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I superbatteri e la sepsi, le insidie nascoste dei nostri giorni

Dalle azioni volte a contrastare la resistenza antimicrobica alla gestione delle setticemie, fino ai batteriofagi. Si apre a Venezia la terza edizione del summit TOP5 in Infectious Diseases


La comunità scientifica internazionale si interroga su quali saranno le pandemie emergenti dei prossimi anni e come affrontare un paradosso: la stessa evoluzione che ha permesso di sconfiggere patologie storiche ha favorito l’emergere di ceppi batterici capaci di eludere le difese più sofisticate. La gestione delle infezioni non è più confinata ai reparti di malattie infettive, ma attraversa tutti i livelli del sistema sanitario. Proteggere la salute della popolazione oggi significa saper integrare la sorveglianza epidemiologica con l’innovazione molecolare, trasformando ogni dato clinico in una barriera contro patogeni che non conoscono confini geografici.

Si apre oggi a Venezia la terza edizione di “Top5 in Infectious Diseases”, un summit di tre giorni — dal 26 al 28 marzo — che riunisce alcuni tra i maggiori specialisti in materia, studiosi in grado di indicare ai governi e alle organizzazioni internazionali come fronteggiare le malattie infettive all’orizzonte. I numeri presentati in apertura dai promotori sono sconcertanti: secondo l’analisi del Global Burden of Disease, le infezioni batteriche resistenti sono associate a circa 4,71 milioni di decessi globali, di cui 1,14 milioni direttamente causati dalla resistenza antimicrobica. Senza interventi rapidi, le proiezioni indicano che i decessi diretti saliranno a quasi 2 milioni l’anno entro il 2050, con un impatto cumulativo di oltre 39 milioni di morti tra il 2025 e il 2050, ovvero tre vittime ogni minuto. In Europa, i decessi annui legati ai batteri resistenti superano ancora quota 35mila.

Il simposio, presieduto dal Professor Marco Falcone dell’Università di Pisa, vede il coinvolgimento attivo della SIMIT e della SIGO, con il patrocinio di società internazionali prestigiose come la British Society for Antimicrobial Chemotherapy (BSAC), l’International Society of Antimicrobial Chemotherapy (ISAC) e l’European Society of Intensive Care Medicine (ESICM). Il programma affronta sei temi cruciali, a partire dall’Opening Lecture di David Paterson della National University of Singapore, focalizzata sulla necessità di accesso rapido e stewardship ospedaliera per far funzionare le molecole innovative. Ampio spazio è dedicato all’anteprima italiana delle nuove linee guida internazionali “Surviving Sepsis Campaign 2025-2026”, con Massimo Antonelli e un panel globale volto a ridefinire il timing antibiotico.

Il summit affronta inoltre l’allerta per le infezioni fungine emergenti, con un focus su Candidozyma auris, e le evoluzioni nelle terapie per l’HIV, dalle formulazioni long-acting alla PrEP. Le prossime frontiere includono l’intelligenza artificiale per diagnosi veloci, l’impiego dei batteriofagi e i vaccini per i pazienti fragili. Un pilastro della discussione è il progetto nazionale Resistimit della SIMIT: una rete che collega oltre 40 ospedali italiani raccogliendo dati in tempo reale. Ad oggi sono stati analizzati circa mille casi di infezioni gravi con una mortalità a 30 giorni del 17,6%, valore che sale drasticamente al 22-23% per la Klebsiella resistente, al 37% per l’Acinetobacter baumannii e supera il 40% per lo Stenotrophomonas maltophilia. Oltre ai già citati Paterson, Antonelli e Falcone, il summit schiera relatori di fama mondiale come Jason Pogue della University of Michigan, David van Duin della University of North Carolina, Jordi Rello del Vall d’Hebron di Barcellona, Robert Skov dello Statens Serum Institut e Pranita Tamma della Johns Hopkins University.

L’avanzata dei cosiddetti “superbugs” rappresenta una delle più insidiose derive dell’evoluzione biologica. L’abuso e l’uso improprio di agenti antimicrobici hanno creato una pressione selettiva senza precedenti, trasformando specie batteriche un tempo gestibili in patogeni multiresistenti (MDR) o pan-resistenti. Patogeni come l’Acinetobacter baumannii o le Enterobacteriaceae produttrici di carbapenemasi (CRE) non sono semplici varianti cliniche, ma rappresentano un fallimento potenziale della chirurgia moderna e dei trattamenti chemioterapici, dove il rischio di infezione opportunistica diventa letale. Le evidenze più recenti dimostrano che la lotta alla resistenza antimicrobica (AMR) deve poggiare su un approccio multidimensionale. Non si tratta solo di sviluppare nuove molecole — un processo lento e costoso — ma di preservare l’efficacia di quelle esistenti. In questo contesto, le vaccinazioni raccomandate dagli infettivologi assumono un ruolo di primaria importanza “indiretta” ma decisiva. Vaccinare i soggetti fragili contro patogeni come lo Streptococcus pneumoniae (pneumococco), l’Haemophilus influenzae o il virus dell’influenza riduce drasticamente l’incidenza di sovrainfezioni batteriche e, di conseguenza, l’uso non necessario di antibiotici empirici a largo spettro, che sono i principali motori della resistenza.

Il problema della sepsi e delle infezioni ospedaliere impone inoltre un cambio di rotta nella diagnostica. L’evidenza suggerisce che ogni ora di ritardo nella somministrazione della terapia antibiotica corretta in caso di shock settico aumenta la mortalità in modo esponenziale. Pertanto, l’implementazione di tecniche di diagnostica rapida e molecolare è l’unico strumento capace di superare i tempi delle colture tradizionali, permettendo di colpire il batterio con precisione chirurgica. La resistenza agli antibiotici non è dunque un destino ineluttabile, ma una sfida che richiede un’alleanza globale tra profilassi vaccinale, rigore prescrittivo e avanguardia tecnologica. L’anteprima delle nuove linee guida internazionali “Surviving Sepsis Campaign (SSC) 2025-2026”, che sarà presentata al summit di Venezia dal Professor Massimo Antonelli e da un panel globale di esperti, segna un punto di svolta rispetto alle raccomandazioni del 2021. Al centro della revisione figura la necessità di ottimizzare la gestione del paziente sin dai primi minuti dal riconoscimento della patologia, integrando le più recenti scoperte in ambito di diagnostica rapida e monitoraggio emodinamico avanzato. Come evidenziato dai relatori di “Top5 in Infectious Diseases”, la scommessa non risiede soltanto nella stesura di linee guida di qualità, ma nella loro applicazione omogenea nei diversi setting assistenziali. La sepsi rimane una patologia “tempo-dipendente” paragonabile all’infarto del miocardio o all’ictus; pertanto, la creazione di “Sepsis Team” multidisciplinari e l’utilizzo di sistemi di allerta precoce basati sull’intelligenza artificiale all’interno degli ospedali sono indicati come elementi organizzativi essenziali. Il messaggio che si preannuncia da Venezia è che la Surviving Sepsis Campaign 2025-2026 non è solo un manuale tecnico, ma un chiaro invito alla proattività.

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