Tramonta il mito dell’abbronzatura selvaggia. Bartoletti (Sime): “Giovani consapevoli che l’eccessiva esposizione ai raggi solari provoca danni: tumori cutanei, rughe e macchie pigmentate”. Ricadute positive del MelanomaDay. Evoluzione della medicina estetica
L’abbronzatura selvaggia non è più un simbolo di bellezza. Dopo decenni in cui la tintarella sembrava un traguardo da raggiungere a ogni costo, oggi l’eleganza tende a coincidere con un incarnato uniforme e protetto. Un cambiamento culturale che arriva dai social, dalle nuove tendenze beauty e, soprattutto, da anni di campagne di prevenzione condotte da dermatologi e medici estetici, vedi il successo del MelanomaDay. Un’evoluzione che gli esperti salutano con favore, perché segna un passo avanti nella consapevolezza dei rischi legati all’esposizione solare senza adeguata protezione.
“È cambiato molto nel modo di considerare la tintarella”, ha spiegato Emanuele Bartoletti, presidente della Società Italiana di Medicina Estetica (Sime), intervenuto a margine del format audiovisivo Fism di cui Adnkronos è media partner. “In passato le mamme, anche la mia, mettevano olio e limone sul viso e sulle spalle dei figli per ‘aiutare’ il sole (ricetta casalinga per rendere la cute ambrata, ndr). Oggi sappiamo bene che un’abbronzatura eccessiva e mal gestita provoca danni che vanno ben oltre rughe e macchie, aprendo la strada ai tumori della pelle. Questa è la realtà”. Secondo il professor Bartoletti, “La crema solare va usata sempre, non solo in spiaggia o in montagna. Anche in città e anche d’inverno, perché il sole c’è comunque e arriva alla pelle, anche se con un’incidenza diversa. Con la protezione ci si abbronza più lentamente, ma si limitano i danni dei raggi solari”. Per decenni la pelle scura è stata sinonimo di vacanza, benessere e status sociale. Oggi la consapevolezza dei rischi legati ai raggi UV – dall’invecchiamento precoce ai tumori cutanei – ha modificato il modo in cui le persone vivono i bagni di sole. È un esempio virtuoso di come prevenzione, informazione e nuove tendenze possano convergere verso un obiettivo comune: proteggere la salute senza rinunciare alla bellezza.
La “moda della pelle sana” non è solo un fenomeno estetico, ma un segno di maturità collettiva, cui contribuisce ogni anno il Melanoma Day. Significa riconoscere che la prevenzione passa anche da scelte quotidiane semplici ma fondamentali, come applicare la protezione solare, evitare le scottature, esporsi gradualmente e con prudenza. Se questa nuova sensibilità continuerà a diffondersi, potrà contribuire in modo significativo a ridurre l’incidenza dei tumori cutanei e a promuovere un rapporto più equilibrato e consapevole con i raggi solari e gli ultravioletti.
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Da fenomeno di nicchia a tendenza diffusa: i canoni di bellezza non puntano più a stravolgere i lineamenti, ma a valorizzare l’identità individuale con risultati armoniosi e invisibili. È il messaggio emerso anche dal congresso della Società Italiana di Medicina Estetica (SIME), celebrato a Roma dal 15 al 17 maggio. Nell’occasione il presidente Emanuele Bartoletti ha confermato, nel corso della conferenza stampa, l’orientamento verso trattamenti che mantengano la naturalezza, migliorano l’integrità della cute e rispettano l’autenticità dei lineamenti. Detto in uno slogan: “less is more”. Meno volume, più rigenerazione. Meno interventi aggressivi, più prevenzione. Meno artifici, più scienza. Un approccio che parte dalla diagnosi e si fonda su basi scientifiche solide, con risultati che devono essere percepiti come naturali e non riconoscibili.
Tra i temi centrali dell’attualità spicca la medicina rigenerativa, allontanamento dall’abuso dei filler a base di acido ialuronico esclusivamente per dare volume. I pazienti chiedono trattamenti che stimolino la pelle a riattivare processi biologici sopiti. Polinucleotidi, esosomi, acido polilattico, PRP e cellule staminali del tessuto adiposo sono oggi i protagonisti di una nuova stagione che punta a migliorare la fisiologia cutanea dall’interno senza esagerare come avveniva fino a un recente passato. Parallelamente, si afferma il trionfo del minimale, i cosiddetti “tweakments”. “L’obiettivo ora è l’invisibilità del trattamento, non certo dei risultati”, ha spiegato Bartoletti. “Le pazienti preferiscono piccole dosi di tossina, skin booster e interventi mirati che mantengano la mobilità del viso e migliorino texture, elasticità e luminosità senza modificare la struttura facciale. Il risultato non deve essere riconosciuto: deve correggere senza cambiare”. Cosmesi e medicina estetica, in qualche modo, vanno a braccetto.
Un capitolo a parte riguarda le conseguenze estetiche dei farmaci anti‑obesità basati sul GLP‑1, fenomeno noto come “Ozempic face”. Uno studio della Vanderbilt University ha evidenziato una perdita media del 7% del volume del terzo medio del viso ogni 10 chili di peso persi, con lassità cutanea e comparsa di rughe in una quota significativa dei pazienti. La popolarità di questi trattamenti sta generando una nuova categoria di persone che richiedono interventi rigenerativi e di ripristino dei volumi.
La tecnologia è un altro pilastro della nuova medicina estetica. Strumenti diagnostici basati sull’intelligenza artificiale permettono di analizzare danni solari, vascolarizzazione e densità del collagene sotto la superficie cutanea, consentendo piani terapeutici sempre più personalizzati e costruiti sulla biologia individuale. Anche il mercato delle neurotossine sta evolvendo, con prodotti a durata variabile da poche settimane fino a sei mesi. “Le neurotossine a durata ultra‑breve sono ideali per i pazienti alla prima esperienza o per chi desidera un trattamento delicato”, spiega lo specialista. Cresce inoltre il ricorso al “treatment stacking”, la combinazione di più terapie stratificate per agire su diversi livelli del tessuto. Micro‑needling a radiofrequenza, ultrasuoni focalizzati, bio‑stimolatori e tecniche rigenerative vengono integrati per ottenere risultati più completi e duraturi, ritardando l’indicazione chirurgica o mantenendo più a lungo gli esiti di un intervento. L’influenza della K‑Beauty continua a crescere, portando in Italia la filosofia della “glass skin”, basata su trattamenti stratificati, prevenzione e mantenimento costante. Una visione che privilegia la cura quotidiana rispetto alle procedure aggressive. Infine, l’estetica maschile è in forte espansione. Il “brotox”, trattamento di tossina botulinica personalizzato per gli uomini, è tra i più richiesti. L’obiettivo è attenuare le rughe della fronte e della glabella senza compromettere l’espressività, con dosaggi calibrati per un risultato naturale.
IL COMMENTO
di Alessandro Malpelo
La medicina estetica (e la cosmesi di pari passo) sono in continua evoluzione. Riflettono un cambiamento culturale profondo della nostra società: la bellezza non più sinonimo di trasformazione, riscopre il valore dell’autenticità. La dermatologia guida le scelte, la prevenzione diventa centrale, la tecnologia affina la diagnosi e la personalizzazione. È un settore in crescita, come si è visto per il beauty. Si stanno via via abbandonando gli eccessi del passato per abbracciare la concezione di una medicina estetica consapevole, rispettosa e sostenibile. Una rivoluzione silenziosa, ma già evidente sui volti delle persone: meno artifici, più identità.




