La Società di Diabetologia: Farmaco sicuro.
Intanto arriva un rimedio nutraceutico.
I farmaci agonisti di GLP-1, utilizzati per il trattamento del diabete di tipo 2 e dell’obesità, sono considerati sicuri ed efficaci ma possono presentare effetti indesiderati, tra cui la pancreatite acuta.
Di recente il Regno Unito ha lanciato un allarme sui farmaci per dimagrire a base di analoghi di Glp-1, come semaglutide e tirzepatide, a causa di un aumento delle segnalazioni di pancreatiti acute. L’agenzia britannica per la sicurezza dei farmaci (Mhra) ha aggiornato i foglietti illustrativi di questi medicinali, sottolineando l’importanza di prestare attenzione ai sintomi di pancreatite acuta, come nausea e vomito accompagnati da dolore addominale acuto.
Va chiarito che il rischio di pancreatite acuta è minimo ma non trascurabile. Occhio ai sintomi dunque che vanno dalla nausea al vomito al dolore addominale acuto. La pancreatite laddove insorga può essere necrotizzante e causare anche decessi
Cosa fare dunque? -Se si sospetta una pancreatite occorre sospendere immediatamente i farmaci e contattare il medico e lo specialista. I medici devono valutare attentamente l’utilizzo di questi medicinali in pazienti con storia pregressa di pancreatiti. L’Mhra ha anche annunciato di aver lanciato uno studio per indagare la presenza di varianti genetiche connesse al rischio di sviluppare pancreatiti.
A gettare acqua sul fuoco per informare senza generare allarmismi è la società scientifica italiana di diabetologia che ribadisce alcuni concetti chiave: dopo oltre 20 anni di utilizzo, gli esperti ritengono che i farmaci GLP-1 siano sicuri e molto efficaci e il rischio di pancreatite acuta sebbene sussista è raro e facilmente gestibile seguendo semplici accorgimenti.
L’allarme pancreatite nei soggetti in terapia con i farmaci basati sul GLP-1 è del resto emerso fin della loro immissione in commercio, inizialmente per il diabete di tipo 2 e più di recente per l’obesità. “Lo abbiamo già sottolineato in precedenza, i possibili effetti indesiderati oculari di questi farmaci e a livello gastrointestinale – spiega la professoressa Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia – sono possibili. Gli analoghi del GLP-1 sono farmaci molto efficaci sia per il diabete di tipo 2 che per il trattamento dell’obesità, utilizzati da milioni di persone nel mondo. Come tutti i farmaci, possono presentare effetti indesiderati, soprattutto a livello gastro-intestinale e la pancreatite acuta può essere uno di questi, sebbene estremamente raro”.
L’evento pancreatite acuta in corso di terapia con GLP-1 analoghi è insomma “non comune, ma reale”, come ha del resto specificato anche l’autorità regolatoria britannica, la MHRA (UK Medicines and Healthcare products Regulatory Agency), che ha aggiornato i foglietti illustrativi di questi farmaci.
I CONSIGLI DELLA SID
Come regolarsi dunque? “La soluzione – spiega Il professor Riccardo Bonadonna, presidente eletto SID – non è evitare questi farmaci ma monitorare con attenzione eventuali sintomi d’allarme e intervenire subito. Il segnale principale è un dolore forte e persistente allo stomaco, a volte irradiato alla schiena, che non passa o si accompagna a nausea e vomito. In questi casi, il paziente dovrebbe contattare subito il medico, che farà tutti gli accertamenti necessari e sospenderà il farmaco, se opportuno”. È importante ricordare tuttavia che molte persone in terapia con GLP-1 analoghi presentano già di base un rischio aumentato di pancreatite: diabete di tipo 2 e obesità sono essi stessi fattori di rischio, così come una rapida perdita di peso (oltre 1,5 Kg per settimana) che può favorire la formazione di calcoli biliari, possibile causa di pancreatite acuta. Trattare diabete di tipo 2 e obesità con questi farmaci, insomma, può portare addirittura ad una riduzione del rischio ‘pancreatite’, come suggerisce anche uno studio pubblicato lo scorso anno su Journal of Clinical Medicine.
“Il messaggio ai pazienti è chiaro – conclude la professoressa Buzzetti –: i farmaci GLP-1 sono sicuri ed efficaci. Con il giusto monitoraggio e attenzione ai segnali dell’organismo, il rischio di pancreatite è raro e gestibile. La nostra priorità è proteggere la salute e la serenità dei pazienti”.
