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Suoceri-nuore-generi: rapporto tra la coppia e la famiglia di origine di lui e di lei

Le famiglie di origine possono avere un ruolo di supporto alla famiglia importante, soprattutto quando nascono i figli, ma non dovrebbero mai arrivare ad intromettersi nelle questioni di coppia, prendendo le veci dei figli come se fossero loro stessi i membri della coppia.

Quando si crea una nuova famiglia, i partner portano con sé anche la loro relazione con la famiglia di origine: figure fondamentali con cui ci si supporta e si rimane in costante contatto. Il rapporto che si instaura con i suoceri, però, può non essere sempre idilliaco, come ci spiega la dottoressa Claudia Fabris, psicologa delle relazioni. 

Pacieri o provocatori

Esistono situazioni in cui madri e padri vivono l’allontanamento da casa di un figlio come una perdita e poi ci sono altri casi, in cui nuore e generi vanno a stimolare in loro un senso di appartenenza a una famiglia allargata. “Partendo da queste due posizioni”, sostiene Fabris, “può accadere da un lato che alcuni suoceri tendano ad essere dei collanti della coppia, anche quando all’interno di esse ci sono momenti di incomprensione. Altri invece, approfittando di questi momenti conflittuali, non perdano occasione di sottolineare quanto il figlio stesse bene prima di sposarsi a casa con i propri genitori”. 

L’ultima parola ce l’hanno i figli

Quest’ultima è sicuramente una posizione pericolosa, perché il rischio è quello di esacerbare i contrasti, “aiutando” la coppia a lasciarsi, piuttosto che provare a riunirla. Quanto queste ingerenze da parte dei genitori possano poi realmente realizzarsi e creare risultati di una certa natura, dipende anche dai figli. Se lasciando la casa di origine e iniziando una nuova vita con il partner, psicologicamente si vorrebbe mantenere con i genitori lo stesso rapporto di quando si viveva insieme, è probabile che si tenda a facilitare ingerenze da parte loro nella nuova famiglia. 

Modelli nuovi, non acquisiti 

Quando è difficile staccarsi dalla famiglia di origine, si notano alcuni aspetti della dinamica di coppia. Succede che, ad esempio,  il dialogo si colori di affermazioni quali: “Non si fa come dici tu, perché si fa così” e questo perché nella casa di origine si usava tenere quel comportamento, imponendo al partner un modello acquisito, invece di  trovare un equilibrio proprio che vada bene ad entrambi. Sono momenti che portano alla crisi che possono capitare a tutti e che vengono ricomposti, o meno, a seconda di come gli elementi della coppia si rivolgono ai propri genitori. 

Evitare le critiche 

Alcune famiglie di origine contribuiscono allo scontro di coppia quando i loro figli si confidano sui motivi delle discussioni, o quando addirittura vengono chiamati direttamente in causa in corso di lite, evidenziando dove sia il torto e dove la ragione. Consapevolmente o senza rendersene conto, fomentano gli animi, criticando la nuora o il genero. Altre famiglie di origine, invece, spronano il figlio o la figlia a trovare una modalità per riuscire ad andare d’accordo con il partner, cercando di fare da pacieri e cercando di non intromettersi nel rapporto di coppia.

La coppia è sacra

Quando i suoceri si intromettono nelle questioni di coppia, consapevolmente o inconsapevolmente, tendono a sollecitare nel figlio (o nella figlia) il senso di frustrazione, responsabile di un possibile conflitto. Resta inteso che la coppia è sacra e che deve essere costituita unicamente dai membri che la compongono. Le famiglie di origine possono avere un ruolo di supporto alla famiglia importante, soprattutto quando nascono i figli, ma non dovrebbero mai arrivare ad intromettersi nelle questioni di coppia, prendendo le veci dei figli come se fossero loro stessi i membri della coppia. 

