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Inaugurato a Mercogliano (Av) il primo laboratorio del Sud Italia dedicato esclusivamente alla ricerca sull’immunoncologia

Tumori: la “mappa GPS” delle cellule rivoluziona l’immunoterapia
Nasce in Campania un nuovo polo d’eccellenza dell’IRCCS Pascale. Finanziato dalla Fondazione Irti, nel nuovo laboratorio convergono le linee di ricerca più promettenti: dall’analisi del microbioma alla profilazione genetica dei pazienti (gene signature), fino all’identificazione di nuovi biomarcatori molecolari e allo studio della biologia spaziale

Sembra un’opera astratta di Van Gogh con quei colori accesi che ricordano molto “La Notte Stellata” del celebre artista. In realtà, quello che brilla sullo schermo dei microscopi a scansione del nuovo polo d’eccellenza dell’IRCCS Fondazione Pascale, inaugurato questa mattina al Crom di Mercogliano (in provincia di Avellino), è la mappa vitale di un tumore. Non è un’esercitazione estetica, ma la più avanzata frontiera della medicina di precisione: la biologia spaziale. Si tratta di una delle linee di ricerca di punta del primo laboratorio del Sud Italia interamente dedicato all’immunoncologia, realizzato grazie alla generosa donazione della Fondazione Irti, presieduta da Natalino Irti. Il centro punta allo studio dei meccanismi di resistenza alle cure e alla personalizzazione dei trattamenti per rendere l’immunoterapia, sempre più “democratica” ed efficace per tutti i pazienti.
“Qui convergono le linee di ricerca più promettenti: dall’analisi del microbioma alla profilazione genetica dei pazienti (gene signature), fino all’identificazione di nuovi biomarcatori molecolari – dichiara Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli -. Ma la linea di ricerca più avanzata che stiamo esplorando è la biologia spaziale, una disciplina rivoluzionaria che permette di studiare il ‘microambiente tumorale’ con una precisione chirurgica. Mentre la genomica tradizionale analizza i tessuti come in un ‘frullato’ di cellule, la biologia spaziale permette di mantenere intatta l’architettura del tumore, preservandone il contesto topografico. Grazie a strumentazioni di ultima generazione siamo quindi in grado di mappare non solo la presenza delle cellule tumorali, ma la loro interazione geografica con il sistema immunitario”.
Non è dunque solo un laboratorio, ma un ecosistema di innovazione. Una vera e propria “Silicon Valley” dell’immunoncologia che vede impegnato l’intero team del professor Paolo Ascierto, come i ricercatori Gabriele Madonna, Domenico Mallardo, Caterina Costa e Mariaelena Capone. Tutto sotto la guida strategica del Direttore Scientifico Alfredo Budillon. “Con questo laboratorio facciamo un ulteriore salto di qualità nella medicina di precisione – dichiara Budillon -. Non ci limitiamo più a guardare le cellule tumorali in modo isolato, ma ne studiamo l’architettura spaziale. Questo ci può permettere di capire perché alcuni pazienti rispondono alle cure e altri no, nel solco di terapie sempre più personalizzate che riducono gli effetti collaterali e massimizzano l’efficacia del trattamento. È un traguardo importante che si integra in un contesto, quello del centro di Mercogliano, dove abbiamo centralizzato tutte le maggiori piattaforme tecnologiche dell’Istituto, e che rafforza ulteriormente il ruolo del Pascale come riferimento internazionale”.
La nascita del laboratorio è legata alla storia personale di Nicola Irti, illustre giurista che, a seguito di un grave lutto familiare, ha scelto di trasformare il dolore in speranza attraverso la Fondazione Irti. Con una donazione complessiva di 400.000 euro, la Fondazione ha permesso l’acquisto di macchinari che pongono la Campania al centro della mappa scientifica europea.
“Abbiamo fortemente voluto che questo investimento restasse al Sud e trovasse casa nel talento dei ricercatori dell’IRCCS Pascale – conclude il presidente della Fondazione, Natalino Irti -. Trasformare una sofferenza privata in una risorsa collettiva è il modo più nobile per onorare la memoria e il futuro. Sapere che queste tecnologie porteranno nuove opportunità di cura per i pazienti è, per la nostra Fondazione, il risultato più prezioso”.

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