Tumori neuroendocrini, una nuova opportunità: semaforo verde UE a cabozantinib

L’ok all’impiego del farmaco di Ipsen apre scenari terapeutici innovativi in oncologia, il risultato dello studio Cabinet segna una svolta

La Commissione Europea ha approvato cabozantinib, farmaco sviluppato da Ipsen, per il trattamento degli adulti affetti da tumori neuroendocrini (Net) pancreatici (pNet) ed extra-pancreatici (epNet) non resecabili o metastatici, ben differenziati, in progressione dopo almeno una precedente terapia sistemica non basata su analoghi della somatostatina.

Si tratta di una decisione che cambia il panorama dell’offerta terapeutica per una categoria di pazienti spesso privi di soluzioni efficaci. “Questa approvazione offre un’opzione terapeutica unica, semplice ed efficace in un’area in cui attualmente esistono poche alternative e, in alcuni casi, nessuna”, ha dichiarato Sandra Silvestri, Chief Medical Officer di Ipsen. “Siamo pronti a collaborare con le autorità sanitarie locali per rendere cabozantinib disponibile al maggior numero di pazienti possibile, confermando il nostro impegno di lunga data nel fornire terapie innovative in oncologia”.

L’approvazione dell’UE poggia su dati solidi, emersi dallo studio di Fase III Cabinet, condotto con rigore e reso noto nei mesi scorsi. In particolare, sono stati evidenziati significativi benefici in termini di sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto al placebo: nella coorte pNet, al follow-up mediano di 13,8 mesi, la PFS mediana è stata di 13,8 mesi con cabozantinib, contro 4,4 mesi nel gruppo placebo. Nella coorte epNet, al follow-up mediano di 10,2 mesi, la PFS mediana ha raggiunto 8,4 mesi, contro 3,9 mesi con placebo. Numeri che parlano di un sostanziale rallentamento della progressione della malattia, confermando la rilevanza del farmaco nel trattamento di queste forme tumorali.

A rafforzare il valore della nuova indicazione terapeutica arriva il contributo scientifico di Marianne Pavel, endocrinologa e massima esperta di tumori neuroendocrini presso la Friedrich-Alexander University di Erlangen, Germania. “L’utilizzo sequenziale delle terapie sistemiche rimane complicato nei diversi tipi di tumore neuroendocrino, che possono originare in varie sedi di organo. Le terapie disponibili sono limitate e non tutti i pazienti affetti da Net possono beneficiare di quelle attualmente approvate”, ha spiegato. E ha aggiunto: “I progressi come quelli raggiunti con lo studio di Fase III Cabinet, riconosciuti dall’approvazione di cabozantinib in una vasta gamma di Net, offrono nuove opportunità terapeutiche che possono ritardare la progressione di malattia nei pazienti con Net ben differenziato, indipendentemente dalla sede del tumore neuroendocrino”.

Non si tratta solo di un avanzamento farmacologico, ma di un potenziale salto di qualità per i pazienti e per la società. I tumori neuroendocrini sono una patologia che incide pesantemente sulla vita quotidiana: secondo dati recenti, il 71% dei pazienti riferisce un impatto negativo sulle attività quotidiane, e il 92% ha dovuto modificare il proprio stile di vita per adattarsi alla malattia.

Cabozantinib potrebbe dunque rappresentare non solo una terapia, ma anche uno strumento per restituire ai pazienti tempo, autonomia e prospettiva. E mentre Ipsen si prepara al dialogo con le autorità nazionali per avviare la negoziazione, cresce l’attenzione per l’impatto che questa approvazione potrebbe generare nelle vite di migliaia di pazienti europei. In un ambito clinico dove spesso la ricerca procede con cautela, questo risultato appare come un passo avanti deciso, che accende una nuova speranza.

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