L’impiego degli alimenti a fini medici speciali nei casi di malnutrizione per tumore genera benefici dal punto di vista della prognosi, e risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale. I dati aggiornati presentati in Senato
La relazione tra stato nutrizionale e percorso terapeutico in oncologia è un tema che negli ultimi anni ha assunto una rilevanza crescente, non solo per le implicazioni in termini di salute, ma anche per l’impatto organizzativo ed economico sui sistemi sanitari. In un contesto in cui la cura dei tumori evolve rapidamente e la complessità dei trattamenti aumenta, la nutrizione clinica emerge come un elemento che contribuisce a definire la qualità dell’assistenza, la prognosi e la sostenibilità complessiva delle cure. Non si tratta di un intervento accessorio, ma di una componente che incide sulla tolleranza ai trattamenti, sulla prevenzione delle complicanze e sulla possibilità di mantenere continuità terapeutica, soprattutto nelle fasi più delicate del percorso di cura.
Secondo le evidenze presentate nella conferenza stampa “Nutrizione clinica in oncologia: un investimento ad elevato ritorno. Il valore economico degli Alimenti a Fini Medici Speciali nella cura dei pazienti oncologici in Italia”, che si è tenuta nella Sala Nassirya di Palazzo Madama a Roma per iniziativa della senatrice Elena Murelli, la nutrizione clinica rappresenta un tassello essenziale della presa in carico. I risultati preliminari dello studio “Stima del valore economico degli alimenti a fini medici speciali (AFMS) nella gestione dei pazienti oncologici in Italia”, di prossima pubblicazione, indicano che l’impiego dei supplementi nutrizionali nei pazienti oncologici di nuova diagnosi con malnutrizione richiederebbe un investimento di circa 50 milioni di euro l’anno, a fronte di costi evitati stimati in 95 milioni. Un saldo positivo che conferma la natura di investimento ad alto rendimento, capace di generare un beneficio netto per il Servizio Sanitario Nazionale e di migliorare gli esiti clinici.
La malnutrizione, come ricordato durante l’incontro, riguarda oltre il 50% dei pazienti oncologici già alla prima visita, prima ancora dell’avvio delle terapie. Può essere presente alla diagnosi o manifestarsi nel corso del trattamento, favorita dagli effetti collaterali, dalla difficoltà ad alimentarsi, dalla perdita di peso e dalla riduzione della massa muscolare. I tumori del distretto testa-collo, dell’esofago, dello stomaco, del pancreas, del fegato e del polmone sono tra quelli maggiormente associati a un rischio nutrizionale elevato. Quando non riconosciuta e trattata tempestivamente, la malnutrizione compromette la risposta alle terapie, aumenta le tossicità, prolunga le degenze, incrementa le riammissioni e peggiora la qualità di vita. Il suo impatto economico è altrettanto rilevante: la malnutrizione da malattia, di cui i pazienti oncologici costituiscono una quota significativa, comporta un costo stimato tra 2,5 e 10 miliardi di euro l’anno per il SSN.
Maurizio Muscaritoli, Presidente della Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo e Professore ordinario di Medicina Interna alla Sapienza Università di Roma, ha ricordato che perdita di peso involontaria, riduzione degli apporti alimentari e perdita di massa muscolare sono elementi predittivi indipendenti di prognosi infausta. “Riducono la aspettativa di vita, aumentano il rischio di tossicità dei trattamenti, le riospedalizzazioni, la durata dei ricoveri e compromettono la qualità di vita”, ha spiegato, sottolineando come la nutrizione clinica debba essere considerata parte integrante del percorso terapeutico. Gli Alimenti a Fini Medici Speciali, in particolare i supplementi nutrizionali orali, sono definiti strumenti validi, sicuri e costo‑efficaci, soprattutto se utilizzati sotto controllo medico e all’interno di percorsi appropriati di prescrizione e monitoraggio.
