Depressione, studio San Raffaele: interleuchine 2 migliora risposta a cure

È stato pubblicato sulla rivista scientifica Brain Behavior and Immunity, uno studio che dimostra per la prima volta la sicurezza ed efficacia della somministrazione di Interleukina 2 a basso dosaggio in pazienti depressi con disturbo depressivo maggiore (MDD) e bipolare (BD).

La ricerca è stata condotta dal professor Francesco Benedetti, responsabile dell’Unità di ricerca in Psichiatria e Psicobiologia Clinica e professore di Psichiatria all’Università Vita -Salute San Raffaele e dalla dottoressa Sara Poletti, ricercatrice dell’Unità di Psichiatria e Psicobiologia clinica dell’Irccs Ospedale San Raffaele – Turro.

LA RELAZIONE TRA INFIAMMAZIONE E DEPRESSIONE

Nonostante gli enormi miglioramenti nella psicofarmacologia antidepressiva basata su farmaci che agiscono direttamente sulla funzione dei neurotrasmettitori, un terzo dei pazienti con disturbo depressivo maggiore (Mdd) non raggiunge una remissione sintomatica completa e nei soggetti con trattamento iniziale inefficace si osservano molte ricadute nonostante la prosecuzione del trattamento apparentemente efficace, aprendo la strada alla depressione resistente al trattamento (Trd). Gli esiti sono ancora peggiori nel Disturbo Bipolare (Bd) che è stato associato a tassi di successo estremamente bassi dei farmaci antidepressivi.

Da queste basi è partita la necessità di una continua ricerca sui meccanismi patogenetici per rispondere alle esigenze cliniche di un trattamento antidepressivo più mirato ed efficace per un maggior numero di pazienti. Studi precedenti avevano già dimostrato che una attivazione infiammatoria sistemica precede e si associa alla comparsa di episodi depressivi nel corso del disturbo depressivo maggiore (Mdd) o del disturbo bipolare (Bd), in quanto portano ad un aumento della produzione di citochine, all’alterazione dell’espressione genica nelle cellule circolanti e alla attivazione della microglia cerebrale, con conseguente sovvertimento dell’equilibrio omeostatico nella produzione di neurotrasmettitori e nella manutenzione dell’apparato sinaptico dei neuroni.

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