Cinque vaccini per proteggere il cuore: le raccomandazioni dei cardiologi americani

L’American College of Cardiology aggiorna le linee guida per i pazienti cardiopatici. Riflettori puntati su influenza, polmonite, Covid, herpes zoster e virus sinciziale

La prevenzione vaccinale entra sempre più nel cuore della cardiologia. In vista della stagione influenzale 2025–26, l’American College of Cardiology ha aggiornato le linee guida, raccomandando cinque vaccinazioni fondamentali per le persone affette da patologie cardiache. L’obiettivo è duplice: proteggere i pazienti da infezioni potenzialmente gravi e ridurre il rischio di complicanze cardiovascolari, che possono essere innescate o aggravate da agenti patogeni comuni. Con questa esortazione, le società scientifiche americane rilanciano con forza il valore della profilassi, soprattutto per le categorie più fragili in ambito cardiovascolare.

Secondo le nuove indicazioni dell’American College of Cardiology, sono cinque i vaccini considerati prioritari per i pazienti cardiopatici. Le raccomandazioni arrivano in un momento delicato, in cui la fiducia della popolazione nei confronti delle immunizzazioni è messa alla prova da dubbi e disinformazione, anche all’interno della sanità pubblica.

Il primo vaccino indicato è quello contro l’influenza stagionale. Per la stagione 2025–26, la Food and Drug Administration ha approvato una nuova formulazione trivalente iniettabile, ritenuta più efficace per le persone con disturbi cardiaci. Per gli over 50, viene sconsigliata la versione spray nasale, meno indicata per chi presenta condizioni cliniche complesse.

Segue il vaccino contro la polmonite, raccomandato per tutti i cardiopatici a partire dai 19 anni. Le infezioni polmonari, infatti, possono rappresentare un fattore scatenante per eventi cardiovascolari acuti, come infarti e scompensi.

Il terzo vaccino è quello contro il Covid-19. “I benefici includono una riduzione dei rischi di infezioni gravi, infarti, morte, fibrillazione atriale, miocardite e pericardite”, sottolinea l’associazione dei cardiologi statunitensi. La protezione contro il virus SARS-CoV-2 resta cruciale, soprattutto per chi ha già una vulnerabilità cardiovascolare.

La quarta immunizzazione riguarda il virus respiratorio sinciziale (RSV), responsabile di gravi infezioni polmonari. Una dose unica è raccomandata per tutti gli over 75 e per i cinquantenni con disturbi cardiaci già diagnosticati. L’infezione da RSV, sebbene più nota per i suoi effetti nei neonati, può avere conseguenze severe anche negli anziani e nei pazienti fragili.

Infine, il vaccino contro l’herpes zoster, il virus che causa il fuoco di Sant’Antonio. Due dosi sono suggerite per gli over 50, poiché la malattia è associata a un aumento del rischio di infarti durante la fase acuta.

Le nuove linee guida si inseriscono in una strategia più ampia di prevenzione integrata, che considera il paziente cardiopatico non solo dal punto di vista strettamente cardiovascolare, ma anche immunologico. Le infezioni, infatti, possono agire come detonatori di eventi acuti, e la vaccinazione rappresenta uno strumento efficace per ridurre il carico clinico e migliorare la qualità della vita.

In un’epoca in cui la medicina si confronta con nuove sfide, dalla disinformazione alla frammentazione dell’assistenza, il messaggio dei cardiologi americani è netto: proteggere il cuore significa anche proteggere il sistema immunitario. E la vaccinazione, in questo senso, è una scelta consapevole e lungimirante.

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