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Ossa forti a ogni età: vitamina D, calcio, dieta e attività fisica nella prevenzione delle fragilità


Dalla Nota 79 di AIFA alle nuove soluzioni in calcio citrato: come sostenere la struttura dell’organismo e garantire una buona autonomia motoria anche nello sport. Lotta all’osteoporosi

La robustezza delle nostre ossa e delle articolazioni non è un dato acquisito una volta per tutte, ma il risultato di un equilibrio dinamico che ci accompagna dall’infanzia alla vecchiaia. Lo scheletro, infatti, è un tessuto vivo che si rigenera continuamente, rispondendo agli stimoli del movimento e ai nutrienti che introduciamo con l’alimentazione. Tuttavia, in una società sempre più sedentaria e con abitudini alimentari spesso frettolose, questo equilibrio rischia di spezzarsi. La fragilità ossea non è solo un problema estetico o una preoccupazione della terza età: è una sfida di salute pubblica che condiziona la nostra capacità di muoverci, lavorare e restare indipendenti. Intervenire precocemente sulle carenze minerali significa investire sulla tenuta di quella complessa impalcatura biologica che sostiene ogni nostra azione quotidiana.

In Italia l’osteoporosi colpisce circa 5 milioni di persone, ma resta per molti una “malattia silenziosa”. Spesso, infatti, non dà segnali finché non si verifica una frattura. Come spiega Orazio Falla, endocrinologo e responsabile dell’ambulatorio osteoporosi presso l’ASL Roma 5, preservare la densità ossea richiede un apporto costante di calcio e vitamina D. Per chi ha già ricevuto una diagnosi di osteoporosi, l’integrazione non è un’opzione, ma un requisito terapeutico: la Nota 79 dell’AIFA stabilisce infatti che la terapia specifica deve essere sempre affiancata da un corretto apporto di questi nutrienti per essere realmente efficace.

Il calcio è il mattone fondamentale delle ossa, ma svolge anche ruoli cruciali nella contrazione dei muscoli e nella trasmissione nervosa. Il nostro corpo non può produrlo, quindi dobbiamo assumerlo: un adulto ne ha bisogno di circa 800-1000 mg al giorno, quota che sale a 1200 mg per adolescenti, anziani e donne in gravidanza. La vitamina D è il “regista” che permette al calcio di entrare nelle ossa; senza di essa, l’assorbimento intestinale fallisce, indebolendo anche il sistema immunitario e la forza muscolare, aumentando così il rischio di cadute. Non sono solo gli anziani a rischiare. Cesare Liberali, Medico di Medicina Generale presso l’ASST Milano Ovest, avverte che molte categorie sono vulnerabili: dagli uomini in andropausa ai giovani con celiachia, disturbi alimentari o malattie infiammatorie come il morbo di Crohn, che ostacolano l’assorbimento dei nutrienti. In questi casi, la continuità della cura è spesso frenata dalla scarsa tollerabilità dei comuni integratori. Per ovviare a questo problema, il calcio citrato si sta imponendo come una soluzione avanzata: è più biodisponibile, meglio tollerato dallo stomaco e può essere assunto in qualsiasi momento, anche lontano dai pasti.

Proprio su questo fronte, l’innovazione farmaceutica ha compiuto passi avanti con il lancio di Calcio IBSA. Si tratta di un integratore a base di calcio citrato in compresse masticabili all’arancia, che non necessitano di acqua. Questa formulazione pratica facilita l’assunzione per chi viaggia, per chi pratica sport o per i pazienti che devono già assumere molti farmaci durante il giorno. La protezione dell’osso è fondamentale anche per gli atleti, perché sono sottoposti a stress meccanici continui. Fabio Galante, ex calciatore di Serie A, sottolinea questo concetto paragonando il corpo a un motore: le ossa sono la struttura portante che va rinforzata con la stessa cura dedicata ai muscoli. La prevenzione, dunque, non riguarda solo il domani, ma è lo strumento per garantire performance e salute oggi.

Nel calcio professionistico si parla molto di muscoli e infortuni: quanto è importante per uno
sportivo proteggere anche la salute delle ossa?

“Il nostro allenatore – risponde Fabio Galante – ci diceva che siamo come un motore: tutte le componenti devono funzionare insieme. Le ossa sono la struttura su cui si muove tutto il corpo; quindi, vanno protette e rinforzate tanto quanto i muscoli, soprattutto in attività agonistiche come il calcio dove vengono sollecitate molto. Avere ossa sane aiuta quindi a ridurre il rischio di infortuni e a restare in campo più a lungo”.

Il medico sportivo ha mai spiegato l’importanza di una dieta ricca di calcio e vitamina D? E
dell’integrazione nei periodi di maggiore carico?

“Sì, avere una dieta equilibrata ha sempre fatto parte della nostra preparazione, oltre all’allenamento. Personalmente, per fortuna, non ho mai avuto carenze che mi hanno creato particolari disturbi, ma sono consapevole di quando garantire un adeguato apporto di calcio e vitamina D sia fondamentale per la salute delle ossa e anche per sostenere la funzione muscolare. Nei periodi di carico intenso, l’integrazione può essere un supporto utile per lo sportivo, sempre sotto controllo da parte del medico”.

