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Legge Montagna in vigore dal 20 settembre: Sostegno alle cure di prossimità nelle zone disagiate

E’ entrata in vigore ufficialmente il 20 settembre, con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, La cosiddetta Legge Montagna, Legge 12 settembre 2025, n. 131 per il riconoscimento e la promozione delle zone montane..
Una norma che punta a promuovere lo sviluppo socio-economico delle zone montane, contrastare lo spopolamento e garantire l’accesso a servizi essenziali come Sanità e istruzione. Nella legge sono previste diverse misure per la Sanità delle zone montane: in particolare incentivi economici e di carriera per il personale sanitario deputato alle cure territoriali e ospedaliere, il credito d’imposta per canoni d’affitto o rate mutuo per il personale sanitario finanziate con il fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (FOSMIT) e servizi di comunicazione e riduzione del divario digitale. Le altre misure riguardano istruzione, lavoro e abitazione. Ora tocca alle Regioni darle attuazione.
A plaudire alla nuova norma sono i medici di famiglia che la considerano un segnale positivo per difendere la presenza dei medici di medicina generale nelle aree interne svantaggiate
«La legge per la montagna è un primo segnale positivo per affrontare il problema della carenza di assistenza medica di base nelle zone montane, tema che rischia di diventare nei prossimi anni una vera emergenza nazionale» ha detto Alessandro Dabbene, vicesegretario nazionale Fimmg, intervenendo alla presentazione del Rapporto Montagne 2025 dell’UNCEM – Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani – presso il Comune di Bra in provincia di Cuneo. «In particolare – prosegue Dabbene – riconosciamo la rilevanza delle misure di promozione dell’attività di medicina generale nei Comuni montani, attraverso forme di credito d’imposta per la locazione o l’acquisto dello studio professionale, così come il riconoscimento delle particolari condizioni lavorative tramite la contrattazione nazionale e l’incentivazione al mantenimento dell’attività attraverso gli accordi regionali».
Per Dabbene si tratta di un primo passo che rende evidente la volontà di affrontare il problema. Ma avverte: «Non credo che sarà sufficiente in assenza di un rinnovo contrattuale che coniughi gli incentivi economici con il rafforzamento della rete degli studi dei medici tra loro e con le Case della Comunità, agevolando anche strategie di supporto da parte del personale di studio, soprattutto nelle zone più disagiate, in modo da prevenire il fenomeno della solitudine professionale, dannosa per il medico e per i suoi assistiti».
Nel corso del suo intervento, il vicesegretario nazionale Fimmg ha rivolto un ringraziamento particolare all’UNCEM e al suo presidente Marco Bussone per il sostanziale contributo a sostegno della medicina di montagna e per la rete tra enti, associazioni e cittadini che ha saputo realizzare.

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