Emicrania: accesso equo, nuovi modelli organizzativi e cure innovative per una patologia invalidante e non riconosciuta nei LEA

L’Italia è fra i Paesi con minore accesso alle più recenti terapie preventive specifiche per l’emicrania: solo il 5% dei pazienti potenzialmente candidabili a tali terapie vi accede effettivamente. Modificare l’approccio per garantire maggiore equità di accesso all’innovazione, inserire l’emicrania tra le cronicità del Piano Nazionale Cronicità e nei LEA e valutare un nuovo finanziamento per i progetti regionali.

Questi alcuni dei temi del ‘Progetto Emicrania’ su cui si sono confrontati Istituzioni, Società Scientifiche, professionisti, decisori regionali e nazionali, durante la tavola rotonda ‘Emicrania una priorità dimenticata – Regioni a Confronto. Verso un modello nazionale: differenze e convergenze regionali’, realizzata grazie al contributo incondizionato di Abbvie, Pfizer e Teva, all’interno delG19+2 SANITÀ: REGIONI A CONFRONTO di Motore Sanità.

L’emicrania rappresenta una delle patologie neurologiche più diffuse e disabilitanti a livello mondiale, con una prevalenza in Italia pari all’11% della popolazione (oltre 6,5 milioni di persone) ed è la prima causa di disabilità tra i 15 e i 49 anni, con un impatto economico che supera i 3,5 miliardi di euro l’anno, con costi diretti e indiretti per la forma cronica che possono raggiungere 13.000 euro a paziente. A fronte di questo burden, la spesa pubblica per i farmaci emicranici in Italia resta contenuta: circa 36,5 milioni di euro, meno dello 0,15% della spesa farmaceutica SSN.

Nonostante la ricerca scientifica abbia rivoluzionato la gestione dell’emicrania, persistono criticità organizzative e disomogeneità territoriali nella presa in carico dei pazienti, la necessità di estendere la prescrizione in regime di rimborsabilità anche agli specialisti territoriali oltre che ai Centri Cefalee e la difficoltà del paziente ad afferire a questi centri in modo tempestivo. Diventa fondamentale che l’emicrania rientri tra le patologie croniche di rilevanza nazionale e nei LEA e che si valuti la possibilità di rifinanziamento del fondo per progetti regionali dedicati all’emicrania.

Queste le parole di Cristina Tassorelli, professore ordinario di Neurologia all’Università di Pavia e direttrice Headache Science Center, Istituto Neurologico Mondino IRCCS di Pavia “l’emicrania è una delle principali cause di disabilità nel mondo, ma continua a essere sottovalutata nelle politiche sanitarie. Oggi disponiamo di conoscenze e terapie innovative in grado di cambiare radicalmente la vita dei pazienti, ma persistono importanti differenze regionali nell’accesso alla diagnosi, ai centri specialistici e ai trattamenti. È necessario superare queste disuguaglianze e costruire un modello assistenziale condiviso che garantisca equità di accesso e qualità delle cure su tutto il territorio nazionale. Il confronto tra Istituzioni, società scientifiche e associazioni dei pazienti rappresenta un’opportunità concreta per valorizzare le esperienze più efficaci e favorire la convergenza verso un modello nazionale capace di garantire equità, appropriatezza e continuità assistenziale. Riconoscere l’emicrania come una priorità di salute pubblica significa migliorare la qualità di vita di milioni di persone e ridurre un rilevante costo sociale ed economico per il Paese”.

Bruno Colombo, presidente eletto ANIRCEF (Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca delle Cefalee), Centro Cefalee del San Raffaele ha dichiarato come “pur essendo la patologia con maggior impatto sulla qualità di vita nell’età riproduttiva, l’emicrania rimane ancor oggi in ambito medico una problematica scarsamente valutata e di conseguenza trattata in colpevole ritardo. Il paziente medio (per il 70% donna), arriva alla prima diagnosi dopo 10 anni di storia e quando soffre già di almeno 10 giorni/mese di cefalea. Ciò comporta una maggior difficoltà nella gestione di un quadro clinico già compromesso. L’obiettivo futuro sarà quello di poter arrivare ad una diagnosi precoce e alla impostazione in tempi rapidi di una terapia adeguata, personalizzata ed efficace che possa evitare la trasformazione e la evoluzione della malattia in una forma cronica. Per questo, servirà un progetto integrativo fra medici di medicina generale, specialisti del territorio e centri cefalee, che permetta la creazione di una rete assistenziale multidisciplinare, equa e uniforme in grado di sostenere un modello di presa in carico omogeneo ed inclusivo su tutto il territorio nazionale”.

Simona Guerzoni, responsabile Centro cefalee Policlinico Modena e coordinatrice Progetto EmiCare ha detto che “l’emicrania non è semplicemente un mal di testa, ma una patologia neurologica complessa che può compromettere profondamente la qualità di vita, il lavoro, le relazioni sociali e familiari di chi ne soffre. Per questo diventa fondamentale superare le disuguaglianze ancora presenti nell’accesso alle cure e costruire modelli assistenziali sempre più integrati e vicini ai bisogni dei nostri pazienti. In Emilia-Romagna, attraverso il progetto EmiCare, stiamo sviluppando una rete che mette in connessione medicina generale, territorio e centri specialistici, favorendo percorsi condivisi e un accesso appropriato alle terapie innovative, ma soprattutto fornendo informazioni dirette ai nostri pazienti. Il confronto tra le Regioni rappresenta oggi un passaggio importante e strategico per valorizzare le esperienze più virtuose e trasformarle in un patrimonio comune. L’obiettivo deve essere quello di garantire a ogni persona con emicrania, indipendentemente dal luogo di residenza, la possibilità di ricevere una presa in carico qualificata, tempestiva e personalizzata. Solo così potremo riconoscere davvero l’emicrania come una priorità di salute pubblica e dare risposte concrete a una delle principali cause di disabilità nella popolazione femminile adulta”.

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