Dalla diagnosi precoce agli screening di nuova generazione, fino al ruolo degli stili di vita nella prevenzione: è questo il futuro dell’oncologia delineato alla Cernobbio School di Motore Sanità, promossa in media partnership con Mondosanità, Eurocomunicazione, Askanews, Espansione TV, svoltasi dal 18 al 20 febbraio a Cernobbio, sul lago di Como, evento che ha riunito esperti di primo piano della sanità italiana e internazionale.
Tra i protagonisti, Adriana Albini, Scientific Advisor della Direzione Scientifica dello Istituto Europeo di Oncologia, che nella videointervista rilasciata a Mondosanità ha affrontato il tema della “Diagnosi precoce e screening di nuova generazione per la prevenzione oncologica”.
Oggi gli screening rappresentano uno strumento fondamentale, ma ancora limitato a specifiche patologie come tumore della mammella, colon-retto, cervice uterina e, con alcune criticità, prostata e polmone. “La diagnosi precoce salva la vita – ha sottolineato Albini – ma gli attuali programmi presentano limiti, sia per le differenze regionali sia perché sono focalizzati su singoli organi”.
Il futuro, però, guarda oltre. L’obiettivo è intercettare la malattia ancora prima che si manifesti clinicamente, quando sono presenti solo poche cellule tumorali. In questa direzione si stanno sviluppando i test di nuova generazione, come quelli di “multi-cancer early detection”, basati su biopsia liquida, ovvero semplici prelievi di sangue in grado di individuare tracce di materiale genetico tumorale.
Queste tecnologie promettono di rivoluzionare la prevenzione, consentendo di identificare precocemente diversi tipi di tumore e persino di individuarne l’origine. Tuttavia, si tratta di un ambito ancora in fase iniziale, che richiede ampi studi su popolazioni sane e importanti investimenti nella ricerca. “Potremmo arrivare a ridurre del 30-40% l’incidenza dei tumori – ha evidenziato Adriana Albini – ma è necessario lavorare sulla validazione scientifica, sulla sostenibilità e sull’accuratezza di questi strumenti”.
Un altro aspetto cruciale riguarda l’estensione degli screening anche alle fasce più giovani, considerando l’aumento di alcune patologie, come il tumore del colon-retto sotto i 50 anni o alcune forme aggressive di tumore al seno. In questo contesto, approcci innovativi come l’analisi del microbioma e altri parametri di salute generale potrebbero offrire nuove opportunità per valutare il rischio individuale.
Accanto alla tecnologia, resta centrale il ruolo degli stili di vita. Alimentazione corretta, attività fisica e lotta al fumo possono ridurre significativamente non solo l’incidenza dei tumori, ma anche quella delle malattie cardiovascolari e metaboliche. “La prevenzione – ha ricordato la dottoressa Albini – non riguarda solo chi è sano, ma anche chi ha già avuto una malattia oncologica”.
Studi recenti dimostrano infatti che l’attività fisica strutturata, prescritta come una vera e propria terapia, può ridurre il rischio di recidive e migliorare gli esiti clinici, ad esempio nel tumore del colon-retto. Un approccio che apre nuove prospettive anche in termini di organizzazione del sistema sanitario, con la possibilità di integrare servizi come supporto nutrizionale e programmi di esercizio fisico nei percorsi di cura.
Infine, emerge con forza il tema dell’equità: l’accesso a corretti stili di vita e a una prevenzione efficace è spesso condizionato da fattori socio-economici. Per questo, secondo Albini, è necessario un impegno condiviso tra ricerca, istituzioni e politiche pubbliche per rendere la prevenzione davvero accessibile a tutti.
Dalla Cernobbio School arriva dunque una visione chiara e ambiziosa: investire nella prevenzione, innovare gli strumenti di screening e promuovere una cultura della salute diffusa rappresentano le leve fondamentali per ridurre l’impatto delle malattie oncologiche e costruire un sistema sanitario più sostenibile.
Adriana Albini, Scientific Advisor della Direzione Scientifica dello Istituto Europeo di Oncologia (IEO)




