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Alcol e fumo, italiani bocciati negli stili di vita Istat. Sedentari, come tornare in forma senza soffrire

I dati Istat sugli stili di vita degli italiani, diffusi a fine anno, disegnano uno spaccato della nostra società, rivelando luci e ombre che meritano una riflessione anche in tema salute e benessere. L’indagine “Aspetti della vita quotidiana”, che si riferisce al 2023, ha appurato che un italiano adulto su sei tende a esagerare con l’alcol, segno che, in un contesto di convivialità e socializzazione, è facile perdere la misura. E i giovani? Un adolescente su 30 consuma alcolici con una certa regolarità, ma non è il momento di puntare il dito; piuttosto, possiamo vedere in questi dati un invito a coinvolgere comunità, famiglie e istituzioni per promuovere una cultura della sobrietà, a partire dalla scuola. Programmi di educazione alimentare e sport possono contribuire a costruire un futuro migliore per le nuove generazioni.

Per quanto riguarda il fumo di tabacco, il 18,7% della popolazione è fumatore, dato in leggera flessione rispetto al 2022. Tra questi, la prima sigaretta a 11 anni. Gli uomini fumano più delle donne ma la forbice si sta assottigliando.

Gli ultimi dodici mesi, secondo i rilevamenti dell’istituto di statistica, hanno evidenziato un trend costante riguardo il peso in eccesso nella popolazione italiana, con il 46,3% degli adulti di 18 anni e oltre che risulta in eccesso di peso. Di questi, il 34,6% è classificato come sovrappeso e l’11,8% come obeso. Sebbene i dati complessivi siano stabili rispetto all’anno precedente, si segnala un incremento della percentuale di persone obese in confronto a quelle in sovrappeso, un aspetto che merita attenzione.

Emergenza sovrappeso anche negli anni dell’infanzia e adolescenza, uno su quattro (26,7%) nella fascia di età tra i 3 e i 17 anni è in eccesso di peso, con una percentuale che raggiunge il 33% nella fascia di età tra i 3 e i 10 anni. Questo suggerisce la necessità di interventi mirati per contrastare l’aumento del sovrappeso tra i più giovani.

D’altro canto, si registrano segnali di miglioramento nell’attività fisica: nel 2023, il 35% delle persone di 3 anni e più è sedentario, con un calo del 2,2% rispetto all’anno precedente e una diminuzione di sei punti rispetto a dieci anni fa. Questo potrebbe indicare una maggiore consapevolezza riguardo l’importanza dell’attività fisica nella salute.

Relativamente alle donne, la recente relazione del Ministero sulle azioni di promozione della Medicina di Genere ha rivelato una maggiore incidenza di malattie croniche e di sofferenza psichica. Le donne registrano 149,6 casi per 1.000 di malattie croniche gravi, rispetto ai 144,7 casi per gli uomini. La disparità aumenta ulteriormente quando si considera la presenza di due o più malattie croniche: 244 donne per 1.000 contro 170 uomini.

Una buona notizia, le donne sembrano avere uno stile di vita più sano rispetto agli uomini, un dato confermato, secondo gli esperti, da tassi di mortalità evitabile significativamente più bassi (11,6 per 10.000 abitanti per le donne rispetto a 21,7 per gli uomini). La mortalità prevenibile, che è strettamente legata agli stili di vita, mostra un valore di 14,9 per 10.000 uomini rispetto a 5,6 per le donne, sottolineando la necessità di promuovere comportamenti salutari tra la popolazione maschile.

Come possiamo individuare soluzioni, e promuovere sani stili di vita senza cadere nel pregiudizio e nei luoghi comuni? È bene tenere aperto un dialogo inclusivo benevolo, affinché il benessere (perdere peso, smettere di bere e di fumare, fare attività fisica) siano visti come traguardi alla portata di tutti. La strada da percorrere è faticosa, ma con un pizzico di consapevolezza e l’aiuto di persone esperte in grado di sostenerci, possiamo farcela.

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