Lanzarin: «La Sanità veneta come modello di riferimento nazionale, ma serve più autonomia per gestire risorse e capitale umano»

L’assessore alla Sanità del Veneto alla Summer School di Motore Sanità. Al centro dell’intervento le best practice della Regione

Dalla programmazione sanitaria all’integrazione tra ospedali e territorio, dalla prevenzione come pilastro della sostenibilità alle sfide della cronicità, della tecnologia e del capitale umano. “La sanità del Veneto è un modello di riferimento nazionale”, ha detto l’assessore alla Sanità della Regione Veneto, Manuela Lanzarin, che – intervenendo in apertura dell’ultima giornata della Summer School di Motore Sanità in corso all’ospedale S.S. Giovanni e Paolo di Venezia – ha tracciato un bilancio degli ultimi anni, richiamando i temi centrali, ma anche la necessità di una maggiore autonomia per gestire risorse e capitale umano.

«Il Veneto in questi anni ha saputo distinguersi nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, dall’ospedaliero al territoriale, fino alla prevenzione», ha detto Lanzarin. Ha poi ricordato che «la programmazione è stata sempre attenta all’evoluzione demografica e ai cambiamenti dei sistemi sanitari». L’assessore ha citato l’esperienza delle strutture intermedie: «Già prima del Covid avevamo pianificato gli ospedali di comunità, che poi il PNRR ha rafforzato. Abbiamo diversificato i nostri presidi ospedalieri con intensità di cura, messo in rete gli ospedali e costruito piani specifici per singole patologie».

Sul fronte del territorio, Lanzarin ha sottolineato: «Abbiamo sperimentato le prime aggregazioni di medici di medicina generale e ora guardiamo alle case della comunità, con l’obiettivo di integrare sempre più territorio e ospedale». Ha ricordato anche l’impegno sulla tecnologia: «Abbiamo investito in telemedicina e monitoraggio a distanza, oltre che nell’evoluzione delle attrezzature. In sanità, se ci si ferma si è già indietro: bisogna correre almeno al passo delle innovazioni».

Il tema della cronicità è stato centrale: «Oggi viviamo più a lungo, ma spesso entriamo nella fase della cronicità. Per questo è fondamentale la presa in carico del paziente cronico, per garantire qualità di vita e sostenibilità del sistema. La prevenzione diventa decisiva: campagne vaccinali, screening oncologici, promozione di stili di vita sani».

Un passaggio è stato dedicato anche alla partecipazione attiva della società: «Abbiamo lavorato molto con comuni, associazioni, stakeholder, perché la sanità partecipata responsabilizza tutti gli attori del sistema».

Guardando al futuro, Lanzarin ha indicato due sfide chiave: «Il territorio, con la medicina di prossimità, e la tecnologia, con l’intelligenza artificiale. Ma la tecnologia da sola non basta: dovrà sempre essere governata dal capitale umano».

Quindi, il richiamo all’autonomia: «Chiediamo più autonomia, non più risorse. Significa poter gestire quelle che abbiamo in modo più flessibile, intervenendo dove è più opportuno e necessario. Con maggiore autonomia potremmo affrontare meglio le sfide della sanità e trattenere i nostri professionisti». E proprio sul personale sanitario, il Veneto ha già attuato una forma di autonomia, con “l’aumento dei fondi integrativi”. Che però, da sola, non basta. «Non è solo una questione retributiva – ha spiegato Lanzarin – ma di conciliazione vita-lavoro, di supporto psicologico, di valorizzazione dell’autonomia professionale. Bisogna investire nelle professioni, garantire incentivi e sostegno, soprattutto nelle aree disagiate come la montagna o l’emergenza-urgenza». Insomma, “un vero e proprio piano complessivo sulle professioni sanitarie” che, anche in questo caso, fa del Veneto una regione benchmark. «Siamo tra le realtà che garantiscono un sistema pubblico forte – ha concluso l’assessore – con un privato accreditato di qualità. La sanità veneta si fonda su professionalità eccellenti e su un principio costituzionale che difendiamo: il diritto alla salute come diritto universalistico».

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