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Microplastiche nel sangue: nuovo studio rivela collegamento con infarto e ictus

Una ricerca pubblicata su Lancet evidenzia la presenza preoccupante di microplastiche nei trombi, sollevando domande sulla salute cardiovascolare

Un nuovo studio pubblicato su Lancet ha sollevato un’allarme inquietante riguardo alla presenza di microplastiche nel sangue umano e il loro potenziale impatto sulla salute cardiovascolare. Le microplastiche, già individuate in vari organi e tessuti umani, sono state ora trovate anche nei trombi, formazioni solidi che si sviluppano nei vasi sanguigni o nelle cavità cardiache.

Il professor Roberto Burioni, noto virologo dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha sottolineato l’importanza di affrontare questa questione urgente anziché concentrarsi su altri temi meno rilevanti. Lo studio condotto dalla Shantou University in Cina ha rivelato concentrazioni significative di microplastiche in circa l’80% dei trombi analizzati, prelevati chirurgicamente da pazienti colpiti da ictus ischemico, infarto miocardico o trombosi venosa profonda.

La ricerca ha individuato diversi tipi di polimeri tra cui poliammide 66 (Pa66), cloruro di polivinile (PVC) e polietilene (PE), quest’ultimo risultando il polimero più presente con il 53%. Inoltre, sono state osservate concentrazioni più elevate di microplastiche nei trombi dei pazienti che hanno subito un infarto, suggerendo un’associazione tra la presenza di microplastiche e la gravità della malattia cardiovascolare.

Gli scienziati responsabili dello studio hanno evidenziato l’urgenza di ulteriori ricerche su larga scala per identificare le fonti di esposizione alle microplastiche e confermare le tendenze osservate. Questi risultati sollevano importanti questioni sulla sicurezza del nostro ambiente e la necessità di affrontare il problema delle microplastiche non solo a livello individuale ma anche a livello globale.

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