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Cataratta e occhio secco, che fare? Risponde la presidente dell’Associazione Italiana Medici Oculisti

Alessandra Balestrazzi, Presidente AIMO – Associazione Italiana Medici Oculisti, affronta temi che affliggono milioni di persone in Italia: cataratta e occhio secco: si può fare prevenzione? In cosa consiste lo screening? Vediamo quali sono i trattamenti avanzati per non compromettere la qualità della vita.

In cosa consiste la cataratta? È possibile prevenirla? La cataratta è trattata principalmente con la chirurgia. Questo intervento può comportare l’insorgenza di complicanze?

“La cataratta è l’opacizzazione del cristallino, una lente che tutti noi abbiamo all’interno dell’occhio e che serve per la messa a fuoco. Questa lente con l’avanzare dell’età perde le sue caratteristiche e va incontro ad una progressiva opacizzazione. La cataratta è presente in circa il 70% delle persone anziane, ma può essere anche l’esito di traumi, di malattie metaboliche, di alcune terapie, oppure frequentemente può essere presente nei pazienti miopi, specie se affetti da miopia elevata”.

La cataratta può insorgere anche più precocemente, intorno ai 40-50 anni. Fare prevenzione è sempre una buona norma. Per prima cosa è sempre opportuno proteggere l’occhio, e quindi il cristallino, dai raggi ultravioletti indossando il più possibile occhiali da sole; bisognerebbe evitare i cortisonici assunti per lunghi periodi soprattutto per via sistemica; tutti coloro che lavorano in ambienti a rischio, ad esempio i radiologi, devono sottoporsi a controlli oculistici periodici. L’intervento chirurgico di cataratta è uno dei più sicuri e dei più eseguiti al mondo. Tuttavia, è pur sempre un intervento invasivo e come tale può comportare qualche volta l’insorgenza di complicanze che con le nuove tecnologie automatizzate molto precise e raffinate, sono sempre meno frequenti. È comunque importante studiare attentamente il paziente prima dell’intervento per classificare il tipo di cataratta, ci sono casi più complicati per i quali l’intervento va preparato in maniera adeguata, prendendo tutte le precauzioni possibili. Altra questione fondamentale per evitare complicazioni, riguarda il paziente. È molto importante attenersi a tutte le prescrizioni e alle raccomandazioni che lo specialista rilascia dopo l’intervento, e che vanno seguite con scrupolo, comprese le date dei controlli post-intervento.

Quali mezzi si impiegano per risolvere un problema di cataratta?

“L’intervento chirurgico di cataratta è ambulatoriale. Questo fatto porta a ritenere che si tratti di una procedura semplice; nella realtà non è proprio così. Infatti, se l’intervento viene eseguito secondo gli standard delle linee guida più aggiornate e adottando le migliori tecnologie e i device innovativi, i costi sono elevati. La strumentazione che si utilizza è molto sofisticata, vengono impiegati lenti e farmaci durante l’intervento che sono piuttosto costosi e la stessa preparazione è delicata e impegnativa, così come la diagnostica preoperatoria; inoltre, bisogna considerare anche il coinvolgimento del personale medico e infermieristico specializzato nella fase preoperatoria, durante l’intervento e nel post-intervento”.

Quali costi comporta l’intervento di cataratta?

“I costi, secondo una stima approssimativa, si aggirano tra i 2.000 e i 3.000 euro. Eppure, attualmente la tariffa che il SSN rimborsa all’azienda sanitaria per un intervento di cataratta è di appena 900 euro; nel nomenclatore tariffario dei LEA aggiornati e di prossima applicazione, la quota era stata ulteriormente ridotta a 800 euro e ora portata a 900 euro. Rimborsi che, a nostro avviso, sono insufficienti a coprire in maniera appropriata e adeguata tutti i costi dell’intervento, specialmente se eseguito in maniera appropriata e se ci si trova di fronte a casi più complessi.

Quali sono le conseguenze derivanti da un insufficiente finanziamento dell’intervento di cataratta nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale?

“Le prime conseguenze derivate da queste decisioni, potrebbero consistere nella necessità di ridurre drasticamente il numero di interventi di cataratta eseguiti annualmente nel Servizio Sanitario Nazionale e nell’allungamento delle liste d’attesa. Tutto ciò potrebbe comportare, come conseguenza, il fatto che molti dei pazienti nei quali la cataratta mette a rischio la visione e le attività quotidiane, debbano necessariamente rivolgersi a strutture private, se hanno la possibilità economica di pagare autonomamente l’intervento”.

“Naturalmente un intervento di cataratta nel privato ha costi elevati, non accessibili alla maggioranza dei pazienti che, costretti a lunghi tempi di attesa, assisterebbero impotenti al peggioramento della vista e della loro qualità di vita. A questo punto, i costi diretti e indiretti aumenterebbero, anche perché la riduzione della vista può esporre il paziente a diverse problematiche, come cadute e fratture. Le azioni più urgenti che suggeriamo alla politica con la “Carta della salute dell’occhio” riguardano in primo luogo l’incremento dei finanziamenti pubblici destinati alla chirurgia della cataratta per potenziare l’erogazione degli interventi da parte degli ospedali e permettere la riduzione dei tempi d’attesa, in secondo luogo la revisione delle tariffe di rimborso per le prestazioni ambulatoriali affinché possano coprire i costi delle procedure, delle strumentazioni e delle tecnologie più innovative”.

La malattia dell’occhio secco, o dry eye, è piuttosto frequente e addirittura sottostimata. Di cosa si tratta? Ci sono fattori di rischio?

“L’occhio secco è una patologia che origina da un’alterazione del film lacrimale da cui deriva l’insorgenza di sintomi quali bruciore, sensazione di sabbia nell’occhio, fastidio alla luce. Una sintomatologia piuttosto aspecifica all’esordio che nel tempo diventa molto fastidiosa e rende difficile la vita quotidiana, specialmente per chi lavora al computer o se ci si trova all’aperto con il vento o al chiuso con l’aria condizionata. La malattia dell’occhio secco è più frequente nelle donne, correlata alle alterazioni ormonali che si verificano in menopausa; ulteriori fattori di rischio per l’occhio secco sono alcune patologie autoimmuni, passare molte ore davanti agli schermi di cellulari, tablet e computer, l’utilizzo prolungato di farmaci antidepressivi, antipertensivi e dei farmaci impiegati per la tiroide”.

Come si fa diagnosi?

“La diagnosi si può formulare sulla base della storia clinica del paziente, sulla visita oculistica completa e su una serie di test che possono identificare le eventuali alterazioni qualitative e quantitative della lacrimazione ed evidenziare alterazioni della congiuntiva e della cornea. Per il trattamento si inizia con terapie semplici come i sostituti lacrimali, l’utilizzo di occhiali da sole, la correzione delle abitudini davanti ai terminali. Importante ripetere i controlli oculistici e in alcuni casi è necessario ricorrere ad un approccio multidisciplinare che comprenda l’immunologo e il reumatologo, in quanto a volte si possono associare alla patologia dell’occhio secco problematiche in altri distretti dell’organismo. Sarebbe utile organizzare screening specifici per gli studenti delle scuole che fanno intenso uso di tecnologie digitali e introdurre percorsi di prevenzione per i pazienti oncologici, che possono incorrere in problemi della superficie oculare a causa degli effetti collaterali delle chemioterapie”.

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