possa apparire molto difficile da raggiungere è comunque alla nostra portata e potrebbe essere realizzato. Allo stato le infezioni misconosciute rappresentano il principale problema da affrontare in quanto le campagne di screening, peraltro limitate alle fase di popolazione maggiormente a rischio (nelle carceri, in alcune comunità e tra i tossicodipendenti) finora non hanno dato i risultati attesi”.

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