Alzheimer, l’Europa si misura con l’innovazione: diagnosi precoce e una governance più solida

Dal progetto internazionale MindShift nasce una roadmap condivisa per trasferire più rapidamente i progressi della ricerca sulle demenze nella pratica clinica e garantire accesso equo e sostenibile alle terapie che modificano l’andamento della malattia


La gestione dell’Alzheimer sta attraversando una fase interessante. L’avanzamento della ricerca sulle demenze in neurologia, l’arrivo di biomarcatori più maneggevoli e l’emergere di terapie capaci di modificare il decorso della malattia stanno ridisegnando il modo in cui i sistemi sanitari europei dovranno affrontare una delle principali questioni di salute pubblica del nostro tempo. In questo scenario, la capacità di programmare, coordinare e integrare percorsi diagnostico‑assistenziali diventa un elemento decisivo per trasformare il progresso scientifico in benefici reali per milioni di persone.

Le terapie di ultima generazione per l’Alzheimer aprono prospettive inedite, ma richiedono un approccio rigoroso per valutarne l’impatto clinico e organizzativo. È un equilibrio delicato, come ha ricordato Mario Zappia, presidente della Società Italiana di Neurologia (SIN): “La scommessa è trovare un punto di equilibrio tra accesso all’innovazione e tutela dei malati nell’interesse delle tante famiglie che vivono l’impatto di una patologia come l’Alzheimer. In questo senso, il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica e pazienti è essenziale per definire modalità di utilizzo appropriate, sicure e sostenibili”. Un richiamo che sintetizza bene la fase attuale: l’innovazione c’è, ma va governata. È proprio da questa consapevolezza che nasce MindShift – A cross-country mission to reshape Alzheimer’s Care, iniziativa internazionale che ha riunito a Roma esperti, istituzioni e rappresentanti dei pazienti da 12 Paesi europei. L’obiettivo è ambizioso: colmare il divario tra ciò che la scienza oggi rende possibile e ciò che i sistemi sanitari riescono effettivamente a offrire in termini di diagnosi e terapie. Il documento di consensus firmato al termine dei lavori indica una direzione chiara: integrare la diagnosi nei percorsi assistenziali, garantire accesso equo e tempestivo alle nuove terapie, rafforzare le strutture sanitarie e adottare una pianificazione di lungo periodo, sostenuta da una regia europea più forte.

La relazione conclusiva, il white paper finale, individua cinque priorità condivise che hanno delineato una roadmap continentale: portare la diagnosi biologica nella pratica clinica quotidiana, allineare modelli organizzativi e di rimborso per favorire l’accesso alle terapie innovative, potenziare le infrastrutture sanitarie, pianificare con una visione strategica e rafforzare il coordinamento tra Paesi. Un cambio di passo necessario per superare approcci frammentati e spesso tardivi nella presa in carico. L’urgenza è confermata dai numeri. In Europa si stimano circa 9 milioni di persone con demenza, destinate a superare i 14 milioni entro il 2050. In Italia i pazienti sono oltre un milione, di cui circa il 60% con Alzheimer, con un impatto enorme su famiglie, caregiver e sostenibilità del welfare. La demenza genera costi globali superiori ai 1.300 miliardi di dollari, mentre nel nostro Paese il peso economico è stimato in circa 23 miliardi di euro l’anno. Una pressione crescente che richiede risposte sistemiche.

Anche la Commissione Europea guarda con attenzione a questa trasformazione. In un messaggio inviato ai partecipanti, il commissario europeo per la salute e il benessere degli animali, Olivér Várhelyi, ha sottolineato: “Bruxelles sostiene il rinnovamento dell’assistenza, promuovendo ricerca, biotecnologie e accesso alle terapie. Con iniziative come Healthier Together e il Biotech Act, lavoriamo per facilitare innovazione, sviluppo di nuovi farmaci e traduzione dei progressi scientifici in cure efficaci per i pazienti in tutta Europa. Per questo la vostra determinazione nel ripensare l’assistenza all’Alzheimer è così importante e potete contare sul sostegno della Commissione Europea”.

