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Trapianto con cuore ghiacciato: sospesi dal servizio il primario e un’assistente

Bimbo trapiantato col cuore ghiacciato: dopo il decesso del piccolo Domenico avvenuto il 21 febbraio scorso è atteso per martedì prossimo l’incidente probatorio che permette di anticipare l’assunzione di prove durante le indagini preliminari. AI lavoro ci sono i magistrati della VI sezione – lavoro e colpe professionali – della Procura di Napoli che hanno iscritto nel registro degli indagati sette medici del nosocomio napoletano nei confronti dei quali si ipotizza il reato di omicidio colposo in concorso. Ciascuno degli indagati potrà nominare i propri consulenti di parte per gli accertamenti tecnici dell’autopsia, procedimento irripetibile che consentirà alla famiglia di celebrare i funerali. Accertamenti che riguarderanno in particolare il cuore lesionato dall’utilizzo di ghiaccio secco nel trasporto e aver proceduto all’espianto del cuore malato del piccolo di 2 anni e mezzo prima di avere contezza delle condizioni del cuore da trapiantare.
Nella serata di venerdì 27 febbraio l’Azienda ospedaliera dei Colli, acquisiti gli atti dei procedimenti disciplinari, ha assunto i provvedimenti di sospensione dal servizio di due dirigenti medici coinvolti nella grave e dolorosa vicenda del piccolo Domenico già sospesi per le sole attività trapiantologiche ma ancora in servizio per quelle di cardiochirurgia pediatrica per non incorrere nella interruzione di pubblico servizio e in considerazione delle centinaia di interventi chirurgici di alta e media complessità eseguiti dal primario e dal suo team.
Prosegue per gli altri sanitari coinvolti l’iter disciplinare secondo la normativa vigente. L’azienda intende precisare di essersi immediatamente attivata per fare chiarezza su quanto accaduto, in trasparenza e nel rigoroso rispetto della legge. Coglie l’occasione per ribadire vicinanza e sostegno ai familiari del piccolo Domenico e ringrazia tutto il personale che, ancorché profondamente ferito dalla vicenda, ha continuato a lavorare con professionalità, dedizione e umanità . Esprime riconoscenza a pazienti e cittadini che hanno manifestato solidarietà e fiducia all’ospedale Monaldi.
Intanto sono in corso apprendimenti investigativi della Procura di Napoli su altri due trapianti eseguiti al Monaldi precedentemente al caso del piccolo Domenico Caliendo: uno risale al 2021 e l’altro in epoca precedente. Nella relazione acclusa alla documentazione che la Regione Campania ha inviato al ministero della Salute il primario di cardiochirurgia pediatrica Guido Oppido conferma quanto presente negli audit attivati dalla direzione del Monaldi. Il medico riferisce che “Il cuore risultava inizialmente impossibile da estrarre dal secchiello di trasporto e solo dopo circa ulteriori 20 minuti e l’utilizzo di un ingente quantitativo di acqua si otteneva uno scongelamento parziale che consentiva la rimozione dal contenitore”. E anche “l’estrazione dell’organo dai tre sacchetti sterili si rivelava estremamente difficoltosa e prolungata”. Una volta liberato il cuore, dice ancora il medico, “nonostante il forte sospetto di un grave danno da congelamento dell’organo, in assenza di alternative, si decideva di procedere ugualmente e con la massima rapidità all’impianto”.
Oppido scrive che le prime manovre di isolamento dei vasi e delle strutture cardiache del piccolo Domenico, “mantenendo una stabilità emodinamica soddisfacente” sono state avviate quando da Bolzano, l’equipe di espianto d’organo, che era partita da Napoli, ha comunicato l’avvenuto espianto “senza complicanze” e la ripartenza per il capoluogo campano. Il contenitore termico con il cuore nuovo per Domenico è entrato in sala operatoria alle ore 14.30 e – si legge «ottenuta conferma che tutto fosse conforme, si procedeva alla cardiectomia del cuore del ricevente, fase che richiede circa 15 minuti. Tuttavia solo al completamento della cardiectomia si prendeva piena consapevolezza delle criticità». Ossia un cuore completamente ghiacciato dall’uso di ghiaccio secco rabboccato a Bolzano.
Nella fase più delicata, quella del trapianto al Monaldi del cuore donato al piccolo Domenico, in sala operatoria sono mancate una comunicazione «strutturata, tempestiva e inequivocabile” ma, soprattutto, sono mancate una “barriera procedurale di sicurezza” e una “checklist di verifica con ruoli e responsabilità chiaramente definiti». E’ quanto emerge dalla relazione di 295 pagine inviata dalla Regione Campania al ministero della Salute nella quale è contenuta la documentazione fornita dai vertici dell’Azienda ospedaliera. “Dall’analisi emerge che la criticità non sia riconducibile esclusivamente a un disallineamento comunicativo, ma anche al mancato presidio di una barriera procedurale di sicurezza, rappresentata dall’assenza di una checklist finale di verifica formalizzata, con ruoli e responsabilità chiaramente definiti, che subordinasse l’avvio o il completamento della cardiectomia del ricevente alla verifica oggettiva, condivisa e documentata dell’idoneità dell’organo”. Intanto in un esposto Federconsumatori richiama le condizioni di criticità strutturali per i trapianti pediatrici le cui attività furono sospese ma poi riattivate dal Centro nazionale trapianti (Cnt) nel 2019.

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