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Plasma, cresce la donazione in aferesi. Ma l’autosufficienza è ancora lontana

La domanda di farmaci plasmaderivati continua a salire, il Centro Nazionale Sangue avvia uno studio sull’impiego appropriato delle immunoglobuline



La disponibilità di plasma rappresenta un tassello strategico per la tenuta dei sistemi sanitari moderni. Dai farmaci plasmaderivati dipendono terapie salvavita per patologie genetiche, oncologiche, neurologiche ed ematologiche, e la capacità di un Paese di garantirne la produzione interna è sempre più legata alla sicurezza sanitaria e alla sostenibilità economica. In questo scenario, la raccolta di plasma diventa un indicatore cruciale, non solo dell’efficienza organizzativa, ma anche della partecipazione civica e della cultura della donazione. L’anno scorso l’Italia ha segnato un nuovo record: 919,7 tonnellate di plasma raccolte, oltre 11 tonnellate in più rispetto al 2024. I dati, elaborati dal Centro Nazionale Sangue, confermano un trend positivo che prosegue da due anni. «Il sistema italiano dimostra di poter andare oltre gli obiettivi programmati e supera per il secondo anno consecutivo la soglia delle 900 tonnellate grazie a milioni di donatori volontari e non remunerati, all’impegno delle associazioni e dei centri di raccolta del Servizio sanitario nazionale», commenta la professoressa Luciana Teofili, direttore generale del Centro Nazionale Sangue.

Nonostante i numeri incoraggianti, siamo ancora lontani dal traguardo dell’autosufficienza. «Malgrado questi risultati, l’autosufficienza in materia di plasma resta un obiettivo complesso», osserva Teofili. La raccolta di globuli rossi è stabile, ma il fabbisogno di farmaci plasmaderivati continua a crescere, soprattutto quello delle immunoglobuline, aumentato del 57% negli ultimi dieci anni. La domanda riguarda sia malattie genetiche sia condizioni che insorgono nel corso della vita, come alcune patologie oncologiche, neurologiche ed ematologiche.

L’incremento della raccolta è dovuto principalmente alla donazione in aferesi, cresciuta del 6,4% rispetto all’anno precedente. Questa procedura, che consente di prelevare solo il plasma restituendo al donatore globuli rossi e piastrine, permette un recupero più rapido e una frequenza di donazione maggiore, fino a una volta ogni 15 giorni. Grazie a questo incremento, nel 2025 sono stati conferiti all’industria 15,6 chili di plasma per mille abitanti, un passo avanti verso l’obiettivo dei 18 chili per mille abitanti, considerato il primo traguardo per raggiungere l’indipendenza strategica nella produzione di plasmaderivati.

Sul fronte dell’autosufficienza, l’Italia copre circa il 60% della domanda di immunoglobuline e oltre il 75% di quella di albumina. La quota mancante deve essere acquistata sul mercato internazionale, con costi significativi per il Servizio sanitario nazionale. Per questo il Centro Nazionale Sangue, oltre a lavorare con AVIS, FIDAS, FRATRES e Croce Rossa Italiana per incrementare la raccolta, ha avviato uno studio per valutare l’appropriatezza clinica dell’uso delle immunoglobuline negli ospedali. Il progetto, finanziato dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute, coinvolge nove Regioni, AGENAS, AIFA, l’Istituto Superiore di Sanità e l’Università di Milano-Bicocca. «Il nostro obiettivo strategico è l’autosufficienza anche nella raccolta di plasma», sottolinea Teofili. «Dobbiamo convincere sempre più persone a donare regolarmente e in aferesi, ma allo stesso tempo garantire il corretto utilizzo delle immunoglobuline. Lo studio che abbiamo avviato, il primo del genere in Europa, ci fornirà strumenti fondamentali per monitorare l’appropriatezza di questi farmaci».

Da parte sua il ministro Orazio Schillaci ha richiamato l’importanza del sistema sangue italiano: «Gli ottimi risultati della raccolta di plasma ci ricordano la generosità e la solidarietà degli italiani, che con questa donazione salvano la vita ogni giorno a migliaia di pazienti, e il grande lavoro svolto da tutti gli attori del sistema. Tuttavia, la domanda di farmaci plasmaderivati continua a crescere e sarà necessario avvicinare sempre più persone, specialmente i giovani, alla donazione. L’efficienza del nostro sistema, basato sulla donazione volontaria e non remunerata, è un modello per l’Europa e va custodito e supportato». Dunque il record del 2025 conferma la solidità del sistema italiano, ma evidenzia anche la necessità di un impegno costante: aumentare la raccolta, promuovere la donazione in aferesi, garantire l’uso appropriato dei farmaci e coinvolgere nuove generazioni di donatori. Solo così sarà possibile rispondere a una domanda in continua crescita e assicurare ai pazienti italiani l’accesso ai plasmaderivati essenziali per la loro cura.

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