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L’industria farmaceutica spinge l’export: un settore strategico che sostiene la crescita in Italia

Secondo gli ultimi report Istat, citati da Farmindustria, il comparto ha generato da solo 15 dei 19 miliardi di aumento dell’export manifatturiero, segnando un +28,5% in un anno


Nel panorama economico globale, la capacità di competere sui mercati internazionali rappresenta un indicatore cruciale di solidità e prospettiva. L’export non è soltanto una voce della statistica: è il risultato di filiere produttive robuste, investimenti continui in innovazione e una presenza industriale capace di generare valore aggiunto. In Italia, alcuni settori storicamente trainanti – dalla meccanica all’agroalimentare – hanno costruito l’immagine del Made in Italy nel mondo. Ma negli ultimi anni un comparto in particolare ha assunto un ruolo sempre più centrale, diventando un pilastro della crescita e della competitività nazionale: l’industria farmaceutica. È l’industria farmaceutica il vero motore della crescita dell’export italiano. Lo confermano i nuovi dati Istat, che fotografano un 2025 in cui il comparto registra un incremento del +28,5% rispetto al 2024, a fronte di un aumento del +3,2% del totale delle attività manifatturiere. Su 19 miliardi di euro di crescita complessiva delle esportazioni, ben 15 miliardi provengono dalla farmaceutica, che si conferma così il settore più dinamico del Made in Italy nel contesto internazionale. “Nel 2025 l’export del comparto ha registrato un incremento del +28,5% rispetto al 2024”, dichiara Marcello Cattani, Presidente Farmindustria. “Su 19 miliardi di euro di aumento complessivo delle esportazioni manifatturiere, ben 15 provengono dall’industria farmaceutica, che si conferma il settore trainante del Made in Italy nel quadro internazionale”.

Il settore si posiziona al giorno d’oggi come secondo comparto manifatturiero per valore dell’export, con 69,2 miliardi di euro, superato solo dalla meccanica. Cresce anche il suo peso sul totale delle esportazioni: l’11,3% del manifatturiero, più del doppio rispetto al 5% registrato nel 2015. Un balzo che testimonia un rafforzamento strutturale delle imprese italiane nel panorama competitivo globale. Farmindustria sottolinea che i numeri del 2025 riflettono anche un fenomeno di accumulo di scorte che potrebbe in parte assorbire quote dell’export nel 2026. Tuttavia, la tendenza di lungo periodo è inequivocabile: la farmaceutica italiana ha consolidato la propria posizione come settore ad alta intensità di innovazione, capace di attrarre investimenti, generare occupazione qualificata e sostenere la bilancia commerciale del Paese. Il contributo del comparto è determinante anche per l’andamento complessivo dell’industria nazionale. Senza l’export farmaceutico, la crescita del manifatturiero si sarebbe fermata al +0,7%, un dato che conferma il ruolo centrale del settore nella dinamica economica italiana.

“I numeri dimostrano la forza di un settore che investe in ricerca, innovazione e competenze altamente specializzate, generando valore per l’economia e per i territori”, prosegue Cattani. “Il Governo ha fissato l’obiettivo ambizioso di raggiungere 700 miliardi di euro di export entro il 2027: un traguardo reso possibile grazie al contributo fondamentale dell’industria farmaceutica”. Il presidente Farmindustria richiama anche il contesto internazionale, ricordando che la politica statunitense della Most Favored Nation potrebbe influenzare la competitività globale del settore. Per questo, sottolinea l’importanza di un quadro regolatorio nazionale che valorizzi innovazione e ricerca clinica, con percorsi value‑based in grado di sostituire il sistema di payback, strumenti di early access per le nuove terapie, un utilizzo pieno dei dati sanitari e una tutela costante del valore industriale del comparto.

“Una performance come quella del 2025 potrà essere consolidata solo attraverso un contesto capace di valorizzare innovazione e ricerca clinica”, conclude Cattani. “Il dialogo in corso con il Governo ci lascia ben sperare”. L’industria farmaceutica si conferma dunque non solo un’eccellenza scientifica e produttiva, ma anche un pilastro strategico per la crescita economica dell’Italia, capace di trainare l’export e rafforzare la posizione del Paese nei mercati globali.

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