Regno Unito: giro di vite su lifting, protesi, ritocchi e liposuzione. Lotta all’abusivismo

Introdotto uno speciale obbligo di licenza anche per iniezioni di botox e filler. Limitazioni e avvertimenti sul turismo sanitario all’estero

Interventi chirurgici in contesti privi dei requisiti di legge, complicanze fatali o con danni estetici permanenti: c’è un’emergenza nel Regno Unito che il governo ha deciso di affrontare senza indugi. Dagli studi medici improvvisati all’interno di appartamenti privati, a strutture senza personale qualificato, il bazar del fai-da-te in medicina estetica ha assunto dimensioni tali da richiedere un piano urgente di regolamentazione.

Il dicastero della salute londinese ha messo a punto un pacchetto di misure che introduce l’obbligo di licenza per tutte le strutture e i professionisti che intendano praticare il cosiddetto “brazilian butt lift” o qualunque tipo di iniezione di tossina botulinica e acido ialuronico. “Non possiamo più lasciare correre di fronte al proliferare di trattamenti sanitari incontrollati, è diventato un Far West”, ha spiegato il ministro Wes Streeting, sottolineando la necessità di stabilire regole certe e sanzioni efficaci.

Negli ultimi mesi l’Health Security Agency ha censito 41 episodi di complicanze serie derivanti da iniezioni di botox, con pazienti colpite da necrosi, embolie e infezioni. In molti casi, le pratiche si sono svolte in ambienti inidonei, con materiali di dubbia provenienza e senza il rispetto delle norme igieniche di base. I costi per il pronto soccorso del Servizio Sanitario Nazionale, già sotto pressione, sono lievitati di conseguenza, rendendo urgente un intervento normativo.

A far emergere con drammaticità le conseguenze di questa deriva è stata la morte di Alice Webb, 33 anni, mancata dopo un trattamento di lifting dei glutei in un appartamento privato. “Alice cercava solo di sentirsi più sicura del proprio aspetto fisico, ma ha pagato con la vita una scelta affidata a mani impreparate”, ha ricordato il ministro, evidenziando la pressione sociale che porta sempre più persone a ricorrere a soluzioni estetiche senza garanzie.

Il provvedimento prevede un iter di autorizzazione articolato, che include l’ispezione dei locali, la verifica dei titoli professionali, la tracciabilità dei materiali e l’obbligo di assicurazione per responsabilità civile. Le cliniche e i laboratori dovranno iscriversi a un registro nazionale e sottoporsi a controlli periodici, con la possibilità di sospensione o revoca della licenza in caso di irregolarità.

La stretta è stata accolta favorevolmente dalla British Association of Aesthetic Medicine. “Questo provvedimento rappresenta un passo fondamentale nella tutela della salute pubblica”, ha dichiarato la dottoressa Susan Thompson, che ha evidenziato l’importanza di uniformare gli standard di sicurezza nelle pratiche estetiche. Anche le organizzazioni non governative che difendono i diritti dei pazienti hanno definito la mossa “una risposta necessaria a una situazione ormai incontrollata”.

Restano da chiarire gli effetti nelle aree periferiche, dove il ricorso al fai-da-te è spesso legato a difficoltà di accesso ai servizi professionali e a limitazioni economiche. Il governo assicura che le licenze saranno rilasciate rapidamente per non penalizzare le strutture qualificate e annuncia incentivi per operatori formati e adeguatamente certificati. La sfida, ora, è contrastare l’abusivismo, garantire che le nuove regole siano rispettate e scoraggiare le promozioni veicolate sui social dagli impostori.

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