I consigli della SID ai pazienti in terapia con GLP-1 analoghi per minimizzare il rischio pancreatite
1. Incrementare il dosaggio di semaglutide o tirzepatide gradualmente, evitando una perdita di peso troppo rapida che aumenta il rischio di calcoli biliari (che possono scatenare un episodio di pancreatite)
2. Seguire una dieta nutriente, ma povera di grassi animali e di fritti per ridurre lo stress a carico del pancreas.
3. Mantenersi ben idratati per supportare la digestione
4. Non assumere (o limitare al massimo) le bevande alcoliche; peggiorano la tollerabilità di questi farmaci e aumentano il rischio di pancreatite
5. Gestire con attenzione condizioni preesistenti quali calcolosi biliari e ipertrigliceridemia, che possono scatenare una pancreatite acuta
6. Non è raccomandato l’uso di questi farmaci anche nei soggetti con pancreatite cronica o che abbiano già presentato in passato episodi di pancreatite acuta
7. Contattare subito il medico in caso di dolore addominale grave e persistente, con possibile irradiazione al dorso e/o accompagnato da nausea, vomito o febbre
LE ALTERNATIVE NUTRACEUTICHE
Una alternativa nutraceutica agli analoghi di GLP-1 esiste ed è stata messa a punto da un gruppo di ricercatori guidati da Ettore Novellino, presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Avellino, già direttore del dipartimento Farmacia della Università Federico II e attualmente ordinario di Chimica farmaceutica e tossicologica alla Facoltà di Farmacia dell’Università Cattolica di Roma. Con il suo team ha brevettato negli Usa e in Europa EatStop, un innovativo integratore alimentare-nutraceutico capace di indurre, in maniera naturale e fisiologica, senso di sazietà, ridurre la fame e l’assunzione eccessiva di cibo, controllare il peso corporeo e prevenire malattie del metabolismo e cardiovascolari. Il prodotto rappresenta l’ultimo nato della NGN Healthcare di Marcianise, centro per la ricerca e sviluppo nutraceutici fondato e guidato proprio da Novellino, non a caso indicato come terzo al mondo nella classifica dei migliori ricercatori nel campo della Nutraceutica, stilata da Current Reasearch in Nutrition and Food Science.
Eat stop agisce sui recettori Glp-1 e promuove il senso di sazietà e la riduzione del desiderio compulsivo di cibo (food craving), piuttosto che la soppressione dell’appetito. In base agli studi clinici che abbiamo condotto su soggetti in sovrappeso e obesi abbiamo dimostrato la validità della strategia utilizzata. “In sintesi – spiega lo studioso irpino – abbiamo messo insieme un cocktail di sostanze naturali del mondo vegetale in grado di stimolare i recettori del gusto amaro che fisiologicamente agiscono rallentando la motilità gastrica e riducono il senso di fame, sfruttando un meccanismo ancestrale di difesa che associa il sapore amaro a sostanze potenzialmente nocive e che pertanto innescano uno stop al senso di fame combinando molecole presenti nella radice di cicoria e genziana e nella corteccia di china note per il loro spiccato sapore amaro. Se assunte un’ora prima dei pasti – aggiunge Novellino – sono capaci di rallentare la motilità gastrica e stimolare simultaneamente la liberazione, da parte delle prime vie digerenti, della colecistochinina (CCK) che ha l’effetto fisiologico di indurre uno spiccato senso di sazietà e di bloccare l’assunzione di ulteriore cibo inducendo un sensazione di pienezza dello stomaco”. Il prodotto Eatstop, a base di Gengricin, è stato testato mediante un trial clinico randomizzato della durata di 3 mesi su soggetti sovrappeso-obesi sottoposti a dieta ipocalorica. Il gruppo trattato con Gengricin, in soli tre mesi, ha permesso una perdita di peso di oltre il 10%, con riduzione della massa grassa di oltre il 20% ed un miglioramento della composizione corporea significativamente maggiore rispetto al gruppo di controllo a cui è stato somministrato il solo placebo.
Nello studio effettuato Gengricin è stato capace di ridurre l’assunzione di cibo ai pasti, di evitare gli attacchi di fame improvvisa e di mantenere un senso di sazietà tra un pasto e l’altro abolendo l’abitudine a tutti gli spuntini fuori orario.