Ogni situazione è a sé 

Prendiamo il caso di un ragazzo sposato da poco, che pretende che sua moglie, oltre a contribuire alla famiglia lavorando fuori casa otto ore al giorno, si dedichi alla casa come faceva la mamma casalinga. Non aiuta la compagna perché sua madre non gli aveva mai chiesto un contributo e inoltre critica il suo comportamento per il fatto che la sera lei sia così stanca da non fargli dei massaggi alla schiena, come l’aveva abituato la mamma quando rincasava dal lavoro. Quando il marito lamenta alla madre l’accaduto, lei coglie occasione per dargli ragione contribuendo all’avvio della lite nella coppia. 

Quanto conta avere un buon carattere

Qual è il segreto allora per un matrimonio felice? “Gruppi di ricercatori hanno analizzato il fenomeno: gli ultimi dati vengono da Cornelia Koppetsch e collaboratori dell’Università di Darmstadt, in Germania, dove sono state studiate 6.200 coppie sposate, unite e felici”, spiega la psicologa. “Secondo questa ricerca è importante avere un buon carattere: elastico nel temperamento e nelle reazioni”. Andare incontro al partner cercando di dialogare per trovare una modalità condivisa, il saper lasciar correre, la gentilezza rappresentano una buona ricetta di lunga vita insieme. 

Esseri affini

Occhi aperti, allora, già nella fase del fidanzamento: è essenziale scegliere un partner disponibile al confronto, all’accettazione dell’altro senza intestardirsi sulle proprie posizioni. È un buon indice essere elastici verso la coppia ed essere elastici noi stessi. Vero: all’amor non si comanda, ma alla decisione o meno di sposarsi sì. I testardi e i rigidi (uomini o donne che siano) possono essere affascinanti e interessanti nel breve periodo, ma per il matrimonio è meglio scegliere altri ingredienti caratteriali e di affinità. 

Attenzione a farsi “sviare” dalla passione

Per un matrimonio felice e longevo sono infatti un gran requisito le affinità elettive, come avrebbe detto Goethe. Educazione, cultura, valori e ideali in comune avvicinano i partner: disegnano il paesaggio emotivo e relazionale in cui si muove la coppia e in cui, domani, cresceranno i figli. E per quanto riguarda il sesso? Nessun dubbio: la passione erotica nasce spesso dalla differenza, oltre che dall’attrazione fisica. 

L’attrazione erotica non è garanzia di un matrimonio felice

La possibilità di unioni durature si basa di più sulle somiglianze che sull’attrazione fisica. Infatti l’attrazione erotica non predice un matrimonio lungo e felice: esaurito l’effetto dell’attrazione subentra l’abitudine e spesso la coppia non regge, perché altre differenze sostanziali diventano percepibili modificando in modo irrimediabile il rapporto. La nascita del primo figlio, poi, costituisce il fattore di crisi più potente. È essenziale non diventare una società di servizi accuditivi senza amore, intimità e spazi riservati a coltivare questi aspetti. 

Ridere fa bene

Un intervento troppo tardivo, quando la coppia è già in rianimazione affettiva, non risulta efficace nella maggior parte dei casi. E qual è il segreto delle coppie longeve più felici? “È il senso dell’umorismo, in entrambi, non prendere sempre tutto troppo sul serio e di petto”, chiosa l’esperta. “Dal punto di vista fisico, della salute, in effetti, ridere e far ridere è un potente antistress: fa respirare a fondo, abbassa l’adrenalina e l’aggressività, ma anche la pressione arteriosa, riduce la tensione muscolare correlata spesso al  litigio e alla collera”. 

Guerra e pace

Fa passare il corpo dallo stato di guerra alla pace. La risata condivisa toglie le barricate emotive, fa deporre le armi quotidiane e consente di riascoltarsi, di comprendersi e ricominciare. Dal punto di vista psichico, saper sorridere significa avere il senso della relatività delle cose, non prendersi troppo sul serio, esser capaci di sdrammatizzare e ridimensionare i problemi con lievità ed elasticità. Non ultimo, imparare a sorridere abbassa drasticamente la tendenza all’insulto, oggi dilagante, che sgretola il dialogo, mina alla base l’unione di coppia e uccide il suo futuro.

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