Una rassegna sistematica di 43 studi, pubblicata su The Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women’s Health, rassicura le future madri: il farmaco rimane l’opzione di prima linea per febbre e dolore, anche nelle gestanti
Il tema della sicurezza dei farmaci in gravidanza è da sempre al centro dell’attenzione. Ogni nuova evidenza, ogni dubbio sollevato, può generare preoccupazione tra le future madri, che si trovano spesso a dover bilanciare la necessità di curare sintomi comuni con il timore di possibili effetti sul neurosviluppo del bambino. Negli ultimi anni, il paracetamolo – uno dei farmaci più utilizzati al mondo per febbre e dolore – è stato oggetto di un dibattito, alimentato da voci isolate che suggerivano una possibile associazione con un aumento del rischio di autismo o disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd). Niente di vero, la terapia è sicura in assoluto.
Una rigorosa analisi scientifica ha contribuito a fare chiarezza, se mai ce ne fosse bisogno. Pubblicata su The Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women’s Health e condotta dai ricercatori della City St George’s, University of London, la revisione sistematica di 43 studi rappresenta la valutazione più completa e metodologicamente solida mai realizzata sul tema. L’indagine nasce proprio per rispondere alle preoccupazioni diffuse dopo le insinuazioni fatte circolare nel settembre dell’anno scorso, secondo le quali la prescrizione del paracetamolo in gravidanza avrebbe potuto aumentare in teoria il rischio di autismo nei bambini. Invece le cose stanno diversamente e possiamo stare tranquilli, sotto questo punto di vista.
Gli autori hanno selezionato esclusivamente studi di qualità al top, caratterizzati da metodologie rigorose e controlli accurati dei fattori ambigui. Oltre al confronto tra gravidanze esposte e non esposte al farmaco, si legge nel report, i ricercatori hanno utilizzato un approccio particolarmente robusto: il confronto tra fratelli. In questo disegno, si analizzano famiglie in cui un bambino è stato esposto al paracetamolo in gravidanza e un altro no, riducendo l’influenza di variabili come genetica condivisa, ambiente familiare e caratteristiche genitoriali. I numeri analizzati sono imponenti: 262.852 bambini valutati per l’autismo, 335.255 per l’Adhd e 406.681 per la disabilità intellettiva. I risultati sono chiari e coerenti: rispetto alle gravidanze senza esposizione al paracetamolo, non emerge alcuna associazione tra l’assunzione del farmaco e un aumento del rischio di autismo infantile, Adhd o disabilità intellettiva.
Il messaggio degli esperti è netto: il paracetamolo rimane un’opzione sicura durante la gravidanza, ovviamente va preso secondo le indicazioni del medico. Un’informazione fondamentale, considerando che si tratta del farmaco di prima linea raccomandato alle donne in gravidanza per gestire febbre e dolore, condizioni che – se trascurate – possono esse stesse rappresentare un rischio per la salute materna e fetale. La revisione pubblicata su The Lancet contribuisce dunque a riportare il dibattito su basi scientifiche solide, offrendo alle future madri un elemento di serenità, mentre ai medici prescrittori si configura come uno strumento aggiornato per orientare le scelte terapeutiche. In un ambito delicato come quello della gravidanza, la qualità delle evidenze è essenziale: e oggi, grazie a questa analisi, la comunità scientifica dispone di una conferma importante sulla sicurezza di un farmaco largamente utilizzato e spesso indispensabile.




