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Un vaccino anti-infiammatorio potrebbe essere la chiave contro l’alzheimer: speranze per una nuova frontiera di prevenzione e cura

Un nuovo studio giapponese potrebbe rappresentare una speranza nel campo della ricerca contro l’Alzheimer. Un vaccino mirato alle cellule cerebrali infiammate, associate alla malattia, ha dimostrato risultati positivi nei test preliminari su topi.

Un nuovo studio giapponese potrebbe rappresentare una speranza nel campo della ricerca contro l’Alzheimer. Un vaccino mirato alle cellule cerebrali infiammate, associate alla malattia, ha dimostrato risultati positivi nei test preliminari su topi. La ricerca, condotta presso la Juntendo University di Tokyo, ha destato l’interesse della comunità scientifica ed è stata presentata al meeting dell’American Heart Association, suscitando entusiasmo per la prospettiva di poter prevenire o modificare il decorso dell’Alzheimer grazie a questa nuova metodologia.

I ricercatori della Juntendo University hanno già lavorato su altri vaccini, incluso uno che ha come bersaglio le cellule senescenti che esprimono la glicoproteina associata alla senescenza (Sagp), con l’obiettivo di combattere le malattie legate all’invecchiamento. Questo nuovo studio ha ampliato l’indagine concentrandosi sulle Sagp, che sono state scoperte essere fortemente presenti nelle cellule gliali delle persone affette da Alzheimer.

L’esperimento è stato condotto utilizzando un modello murino che riproduce la malattia di Alzheimer indotta dall’amiloide-beta, imitando così il cervello umano. I topi sono stati trattati con un vaccino di controllo o con il vaccino Sagp a due e quattro mesi di età. L’ansia è stata uno dei parametri analizzati, poiché la mancanza di ansia nelle fasi avanzate dell’Alzheimer è caratteristica delle persone affette dalla malattia. I topi che hanno ricevuto il vaccino Sagp hanno manifestato meno ansia, mostrando un maggiore grado di consapevolezza dell’ambiente circostante e una minore cautela. Questi risultati suggeriscono che il vaccino potrebbe aver rallentato la progressione della malattia.

Ulteriori analisi hanno evidenziato che il vaccino Sagp ha ridotto significativamente i depositi di amiloide nel tessuto cerebrale nella regione della corteccia cerebrale, responsabile dell’elaborazione del linguaggio, dell’attenzione e della risoluzione dei problemi. Inoltre, è stata rilevata una riduzione delle dimensioni delle cellule astrocitarie, un tipo di cellula gliale coinvolta nella risposta infiammatoria nel cervello. Ciò suggerisce che il vaccino ha avuto un effetto positivo sulle cellule cerebrali infiammate, contribuendo a rallentare il processo neurodegenerativo.

Il dottor Chieh-Lun Hsiao, borsista post-dottorato nel Dipartimento di Biologia e Medicina Cardiovascolare della Juntendo University, ha dichiarato che i risultati indicano un possibile modo per prevenire o modificare la malattia e che la sfida futura sarà testare il vaccino su esseri umani. Se il vaccino Sagp dimostrerà di essere efficace anche negli esseri umani, rappresenterebbe un importante passo avanti nella lotta contro l’Alzheimer, offrendo la prospettiva di ritardare la progressione della malattia o persino prevenirne l’insorgenza.

La ricerca su questa nuova metodologia rappresenta un’importante svolta nello studio dell’Alzheimer e offre una promettente prospettiva per il futuro. Tuttavia, occorrono ulteriori ricerche e test per confermare l’efficacia e la sicurezza del vaccino Sagp, ma le potenzialità che si celano dietro questa scoperta rappresentano una ragione di speranza per tutti coloro che sono affetti da questa malattia neurodegenerativa e per la comunità scientifica impegnata nella sua ricerca.

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