Oggi, superato il giro di boa dei 50 anni, quanto è importante continuare a fare attività
sportiva?

“Credo che sia importante continuare a fare attività fisica perché aiuta a tenersi in forma, mantenendo forza, equilibrio e benessere generale. Non mi alleno più come prima, ma cerco di restare attivo ogni giorno”.

Dovendo riassumere in una frase cosa significa “giocare d’anticipo” nella salute delle ossa,
cosa si potrebbe dire?

“Giocare d’anticipo in questo senso significa essere informati e consapevoli di quanto sia importante prendersi cura del proprio corpo ogni giorno. La salute delle ossa è un po’ come un allenamento: serve continuità”.

Percorsi ottimali per contrastare la fragilità scheletrica

La salute delle ossa è un equilibrio dinamico che l’invecchiamento della popolazione e gli stili di vita moderni stanno mettendo a dura prova. Sebbene lo scheletro sia una struttura viva in costante rimodellamento, la perdita di densità minerale sta diventando un’emergenza silenziosa. In Italia, infatti, l’osteoporosi colpisce circa 5 milioni di persone, manifestandosi spesso solo quando il danno è già avvenuto sotto forma di frattura. Per affrontare questa sfida, è necessario un cambio di passo che unisca la diagnosi strumentale a protocolli terapeutici personalizzati, capaci di garantire l’autonomia dei pazienti nel lungo periodo.

“Tra le patologie che interferiscono con la salute ossea, le più diffuse sono osteopenia e osteoporosi”, spiega Orazio Falla, endocrinologo responsabile dell’ambulatorio osteoporosi presso l’ASL Roma 5. Lo specialista chiarisce come l’osteopenia sia una condizione intermedia, spesso asintomatica, mentre l’osteoporosi rappresenti uno stadio avanzato che compromette la resistenza strutturale, elevando il rischio di fratture spontanee a carico di vertebre, femore e polso. “Questa patologia colpisce prevalentemente le donne in post-menopausa, che rappresentano l’80% dei casi a causa del calo degli estrogeni, ma non risparmia gli uomini in età avanzata o soggetti giovani colpiti da forme secondarie legate a malassorbimento, celiachia o terapie cortisoniche croniche”, precisa il medico.

Per identificare correttamente lo stato dell’osso, lo strumento d’elezione è la MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata). Secondo l’endocrinologo, l’esame è fondamentale per distinguere tra normalità e patologia: “Le linee guida raccomandano la MOC per le donne dai 65 anni e per gli uomini dai 70, ma è compito del medico anticiparla nei pazienti a rischio, come chi soffre di patologie tiroidee, anoressia o malattie congenite come l’osteogenesi imperfetta”. Una volta confermata la diagnosi, la strategia clinica prevede una terapia specifica che non può prescindere da una base solida: “È necessario associare alla terapia anti-osteoporotica un corretto apporto di calcio e vitamina D, come previsto dalla Nota 79” ribadisce Falla. Tuttavia, il contesto italiano rivela criticità preoccupanti: l’assunzione di calcio è tra le più basse d’Europa e la carenza di vitamina D è diffusa nonostante il clima mediterraneo, a causa della scarsa esposizione solare e di diete povere di pesce grasso. “In presenza di una predisposizione alla fragilità, bisogna intervenire precocemente integrando stili di vita sani, attività fisica e supporto nutrizionale mirato”, suggerisce il Responsabile dell’ambulatorio della ASL Roma 5.

Un punto cruciale per il successo della cura è l’aderenza del paziente alla terapia, spesso ostacolata dalla difficoltà di assumere molti farmaci quotidianamente. In questo senso, l’innovazione offre soluzioni promettenti. “Il nuovo integratore a base di calcio citrato si distingue per la praticità d’uso, potendo essere assunto anche lontano dai pasti,” conclude Orazio Falla, sottolineando come questo aspetto sia vitale per i pazienti politrattati. “Rispetto al comune calcio carbonato, il citrato offre una tollerabilità maggiore e una migliore digeribilità, fattori che migliorano sensibilmente la compliance e garantiscono la continuità dell’integrazione nel tempo”.

Dunque abbiamo approfondito il ruolo fondamentale che calcio e vitamina D rivestono per la salute del nostro organismo. Nonostante la loro importanza per le ossa e il benessere generale, le carenze di questi nutrienti risultano ancora ampiamente diffuse nella popolazione. Calcio e vitamina D svolgono un ruolo sinergico e complementare nel mantenimento dell’elasticità e della forza della struttura osteoarticolare e muscolare. In questa ottica, aggiungiamo noi, da oggi è disponibile Calcio IBSA, un nuovo integratore a base di calcio citrato, che rafforza l’impegno dell’azienda nell’area della Bone Health. Un adeguato apporto di questi nutrienti, attraverso la dieta, i corretti stili di vita e, quando necessario, una valida integrazione, è fondamentale per supportare il benessere delle ossa, soprattutto in una popolazione che va incontro a un progressivo invecchiamento e che vuole mantenere una buona autonomia funzionale dell’apparato locomotore.

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