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Obesità, la continuità è la vera terapia: perché 1 paziente su 2 interrompe il trattamento nel primo anno

Obesità: cronicità, aderenza e nuove opzioni integrate al centro della Giornata Mondiale del 4 marzo.

Obesità significa confrontarsi con una malattia cronica che richiede tempo, stabilità e strategie personalizzate. Eppure, proprio la continuità terapeutica resta il punto più fragile: secondo una revisione pubblicata su Obesity Reviews, che ha analizzato 21 studi sull’aderenza ai percorsi di gestione del peso, circa 1 paziente su 2 abbandona il trattamento entro il primo anno. Un dato che pesa come un macigno in una condizione in cui la costanza è parte integrante del risultato clinico. In occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, che si celebra oggi 4 marzo, l’attenzione si concentra proprio su questo nodo cruciale: costruire percorsi sostenibili nel tempo, capaci di integrare strumenti farmacologici e non farmacologici, adattandoli alle diverse fasi della malattia e della vita della persona.

Una malattia cronica che richiede stabilità nel tempo

In Italia l’obesità è riconosciuta come patologia cronica, un passaggio che ha modificato profondamente l’approccio clinico. Non si tratta più di “perdere peso”, ma di gestire una traiettoria di lungo periodo, fatta di fasi diverse e bisogni differenti. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, il 43% degli adulti italiani è in eccesso ponderale e oltre il 10% presenta obesità. Un’analisi dell’IQVIA aggiornata in occasione della Giornata Mondiale stima oggi quasi 6 milioni di persone obese (11,8% della popolazione adulta) e 17,3 milioni in sovrappeso, pari a circa un adulto su tre. Il problema non è soltanto l’elevata prevalenza, ma il peso delle comorbidità: tra le principali condizioni associate figurano l’ipertensione (51,4%), le malattie cardiovascolari (27,5%) e il diabete di tipo 2 (25,1%), con un impatto clinico ed economico rilevante per il Servizio sanitario. Come sottolinea Mikiko Watanabe, endocrinologa e docente alla Sapienza Università di Roma, «nelle malattie croniche non esiste una soluzione unica, ma la strategia più adatta alla persona e alla fase che sta attraversando. La gestione del peso non si gioca sui chili persi nelle prime settimane, bensì sulla capacità di stabilizzare il risultato nel tempo». Una risposta progressiva e ben tollerata, infatti, aumenta la probabilità di aderenza nei mesi successivi, trasformando un cambiamento iniziale in un beneficio clinico duraturo.

Aderenza e innovazione: il ruolo delle nuove terapie

Il quadro terapeutico dell’obesità è in forte evoluzione. L’ultimo anno ha registrato una crescita esponenziale dei trattamenti farmacologici indicati per la gestione del peso, tra cui molecole come semaglutide e tirzepatide, segno di una crescente presa in carico specialistica del paziente. Secondo l’Osservatorio Obesità IQVIA, nel 2025 il mercato di questi farmaci è più che triplicato rispetto al 2024: la spesa ha raggiunto i 247 milioni di euro contro i 70 milioni dell’anno precedente (+257%). Parallelamente si amplia il numero di specialisti coinvolti nella gestione: non solo endocrinologi e dietologi, ma anche medici di medicina generale, cardiologi e altri specialisti. Accanto alle opzioni sistemiche, si stanno affermando anche approcci non sistemici. È il caso di Plenity, dispositivo medico basato su un idrogel superassorbente che agisce localmente a livello gastrico e intestinale. Nel trial GLOW, pubblicato sulla rivista Obesity, 6 persone su 10 hanno ottenuto una riduzione di peso clinicamente significativa e oltre 1 su 4 ha superato il 10%, con una buona tollerabilità. La tecnologia, approvata dalla FDA e marcata CE, è composta da un polimero derivato dalla cellulosa e acido citrico. Assunta con acqua prima dei pasti, si espande formando una matrice tridimensionale che simula l’effetto volumetrico delle fibre vegetali, favorendo una sazietà precoce e naturale, per poi essere eliminata senza assorbimento sistemico. Secondo Alessandro Sannino, professore di Scienza dei Materiali all’Università del Salento e ideatore della tecnologia, il punto chiave non è semplicemente il rigonfiamento, ma il comportamento strutturale del materiale lungo il transito digestivo: stabilità, elasticità e disgregazione controllata sono alla base del profilo di sicurezza.

Superare la logica della performance

Obesità significa anche cambiare narrazione. Ridurre questa condizione a una questione di volontà individuale significa ignorarne la complessità biologica e clinica. Il riconoscimento normativo come malattia cronica e la disponibilità di strumenti terapeutici diversificati segnano un passaggio culturale oltre che medico. La vera sfida, oggi, è costruire continuità: intervenire precocemente sul senso di sazietà, gestire la fame e i momenti critici della giornata, integrare soluzioni diverse lungo il percorso. Solo così la gestione dell’obesità può diventare un progetto di salute strutturato e sostenibile, non una rincorsa intermittente alla bilancia.

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