Nessuna autorizzazione alla realizzazione e all’esercizio dell’attività sanitaria, personale privo di titoli per esercitare l’attività di cura, evasione delle imposte: sono solo alcuni dei reati individuati dalla Guardia di Finanza del Gruppo di Giugliano in Campania, del primo Nucleo operativo Metropolitano di Napoli e della Compagnia di Casalnuovo di Napoli, monitorando le principali piattaforme social. In particolare sono stati individuati otto soggetti che eseguivano autonomamente, nelle rispettive circoscrizioni di servizio, prestazioni di chirurgia e medicina estetica, senza le previste autorizzazioni. I responsabili dei centri abusivi pubblicizzavano, su profili di “TikTok”, trattamenti estetici invasivi – consistenti principalmente in iniezioni sottocutanee di botulino e acido ialuronico – che, per legge, devono essere effettuati da un medico chirurgo specializzato. I clienti venivano inoltre ricevuti presso locali appositamente adibiti alle attività o private abitazioni che sebbene dotate di lettini, luci e attrezzature professionali, sono apparsi in condizioni igieniche sanitarie precarie, privi di dispositivi medici idonei ad affrontare eventuali complicazioni emerse nel corso dei trattamenti. Come se non bastasse i responsabili, peraltro alcuni fruitori di reddito di cittadinanza o di assegno di inclusione, proponevano su rete i propri servizi a prezzi economicamente più vantaggiosi rispetto a quelli di mercato, in totale evasione di imposte.
“Nel nostro Paese non esiste una specializzazione in Medicina estetica e chiunque laureato in medicina può cimentarsi con trattamenti estetici che presuppongano pratiche invasive intendendosi per queste anche la semplice infissione di un ago sulla cute per un filler o l’iniezione di botulino – avverte Roberto D’Alessio, primario della unità complessa di chirurgia plastica e ricostruttiva del Cardarelli di Napoli – ma ormai, sempre più spesso, capita che questi centri, sprovvisti di autorizzazione, impieghino personale privo anche della laurea in medicina configurando non solo gravi reati ma anche gravi rischi per chi si sottopone ai trattamenti”.
Al termine dei controlli dunque, sotto il costante coordinamento delle Procure competenti territorialmente di Napoli, Napoli nord e Nord, le Fiamme Gialle hanno denunciato gli 8 responsabili per esercizio abusivo della professione medica e sequestrato 3 locali commerciali nella loro disponibilità, circa 3 mila euro in contanti, le attrezzature e le sostanze pericolose utilizzate, tra cui 130 fiale iniettabili di botulino, decine di confezioni di filler dermico e rimodellante iniettabile, oltre 160 siringhe di acido ialuronico, etichette di medicinale già somministrato, nonché oltre 3 mila tra aghi, siringhe sterili, provette, flaconi e tubetti di pomata anestetica.
Va ancora ricordato che la Medicina estetica non è una specializzazione e che un semplice laureato in medicina o un medico specializzato in altre discipline può effettuare trattamenti estetici anche invasivi ambulatoriali ma non chirurgici. Nel settore privato inoltre, le uniche specializzazione mediche richieste sono quelle in Anestesia e in Radiologia mentre nelle altre branche, almeno in teoria, con la sola laurea in medicina si potrebbe fare ogni tipo di intervento. Chiaramente emerge una lacuna legislativa. Il rischio è infatti di finire nei luoghi sbagliati e nelle mani sbagliate. Va ricordato che nessun intervento chirurgico è una passeggiata e tutti richiedono un’anestesia. Gli interventi di chirurgia plastica ed estetica possono diventare pericolosi se male eseguiti e se effettuati in luoghi non sicuri. Per concludere la Chirurgia estetica è un aspetto della Chirurgia plastica, dunque altro dalla Medicina estetica, disciplina non chirurgica che non esiste nel settore pubblico e per la quale non esiste un percorso di specializzazione ma che comunque è praticabile solo da chi sia laureato in medicina.
Un concetto chiarito ancora meglio da Roberto D’Alessio primario dell’unità operativa complessa di Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica del Cardarelli di Napoli, membro di varie società scientifiche (tra cui sicpre, aicpe, siust e isaps): “La Chirurgia estetica non è una procedura di Medicina estetica. Ciò detto qualunque ambulatorio, anche il più semplice, deve essere autorizzato e pone sempre la questione del rispetto di norme tese a garantire la qualità assistenziale del paziente. Ciò se parliamo di filler e altri interventi minori. Già una liposuzione è un intervento più complesso effettuato per eliminare accumuli di grasso, può essere eseguito anche in ambulatorio per piccoli interventi localizzati ma necessita invece di una struttura attrezzata se praticato su aree più estese. In quest’ultimo caso può diventare un intervento più impegnativo, da effettuate in ambienti protetti e dotati almeno di un’area di terapia sub intensiva”. Una tecnica per alcuni anni molto in voga, come il lipoflilling, ossia l’uso del grasso aspirato in alcune parti del corpo per riempire i glutei, è stato vietato negli Usa e anche in altri paesi europei in seguito a una serie di decessi per embolie gassose causate dal grasso insufflato in zone profonde e vascolarizzate. “Anche per la liposuzione esiste un rischio di embolia – conclude D’Alessio – negli interventi maggiori la sottrazione di grosse quantità di grasso sottocutaneo elimina anche molti liquidi con il rischio di incorrere in uno choc ipovolemico (riduzione del volume ematico) soprattutto se si interviene in zone delicate, come l’addome e l’interno cosce, aree anatomiche molto vascolarizzate. E’ per questo che gli interventi di liposuzione in particolare quelli maggiori vanno effettuati da personale specializzato in Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica e in ambienti adeguati e protetti. Esistono vari progetti di leggi tesi a disciplinare meglio attività ambulatoriali che oggi sfuggono a qualunque regola e capillarmente pubblicizzate sul web e suoi social”.




