Vitiligine, le preoccupazioni dei pazienti e la speranza in farmaci più risolutivi 

Vitiligine, una patologia frequentissima, cronica e autoimmune: si manifesta intorno alla bocca, alle mani e in sedi critiche del corpo, anche a livello genitale, e interessa una fascia di popolazione giovane con un decorso spesso progressivo, impattando significativamente la qualità di vita, la capacità di relazione e le interazioni socialiMotore Sanità alla vitiligine ha dedicato un evento che ha coinvolto i massimi esperti di Piemonte e Liguria. 

Vitiligine, una patologia frequentissima, cronica e autoimmune. La reale incidenza della vitiligine è difficile da stimare, a causa dell’assenza di registri per la patologia e della variabilità dei percorsi di presa in carico per i pazienti, tuttavia nella popolazione generale l’incidenza è dello 0,5-1%.

La manifestazione della malattia può associarsi anche ad altre patologie mediate dal sistema immunitario. La vitiligine si manifesta intorno alla bocca, alle mani e in sedi critiche del corpo, anche a livello genitale, e interessa una fascia di popolazione giovane con un decorso spesso progressivo, impattando significativamente la qualità di vita, la capacità di relazione e le interazioni sociali.

La vitiligine è riconosciuta come puro inestetismo della pelle, invece è una malattia vera e propria che predispone all’insorgenza di comorbidità anche gravi come le malattie cardiovascolari, l’artrite reumatoide, malattie infiammatorie croniche intestinali, quindi è giusto trattarla come malattia” sono le parole di Ugo Viora, Presidente ANAP Associazione nazionale “Gli amici per la pelle” onlus. “Inoltre provoca ansia e depressione per l’esclusione e il senso di paura verso il futuro che provoca, a cui si somma la consapevolezza che non si può fare nulla; eppure la persona con vitiligine vorrebbe avere una possibilità di trattare la malattia e poter ritornare ad avere la pelle pigmentata come tutti gli altri”. 

Attualmente non ci sono terapie specificamente indicate per la vitiligine, “quelle utilizzate – prosegue il dottor Viora – sono palliative perché l’efficacia è molto scarsa e non risolvono il problema. Esistono delle nuove terapie che sono state già approvate da FDA ed EMA ma non sappiamo quando AIFA le approverà, quando saranno a disposizione dei pazienti, in quale modo verranno rimborsate e se saranno accessibili a tutti”.

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