Lo studio illustrato in Senato ha valutato la sostenibilità dell’impiego dei supplementi nutrizionali orali nei pazienti oncologici di nuova diagnosi con malnutrizione, adottando la prospettiva del SSN e un orizzonte temporale di un anno. L’analisi ha considerato i pazienti con alterazioni dello stato nutrizionale alla prima visita, con particolare attenzione ai tumori di testa-collo, stomaco, esofago, pancreas, polmone e colon-retto. L’investimento stimato in 50 milioni di euro l’anno sarebbe compensato da costi evitati pari a circa 95 milioni, grazie alla riduzione di eventi sanitari come riospedalizzazioni, accessi al pronto soccorso e visite di controllo. Il beneficio economico netto per il SSN ammonterebbe quindi a circa 45 milioni di euro annui. Il Prof. Paolo Sciattella, CEIS‑EEHTA, Università di Roma Tor Vergata, ha evidenziato come le valutazioni economiche siano strumenti cruciali per orientare le decisioni di allocazione delle risorse. “L’impiego dei supplementi nutrizionali orali appare una strategia clinicamente rilevante ed economicamente sostenibile, in grado di generare un ritorno dell’investimento già nel primo anno”, ha dichiarato.
Nonostante la solidità delle evidenze, l’accesso agli alimenti a fini medici speciali è disomogeneo sul territorio nazionale. In assenza di un pieno riconoscimento nei Livelli Essenziali di Assistenza, la possibilità di ricevere gratuitamente questi prodotti dipende dalle scelte regionali e, in alcuni casi, dalle modalità organizzative delle singole ASL. Ne deriva una situazione disomogenea, in cui alcuni pazienti accedono ai supporti nutrizionali necessari mentre altri devono affrontare costi diretti, iter complessi o rinunciare al trattamento. Luca Cordaro, Presidente Tavolo Nutrizione Medica di Unione Italiana Food, ha ricordato che la nutrizione clinica rappresenta un’opportunità concreta per migliorare la vita dei pazienti e che la malnutrizione può aggravare il percorso terapeutico. Ha sottolineato l’importanza di intervenire precocemente e in modo appropriato, superando le disuguaglianze regionali e valorizzando il ruolo delle aziende che, attraverso ricerca e innovazione, sviluppano soluzioni nutrizionali sempre più mirate.
La voce dei pazienti, rilanciata da Francesco De Lorenzo, Past President FAVO, ha aggiunto un ulteriore elemento di riflessione. La malnutrizione, ha spiegato, è un problema clinico e socio‑economico rilevante, aggravato dal prolungamento delle degenze e dai frequenti nuovi ricoveri. Gli alimenti a fini medici speciali sono definiti una terapia fondamentale, spesso salvavita, ma la loro esclusione dai LEA genera profonde disuguaglianze. La ricerca presentata al Senato dimostra che fornire tempestivamente questi supplementi ai pazienti a rischio non è una spesa, ma un investimento sostenibile, poiché il costo viene compensato dal risparmio generato dalle complicanze evitate. Questo risultato, ha aggiunto, rafforza l’impegno di FAVO nel promuovere l’inserimento degli alimenti a fini medici speciali nei LEA. “Gli Alimenti a Fini Medici Speciali – ha commentato da parte sua Ugo Della Marta, Direttore Generale dell’igiene e della sicurezza nutrizionale del Ministero della Salute – devono essere utilizzati secondo criteri di appropriatezza, sulla base di una prescrizione e di un monitoraggio. All’interno del Tavolo Nazionale sulla Sicurezza Nutrizionale (TANSIN), stiamo dedicando particolare attenzione alla questione, guardando all’obiettivo dell’erogabilità uniforme su tutto il territorio nazionale”.
Alla conferenza, moderata dal giornalista Daniel Della Seta, sono intervenuti anche Ugo Della Marta, Umberto Agrimi dell’Istituto Superiore di Sanità, Emanuele Monti della Regione Lombardia e Antonello Aurigemma, Presidente del Consiglio regionale del Lazio. La senatrice Murelli (foto sotto) ha ribadito che la nutrizione clinica è un elemento essenziale del percorso di cura e non può essere considerata un intervento accessorio. Ha sottolineato che garantire un adeguato supporto nutrizionale significa migliorare gli esiti clinici, la qualità di vita e contribuire alla sostenibilità del SSN. I dati dello studio, ha affermato, mostrano come investire negli alimenti a fini medici speciali produca benefici concreti sia sul piano sanitario sia su quello economico. Ha concluso richiamando la necessità di uniformare l’accesso su tutto il territorio nazionale e di riconoscere pienamente gli alimenti a fini medici speciali nei livelli essenziali di assistenza, per garantire equità e tutela dei pazienti più fragili.





