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Fumata nera per il contratto della sanità: trattativa in stallo causa divisioni tra sindacati

Fumata nera sul contratto nazionale di lavoro della sanità. La vertenza, che riguarda oltre 580.000 addetti del Servizio Sanitario Nazionale, tra cui infermieri, tecnici e personale non medico, si è arenata a causa di profonde divisioni tra sindacati.

Dopo sette mesi di trattative sembrava che il traguardo fosse finalmente a portata di mano. Durante il confronto conclusivo presso l’Aran (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni), il fronte sindacale si è spaccato. Da un lato, i rappresentanti del Nursind, della Fials e della Cisl si erano mostrati favorevoli all’accordo, mentre dall’altro Cgil, Uil e Nursing Up hanno scelto di non firmare, è saltata per questo motivo la maggioranza necessaria per la ratifica del contratto.

La bozza finale del contratto per il periodo 2022-2024 prevedeva un aumento lordo di 172 euro mensili per 13 mensilità, oltre a una serie di misure normative significative, e qui i sindacati hanno preso le distanze. Andrea Bottega, rappresentante del Nursind, ha parlato di “un’occasione persa”, sostenendo che “i protagonismi danneggiano i lavoratori”. Secondo Bottega, l’elemento cruciale da considerare non erano le risorse economiche – che lui stesso ha definito “troppo poche” – ma piuttosto l’opportunità di avviare tempestivamente le nuove negoziazioni per il triennio 2025-2027, sfruttando i fondi già stanziati nella legge di bilancio.

La Cisl Fp ha espresso preoccupazione, definendo la decisione di far saltare il contratto come “grave”, poiché tocca direttamente le tasche di chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute dei cittadini. Il segretario ha sottolineato che l’accordo includeva misure significative per migliorare la qualità della vita lavorativa, come il riconoscimento del buono pasto in smart working, l’introduzione sperimentale della settimana corta e nuove tutele per il personale in età avanzata.

Al contrario, la Fp Cgil ha bocciato l’accordo, ritenendo la bozza insufficiente a soddisfare le necessità dei lavoratori. Le risorse per l’incremento salariale sono state giudicate esigue, prive di risposte adeguate riguardo alle indennità. Detto in altri termini, per incrementare le proprie entrate, le maestranze dovevano essere disposte a lavorare di più. Lo stesso tono critico è stato assunto da Nursing Up, che ha definito il contratto inadeguato e ha annunciato che non accetterà compromessi al ribasso.

La Uil Fpl ha chiesto al governo di stanziare risorse adeguate per un contratto dignitoso, evidenziando che le risorse attualmente disponibili sono del tutto insufficienti per recuperare il potere d’acquisto eroso negli anni. Con un’inflazione che sfiora il 17% netto, l’aumento complessivo proposto si ferma a un misero 6% lordo.

In un contesto di tensione crescente, l’Unione Sindacale di Base (Usb) ha organizzato una protesta sotto la sede dell’Aran, denunciando il contratto come “l’ennesimo attacco al Servizio Sanitario Nazionale”.

Da parte sua, il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, ha espresso delusione per l’accordo sfumato proprio in dirittura d’arrivo, affermando che “c’erano le condizioni per firmare e avviare rapidamente anche la trattativa per il successivo contratto 2025-2027”. Naddeo ha sottolineato che l’accordo avrebbe portato in dote molte delle misure che avrebbero potuto migliorare immediatamente le condizioni lavorative e di vita dei dipendenti della sanità.

Ora, l’incertezza regna sovrana. Naddeo ha dichiarato che “è difficile capire cosa succederà”, ammettendo che durante le giornate di contrattazione sono state esplorate tutte le vie per giungere a un compromesso. Eppure, la situazione attuale lascia intravedere un futuro problematico per i lavoratori del settore sanitario, che continuano a svolgere un ruolo essenziale nella salvaguardia della salute pubblica.

Le divisioni tra sindacati e la mancanza di un accordo significativo evidenziano la necessità di un ripensamento profondo delle politiche retributive e di valorizzazione del personale sanitario, che da troppo tempo attende risposte concrete e dignitose. La situazione attuale non fa altro che rimandare la soluzione dei problemi, si evidenzia l’urgenza di un cambio di rotta.

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