Il quadro epidemiologico e socioeconomico è chiaro, come ha ribadito Angela Bradshaw, Director for Research di Alzheimer Europe: “Il nostro rapporto del 2026 evidenzia chiaramente il crescente impatto della demenza in Europa, con una prevalenza che dovrebbe superare i 14 milioni di persone entro il 2050. Questi dati riflettono una sfida urgente per le persone, i sistemi di assistenza e le società, una sfida che non può più essere ignorata. È fondamentale garantire un accesso equo e tempestivo alla diagnosi, alle cure, all’assistenza e al sostegno, sfruttando i recenti progressi della ricerca per migliorare la vita delle persone affette da demenza”.

La buona notizia è che la gestione dell’Alzheimer è entrata in una fase di cambiamento. Pur non esistendo ancora una cura definitiva del deterioramento mentale, oggi sono disponibili terapie che agiscono sui meccanismi biologici della malattia, rallentandone la progressione e ritardando il declino cognitivo, soprattutto se somministrate nelle fasi iniziali. È qui che la diagnosi biologica assume un ruolo decisivo: grazie ai nuovi biomarcatori ematici, è possibile individuare la malattia molto prima e identificare con maggiore precisione i pazienti che possono beneficiare dei trattamenti. Accanto alle terapie sintomatiche, si sta affermando un approccio potenzialmente modificante il decorso della patologia, a condizione di intervenire tempestivamente.

La ricerca guarda già oltre, esplorando la possibilità di agire in fasi primordiali, prima della comparsa dei sintomi. Un orizzonte che rende urgente costruire sistemi sanitari capaci di accompagnare questo progresso, evitando che l’innovazione resti confinata nei laboratori o nelle pubblicazioni scientifiche. MindShift nasce per fare in modo che i progressi della scienza incontrino l’impegno della politica e si traducano in trattamenti tempestivi, appropriati ed equi. Il documento di consenso non si limita a registrare l’innovazione, ma propone di costruire sistemi in grado di renderla concreta, garantendo benefici reali per le persone che vivono con l’Alzheimer e per la sostenibilità dei servizi sanitari. Una possibilità che fino a pochi anni fa non esisteva.

Il percorso romano della delegazione internazionale ha incluso anche un incontro presso la Camera dei Deputati con l’Intergruppo parlamentare sull’Alzheimer, impegnato da anni nel miglioramento dell’ecosistema nazionale, e una visita al Policlinico Tor Vergata, una delle realtà ospedaliere di riferimento nella gestione delle patologie neurologiche. Un’occasione per osservare sul campo le sfide della diagnosi precoce, dell’identificazione dei pazienti e della presa in carico multidisciplinare, elementi considerati cruciali per portare l’innovazione nella pratica clinica. MindShift è una missione transnazionale che promuove il dialogo tra decisori, clinici e rappresentanti dei pazienti in un percorso condiviso fondato sulla fiducia e sulla ricerca di soluzioni condivise. All’iniziativa romana, in San Lorenzo in Lucina (nella prestigiosa sede Cattaneo Zanetto Pomposo & Co.) hanno partecipato delegazioni da Italia, Germania, Francia, Olanda, Spagna, Polonia, Austria, Estonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Svezia e Bulgaria. Il progetto è realizzato con il patrocinio di AIMA, Fondazione Roma, SIBIOC, SIF e SIN, e con il supporto non condizionante di Lilly, Biogen, Eisai, Fujirebio, GE Healthcare, Roche SpA, Roche Diagnostics SpA e Siemens Healthineers.

La prospettiva sarà ora quella di trasformare la visione d’insieme in procedure operative. Perché l’innovazione, da sola, non basta: servono sistemi sanitari pronti, percorsi diagnostici solidi, modelli organizzativi adeguati e una governance capace di garantire che ogni paziente, in ogni Paese, possa accedere alle opportunità terapeutiche che la scienza oggi rende possibili. MindShift indica la strada. Sta all’Europa percorrerla.

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