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Veneto: minacce ad una giovane dottoressa di famiglia

Noemi Lopes: «Inaccettabile che la violenza diventi il linguaggio del disagio
 
«A nome mio e a nome dell’intera Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale sento di esprimere piena solidarietà alla collega vittima di gravi minacce da parte di un paziente per il solo fatto che su una ricetta – redatta peraltro da un altro medico – era presente un errore formale». Lo dice la dottoressa Noemi Lopes, vicesegretario nazionale Fimmg, commentando l’episodio avvenuto in Veneto ai danni di una giovane dottoressa di famiglia. Un episodio durante il quale il paziente avrebbe pronunciato frasi di estrema violenza, arrivando a dire: “La prossima volta sono a casa tua, guardati attorno”.
«Siamo di fronte a un episodio gravissimo – prosegue Noemi Lopes, – che non può essere liquidato come un gesto impulsivo. È l’ennesima dimostrazione di quanto la violenza, anche verbale, stia diventando un linguaggio ricorrente nel rapporto medico-paziente, soprattutto nei confronti delle giovani dottoresse, spesso bersaglio di insulti e intimidazioni per il solo fatto di essere donne e professioniste. Nessun errore, e tanto meno un errore non commesso, può giustificare la paura di chi dedica la vita alla cura degli altri».
In Italia, nel solo ultimo anno, si sono registrate oltre 26 mila aggressioni al personale sanitario, un dato allarmante che fotografa un fenomeno ormai strutturale e non più episodico. «Dietro questi numeri – prosegue Lopes – c’è un clima che logora la fiducia reciproca e mina la serenità di chi lavora in prima linea. La medicina di famiglia vive ogni giorno situazioni di tensione crescente, tra burocrazia, carichi assistenziali e una domanda sociale sempre più esasperata. Il Governo ha fatto molto in questi ultimi anni ma non basta, servono maggiori tutele e serve soprattutto un cambiamento culturale. Occorre che la società nel suo insieme condanni con fermezza ogni forma di violenza contro i medici».
La Fimmg sottolinea inoltre come episodi del genere rischino di rendere la professione sempre meno attrattiva per le nuove generazioni. “Non possiamo stupirci – conclude Lopes – se i giovani medici guardano con crescente disincanto alla medicina di famiglia. Quando la cura diventa un terreno di paura, e la dedizione viene ripagata con minacce, non è solo il singolo professionista a pagare il prezzo, ma l’intero sistema sanitario. Serve una presa di posizione netta per difendere i medici, perché difenderli significa difendere la salute di tutti”.

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